Schiavi delle banche
21 May 2010

Sabato 29 maggio alle ore 17,30

presentazione del libro

"Schiavi delle banche"

di Maurizio Blondet






Interverranno

Maurizio Blondet
Avv. Luigi Bellazzi
Dr. Giuseppe Righetti


Vi aspettiamo numerosi presso il Centro Culturale L'Officina. (Clicca sul link per visualizzare la mappa)



Oratorio per Fiume
09 Apr 2010

Sabato 24 aprile alle ore 17,30


Oratorio per Fiume


autore e voce:

Umberto Fabi


__________________________________________________________


Inaugurazione della mostra storica:


D’Annunzio a Fiume. L’impresa il sogno e le idee”

con esposizione di documenti e cimeli originali


a cura di Giovanni Perez e Carmelo Ferlito e Nicola Bosi


Presso il Centro Culturale “L’Officina”

Vicolo Cieco Parigino 8 - Verona


Sarà possibile effettuare delle visite guidate alla mostra contattando il seguente indirizzo e-mail: adimaro.moretti@hotmail.it



Con il patrocinio della Fondazione del Vittoriale degli Italiani






Dare un’anima al federalismo
07 Apr 2010


La Lega non può accontentarsi del federalismo fiscale. Questa legge è sicuramente un passo avanti, ma è pur sempre un passo. Bossi, realisticamente, sapendo che la politica del tutto e subito porta spesso al niente e mai, ha preferito incassare un acconto su quella che invece dovrà essere una riforma complessiva dell’architettura dello stato. Dicono che ci vorranno quasi dieci anni perché il federalismo fiscale vada a regime. E nel frattempo? Dovremmo rassegnarci all’idea che il federalismo, quello intero, se mai si realizzerà, lo potranno vedere solo i nostri figli o i nostri nipoti?

Questa prospettiva è inaccettabile per chi sente l’urgenza di riformare lo stato nel senso di una reale autonomia delle regioni, che sono, tra le istituzioni, quelle che rispondono meglio al requisito di fungere da modulo-base del federalismo. E’ impensabile starsene con le mani in mano quando a tutti i livelli è sentita la necessità di svecchiare le istituzioni. Che cosa fare allora? Lasciamo che i leader politici aprano un’altra sessione parlamentare di riforme? Questo rito si ripete ad ogni legislatura. Chiacchiere o, se qualcosa viene prodotto, come avvenne con la “devolution”, c’è sempre un referendum che cancella tutto.

Qualcosa però possiamo farla anche noi, uomini liberi e di volontà – perché senza la volontà la libertà poi finisce- se siamo convinti che sia possibile rinnovare e dare nuovo impulso all’Italia.

I grandi cambiamenti politici sono sempre preceduti da un movimento di pensiero. Ciò accadde per la rivoluzione francese, che fu frutto dell’illuminismo. Lo stesso fu per il “risorgimento” prodotto del romanticismo, e non ci sarebbe stato il comunismo se non ci fosse stata la rivoluzione culturale marxista o il fascismo se non fosse stato preceduto dall’idealismo e dal futurismo. Indubbiamente alla Lega va il merito di aver sollevato la questione federalista, dando corpo alle esigenze di autonomia di un’importante fetta della società italiana. Tuttavia se dopo vent’anni poco è stato realizzato, qualche motivo ci sarà. E’ vero che il federalismo è avversato da un consistente agglomerato di interessi che mirano a mantenere, attraverso lo status quo, i loro privilegi parassitari, però è mancata, a supporto della riforma federale, quell’azione culturale propedeutica che precede sempre i grandi cambiamenti.

Lo stato unitario che si vuole riformare è il risultato di un processo definito col termine encomiastico di “risorgimento”. E’ là che sono da ricercare i presupposti dei problemi che viviamo oggi e che non sono risolvibili se non si va alla radice. La questione meridionale, il centralismo, l’inefficienza della burocrazia, l’evasione fiscale, le mafie sono le conseguenze degli errori commessi quando l’Italia venne unificata. Solo attraverso un grande movimento culturale di revisione della storia che del “risorgimento” offra una lettura oggettiva ed individui gli errori che sono stati fatti sarà possibile supportare e giustificare la riforma federale.

