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Africa: da problema a opportunità

Lettera Politica N. 704

Il Centro Studi di Confindustria nell’analizzare la situazione italiana con particolare riguardo alla crescita ha indicato l’Africa come sbocco naturale della nostra economia. Se volgiamo crescere, dicono gli industriali, dobbiamo puntare lì, dove già il nostro paese, nonostante tutto, è quello che investe di più dopo Cina ed Emirati Arabi. Nonostante tutto, perché noi non abbiamo avuto l’impero coloniale di Inghilterra, Francia, Belgio e Olanda né abbiamo potuto goderne dei benefici anche postumi, vedi Commonwealth.
Effettivamente quello che dicono i cervelli confindustriali è vero, anche se non sono certo i primi a dirlo e, soprattutto, non pongono il problema principale: come tutelare gli investimenti italiani -ma il discorso andrebbe allargato a livello internazionale- se gli assetti statuali del continente nero rimangono quelli attuali, dato che in molti paesi il potere è gestito da bande di delinquenti auto-proclamatisi politici?
Lo sosteniamo da molti anni: è l’Africa la chiave per risolvere tutti i nostri problemi a cominciare da quello più grave che è l’immigrazione. E’ l’Africa lo sbocco naturale dell’Europa, come l’America latina lo è per gli Stati Uniti. Con un problema però. La decolonizzazione seguita alla 2^ guerra mondiale ha devastato l’Africa consegnandola nelle mani delle multinazionali che hanno pianificato il puro e semplice saccheggio delle risorse, attuando la monocoltura, provocando desertificazione, povertà, fame a differenza delle potenze coloniali, che sfruttavano sì le sue risorse ma nel contempo garantivano certi equilibri ambientali e i bisogni essenziali.
Dicono bene i confindustriali, ma pensare di risolvere il problema a spot, basandosi solo sull’iniziativa dei privati, senza un ripensamento degli assetti politici del continente significa lasciare tutto com’è.
C’è solo una strada per salvare in un sol colpo Europa e Africa. Organizzare un piano internazionale, magari sotto l’egida dell’Onu, per risolvere alla radice il problema principale che è quello della palese incapacità di gran parte di quegli stati di autogovernarsi e di garantire diritti umani e bisogni essenziali. A parte qualche eccezione gli stati africani sono un disastro, altrimenti non ci sarebbero milioni di africani che scappano, non dalla guerra ma dalla povertà.
I paesi europei, Russia compresa, ma anche gli Usa, la Cina, il Giappone, l’Australia devono assumersi l’onere di “adottare”, come se fossero delle province d’oltremare, uno o più paesi africani garantendo alimentazione, salute, istruzione, ordine e diritti umani in cambio dello sfruttamento controllato delle loro risorse sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Solo così si potrà porre fine all’immigrazione. Solo così si potrà dare un futuro a quelle popolazioni. Solo così si potranno offrire alla nostra economia degli sbocchi e dei posti di lavoro ai nostri giovani.

