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Aeroporto: la denuncia dell’Api

Lettera Politica N. 173

Perché il Comune capoluogo, la Provincia ed i comuni su cui insiste assistono silenziosi all’agonia dell’Aeroporto di Verona?
Perché la vicenda di un’infrastruttura vitale per il territorio rimane avvolta nel silenzio dei media che di tutto si occupano, soprattutto dei monopattini, tranne che del nostro Aeroporto che, consegnato sciaguratamente nelle mani di Venezia (Save) nel 2014, sta morendo?
La congiura del silenzio non è stata rotta neanche adesso che Renato Della Bella, presidente dell’Api (Associazione Piccola Industria), nella sua relazione all’assemblea provinciale ha denunciato l’incredibile situazione dell’Aeroporto. Eppure l’Api non è la bocciofila di Camacici. E’ un’associazione di ben 800 aziende veronesi. E se per bocca del suo presidente, riconfermato dopo la relazione in cui ha sollevato il problema, prende una pozione chiara sull’Aeroporto, è quantomeno un dovere di cronaca trattare il tema con rilievo adeguato. E invece niente. Silenzio.
Eppure Della Bella ha fatto sapere che c’è un fondo australiano disposto ad entrare nella società di gestione con diverse centinaia di milioni di euro e con un piano industriale di tutto rispetto che lo rilancerebbe. Una notizia interessante che varrebbe la pena di portare a conoscenza dei veronesi. E invece niente: silenzio.
Come interpretare questo silenzio? “Chi tace acconsente” recita l’antico adagio. Ma come si può acconsentire al declino di un’infrastruttura vitale e strategica per l’economia di Verona e del suo territorio?
I veronesi, sia i semplici cittadini che sono costretti ad andare a prendere l’aereo a Bergamo o a Venezia, sia le aziende che vedono nell’affossamento dell’Aeroporto venire meno un’altra opportunità di sviluppo, devono riappropriarsi del loro Aeroporto. Con la presa di posizione dell’Api, che segue quella della Fondazione Cariverona, qualcosa si è mosso. Ora le istituzioni facciano la loro parte.

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