Alcuni studiosi lo hanno fatto. Dal loro lavoro emerge che quello che a scuola è stato venduto ad intere generazioni come un progetto condiviso è stato in realtà un’operazione espansionistica del Piemonte e della sua casa regnante, i Savoia. E’ vero che l’unificazione era una necessità storica, ma non che dovesse essere perseguita con guerre di conquista e senza il consenso degli italiani. Cattaneo e Gioberti avevano indicato la via federale. Un percorso magari più lungo, ma che ci avrebbe risparmiato molti problemi. Questo, in estrema sintesi, quello che emerge della revisione storica del “risorgimento”. Ma non basta che se ne parli sui libri o nei convegni. La consapevolezza degli errori che sono alla radice dei problemi dello stato unitario che vogliamo riformare deve diventare l’anima di un grande movimento di pensiero che giustifichi e nobiliti la battaglia per il federalismo. Solo tornando indietro a quello che accadde 150 anni fa, comprendendo gli errori e i torti che vennero commessi, si potranno capire appieno le ragioni dello stare insieme oggi.



Paolo Danieli



Australia
01 Mar 2010

 

Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’inglese, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società imparatene la lingua! La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese d’accoglienza, perché Dio fa parte della nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre e di vivere in armonia e pacificamente con noi. Questo è il nostro paese; la nostra terra il nostro stile di vita. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: il diritto ad andarvene. Se non siete felici qui, allora partite. Non voi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che vi ha accettati.”

Queste parole non sono quelle di un pericoloso razzista ma quelle di John Howard, primo ministro dell’ Australia, uno stato civilissimo, riconosciuto da tutti come una democrazia consolidata, fondata sui principi di libertà e del rispetto dei diritti umani. Con questo discorsetto il capo del governo australiano ha precisato come il suo paese intende l’accoglienza ed il rapporto con gli immigrati. Le sue sono parole semplici e ben chiare che toccano senza troppi peli sulla lingua quelli che sono i problemi chiave dell’immigrazione e dell’integrazione. Il suo discorso inizia con una frase che sintetizza tutto il ragionamento: prendere o lasciare. Della serie: o si accetta o si va via. Non c’è spazio per mediazioni di sorta. A cominciare dalla lingua, che è il primo strumento di integrazione. Prendere o lasciare. Chi viene da noi avrà la nostra accoglienza e parteciperà alla nostra società, che si suppone migliore per il semplice fatto che è stata scelta liberamente. Però dovrà accettare la nostra cultura, le nostre regole ed il nostro stile di vita. Se no, fuori dalle balle. Se non è parlar chiaro questo…

L’altro passaggio chiave del discorso di John Howard è quello dove afferma che “la nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne…” Il primo ministro australiano esprime un principio fondante della cultura europea (di cui il suo paese è figlio per evidenti motivi storici, etnici e culturali) e cioè che ciascun governante, ma anche ciascun cittadino, deve rispondere delle proprie azioni non solo ai suoi contemporanei, ma anche alle generazioni che lo hanno preceduto ed a quelle che lo seguiranno. Ai padri ed a coloro che con il loro lavoro, ingegno, sacrificio gli hanno permesso di essere quello che è. Ed ai figli che sono la prosecuzione di noi stessi come noi siamo quella dei nostri avi, che ci giudicheranno.

Rispettare e far rispettare la cultura di un popolo significa perciò adempiere ad un preciso imperativo etico che discende dalla consapevolezza di non essere atomi fluttuanti nel cosmo, ma anelli di una catena che si snoda nel tempo.

Sono principi sani, veri, quasi ovvi, quelli espressi dal primo ministro australiano. E la sua posizione sull’immigrazione è improntata al buonsenso. E pensare che l’Australia è un’isola, ben lontana da altri paesi e praticamente irraggiungibile per i disperati che arrivano in Italia per mare e per terra. E che molto spesso in Italia chi la pensa così viene tacciato di razzismo.