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3 Comments

  1. Beppe Giuliano
    Beppe Giuliano Dicembre 15, 2017

    Hai perfettamente ragione. Abbiamo due strade: iniziare ad affondare le barche dei migranti economici e continuare ad urlare all’invasione straniera; oppure, prendiamo il coraggio a due mani ed iniziamo a lavorare seriamente nel nostro giardino di casa. La prima soluzione, per quanto le follie di Letta, Renzi, Boldrini & C. l’abbiano fatta anelare a molti Italiani, ci fa orrore e va contro alla nostra dignità. La seconda richiede “cojones”. E’ qui che dobbiamo dimostrare che siam Popolo – come dice Mameli – che teniamo le palle per dire «signor nò!».
    Signor nò ai governi “amici” quando distruggono anni di lavoro (Sarkozy-Libia; Trump-Gerusalemme e avanti…); signor nò quando ci impediscono una solida politica estera indipendente (Mattei e le sette sorelle del petrolio…); signor nò quando altri Paesi “amici” rifiutano di condividere i migranti, ma ci chiedono quattrini per il loro sviluppo economico (Ungheria ed altre simpatiche canaglie dell’est…); signor nò quando altri Paesi amici impongono sanzioni economiche e noi ne subiamo i danni economici col nostro sistema produttivo che fallisce…
    Abbiamo le competenze tecniche, la capacità innovativa per risolvere i problemi dell’Africa. Siamo leader nelle energie da fonti rinnovabili. Strappiamo da un mezzo campetto sfigato le migliori produzioni ortofrutticole al mondo. Ci piace lavorare. Una battuta: due contadini veneti lasciati soli in una radura sono capaci di trasformarla in una realtà produttiva efficiente e vincente. Siamo leader nella robotica e nello sviluppo dal basso. Il nostro modello è fatto di botteghe e piccole fabbriche. L’abbiamo già fatto. Possiamo farlo ancora. Non stiamo neppure troppo sulle scatole agli Africani avendone fatte molto meno di Belgi, Francesi, Tedeschi e Inglesi.
    Quindi, senza parlare troppo a Bruxelles, Washington, Parigi – tutti posti molto belli, adattissimi ai cocktail-party – iniziamo a farlo. Da soli. Con chi ci sta. Con Putin. Coi Cinesi. Extra budget, fuori dal bilancio imposto dall’Unione europea. Noi ci muoviamo. Le salmerie seguiranno. E se i burocrati di Bruxelles per una volta se ne staranno a casa, meglio.
    Ora c’è un problema….piccolo, ma c’è. Per questo abbiamo bisogno di un governo con le palle. Zio Silvio che ha perso il posto per la Libia (e le ragazzine…) avrà la forza di dire sigor nò?

  2. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Dicembre 15, 2017

    Condivido tutto, parola per parola, quello che ha scritto nel commento Beppe Giuliano! D’altra parte non è la prima volta che ci troviamo d’accordo, su questo come su altri temi. Ma è soprattutto sulla visione che concordiamo. Una visione che non si limiti al solito palmo dal naso, ma che sia uno sforzo di guardare oltre, di inventare, di sparigliare le carte immigrati sì-immigrati no. Questa posizione politica va sostenuta e diffusa perché sono certo che possa essere lo strumento per raccogliere consenso anche presso chi non si assocerebbe mai a noi in una battaglia politica. Bisogna avere menti libere e capacità di sognare per fare la Politica con la maiuscola! Nessuno, neanche la Chiesa che ha a cuore i poveri e gli africani, ha il coraggio di indicare la soluzione da noi proposta. Il conformismo rende impercorribili certe strade per il solo timore di essere tacciati col nome di colonialisti. Qui però non si tratta di restaurare imperi coloniali morti e sepolti! Si tratta di ripensare e riorganizzare l’azione che l’Europa e i paesi più progrediti possono fare in favore dell’Africa e delle sue popolazioni. Però bisogna essere onesti: nessuno fa niente per niente! E allora facciamo che in cambio della soluzione dei problemi del continente nero se ne possa trarre vantaggio attraverso lo sfruttamento controllato delle sue risorse e la creazione di posti di lavoro!

  3. fabio
    fabio Dicembre 15, 2017

    Caro Paolo, sono oramai anni che, nel “nostro piccolo”, siamo giunti a questa conclusione, purtroppo chi dovrebbe avere una visione a lungo termine, almeno sino ad ora, non ha dimostrato di averla. Stiamo pagando la mancanza di lungimiranza dei nostri politici, lungimiranza la cui portata massima coincide con la scadenza del loro mandato…ovviamente è un orizzonte temporale troppo breve per poter avere politiche che siano utili nel lungo periodo. Speriamo in una inversione di tendenza per poter offrire ai nostri figli una possibile via di uscita dalla attuale situazione.

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