Aeroporto: un’occasione da non perdere


Lettera Numero: 150

Punto di forza di Verona è l’ubicazione. Posta al centro di un crocevia fra la direttrice nord-sud e quella est-ovest, ai piedi delle Alpi, con una larga porzione bagnata dal lago e relativamente vicina al mare, nei secoli ha avuto un particolare ruolo strategico e commerciale ulteriormente valorizzato dal turismo, con l’Arena, Giulietta e Romeo, la Fiera, il Garda.
Per Verona le infrastrutture sono vitali. Fra queste l’aeroporto, nato come “dependance” di quello militare di Villafranca di cui i mutati assetti internazionali hanno ridotto l’importanza a beneficio dello sviluppo dello scalo civile. Poi delle cattive gestioni lo stavano mandando in malora.
Ecco allora la genialata della dirigenza: far entrare in società col 40,82% e un bel po’ di soldi la Save, che gestisce l’aeroporto di Venezia. Scelta che di fatto  ha  consegnato il Catullo alla concorrenza. Risultato: l’aeroporto di Verona ha perso sempre più importanza ed è diventato uno scalo di “serie C”. D’altra parte che cosa si aspettavano? Che Venezia lavorasse per Verona?

Eppure l’Aerogest, la società che gestisce il Catullo col 47,02% è composta dal Comune di Verona (9,98%), dalla Provincia di Verona (20,71%), dalla Camera di commercio di Verona (39,05%) oltre che dalle province di Trento (30,27%), di Bolzano (3,6%), di Brescia (2,1%), dalla Fondazione Cariverona ( 2,8%) e per un 3,6% da altri enti. Che cosa pensano di fare le istituzioni veronesi per rimediare al clamoroso errore di averlo dato in mano alla concorrenza?
Fortunatamente, per una serie di circostanze, il ventilato aumento di capitale di 20 milioni che avrebbe consegnato nelle mani di Venezia anche il controllo societario non è stato fatto. La giustificazione era sempre quella: siamo presi per il collo, abbiamo bisogno di soldi e gli unici che ce li possono dare sono i veneziani.

Ma questa scusa non regge più: un fondo australiano, il First State Found, appartenente alla Commonwealth Bank of Australia che ha partecipazioni negli scali australiani di Adelaide e Brisbane, è disposto ad entrare in società con 532 milioni di euro ed un piano industriale di tutto rispetto. A quel punto la dipendenza da Venezia cesserebbe e Verona potrebbe tornare a “volare” in tutti i sensi, dato che l’aeroporto è una delle più importanti infrastrutture strategiche per tutto il suo territorio. Un’occasione da non perdere.

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