Paolo Danieli




PIGS
19 Feb 2010

PIGS


 

 

E’ una vergogna. Repubblica, seguendo l’esempio dell’Economist, per parlare dei paesi dell’Europa meridionale usa l’espressione PIGS, che vuol dire sì Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, ma vuol anche dire Maiali.


Mi sembra che l’espressione sia piuttosto offensiva e che un giornale serio non dovrebbe usare. Purtroppo da anni l’Economist, che quando parla di altri temi e altri argomenti, dimostra serietà, sobrietà e competenza, è intento a condurre una campgna anti-italiana. Le copertine del periodico inglese da anni riflettono una virulenta campagna anti-italiana che ha portato l’Economist, in numerosi articoli, a trovare tutte le scuse possibili per criticare l’Italia, gli italiani, e i governi Berlusconi. Dimenticando che la nostra economia ha superato quella inglese, che gli italiani sono per ora ancora liberi di votare per chi vogliono, e che Berlusconi da anni fa il Presidente del Consiglio perchè gode del favore di più della metà degli italiani.


Peggio, l’Economist, dandoci dei maiali (PIGS) ci presenta, assieme a Grecia, Spagna ae Portogallo, come il ventre molle della zona Euro. A meno che l’Economist abbia dati segreti e che ne sappia non solo più di me, ma anche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario, cosa di cui dubito, l’Economist spaccia ai suoi lettori un falso clamoroso: il tasso di disoccupazione italiano è più basso di quello registrato in Spagna, dove la disoccupazione a livello giovanile è del 44 percento. Sempre a differenza della Spagna i prezzi degli immobili italiani non sono stati gonfiati artificialmente per anni ed in Italia oggi non c’ è una bolla speculativa a livello immobiliare che possa scoppiare azzerando gli investimenti fatti da tanti risparmiatori. Il debito pubblico italiano e il deficit sono di gran lunga inferiori a quello greco. Per cui uno si chiede? Perchè dire, contrariamente a quello che dicono i dati, che l’Italia ha gli stessi problemi delle altre democrazie dell’Europa del Sud?


Ultima osservazione: che all’Economist sembri appropriato darci dei maiali è sintomatico dell’imbarbarimento dei costumi, ma che ai giornalisti di Repubblica  sembri appropriato riprendere una espressione che offende anche loro è sintomatico dello scadimento della stampa italiana.



Dr. Riccardo Pelizzo, Ph.D.




Content Management Powered by CuteNews
Dove e quanto trovarci
08 Oct 2009

L'Officina sarà aperta nei giorni: Giovedì - Venerdì - Sabato dalle ore 15 alle ore 19.

Siamo in Vic. Cieco parigino 8, Verona.

Vi aspettiamo!





ansa.it » top news

Trichet, da Bce stabilita' prezzi

Ora spetta ai governi nazionali aumentare la competitivita'

Afghanistan: consiglio pace con talebani

Karzai annuncia creazione organismo, passo significativo

Grecia: atterraggio emergenza a Kos

Esplode motore Boeing 737 slovacco in volo da Verona,tutti salvi

Sara: si cerca un possibile testimone

Un ragazzo che potrebbe aver visto la 15enne vicino casa

Terremoti: scossa 6.1 alle Isole Tonga

Escluso allarme tsunami, non ci sono danni o vittime

Lavoro: esercito di 640.000 abusivi

Confartigianato, 'nero' vale 17% pil e abita soprattutto al Sud

Premier: documento senza processo breve

Chi rimane in Pdl conserva amicizia, anche in liste elettorali

Tremonti, nessuna manovra in autunno

Opposizione faccia proposte per il Dpef, noi ascolteremo

Pedaggi: stop aumenti in tutta Italia

Tar Lazio accolglie richiesta Movimento difesa cittadino

Mo:Lega araba, negoziati siano seri

Bisogna chiudere fase di tensione ed esitazione
Home - Eventi e Appuntamenti - Multimedia - Libreria - Link - Contattaci