Autostrade: la terza via


Lettera Numero: 738

Fra privatizzazione e nazionalizzazione c’è una terza via.
Il disastro di Genova ha fatto emergere un problema: quello delle concessioni della rete autostradale italiana che dal 1992 è stata svenduta ad alcuni imprenditori che ne hanno tratto enormi ricchezze, dato che i pedaggi fruttano 6 miliardi di euro l’anno, di cui allo stato vanno poco più di 800 milioni. Davvero un bel business. Che cosa c’è di meglio che star lì con la borsa aperta ed aspettare che vi cadano miliardi di euro? Per la verità ci sono anche delle spese: manutenzione e personale. Ma ogni anno più di un miliardo di euro arriva nelle casse di Gavio, Benetton e company. Lasciamo ad ingegneri ed esperti parlare delle manutenzioni, delle costruzioni, dei controlli, dei materiali.
Ragioniamo sugli assetti delle autostrade che, come l’acqua, l’energia, la salute, l’istruzione, la difesa e la sicurezza sono strategiche per il paese. Logica vorrebbe che tutto ciò che è essenziale per la vita degli italiani fosse in mano pubblica. Seguendo questo ragionamento va da sé la richiesta di nazionalizzazione della rete autostradale.
Ma qui emerge un problema. Lo stato non ha dato buona prova di sé nella gestione di ciò che è suo. Inefficienze, sprechi e ruberie caratterizzano tutto ciò che è statale. Ma non è comunque una buona ragione per lasciare le autostrade ai privati. C’è una terza via: lasciarle in mano pubblica, ma non allo stato, bensì agli enti locali, comuni, regioni e province. C’è in tal senso un esempio virtuoso, quello della A4, l’autostrada Brescia-Padova, la più importante e trafficata d’Italia, che per decenni è stata gestita da una società formata dagli enti locali attraversati dall’arteria. La sua gestione è stata eccellente e i guadagni anziché finire nelle tasche di Benetton sono serviti a costruite numerose opere pubbliche sul territorio. Questa è la formula per far tornare in possesso dei cittadini la rete autostradale.

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4 Commenti

  1. Giampaolo Elampini dice:

    Attualmente la A4 è governata da Abertis, la holding spagnola delle autostrade, dopo aver acquisito nel 2016 la quota di Intesa San Paolo e Astaldi. Naturalmente, con un advisor come Mediobanca, il prezzo sarà stato SICURAMENTE CONGRUO. Non è che quando era pubblica le cose andassero meglio (vedi debiti milionari e fallimento di Serenissima Costruzioni). Inoltre le autostrade sono sempre state casseforti per la politica per imboscare gli amici (non faccio riferimenti in quanto ben lo sapete), ed in via residuale per i poveracci che le avevano vicino e che ne subiscono l’inquinamento. Io sono dell’opinione che le autostrade diventino aziende speciali e che i sovraprofitti vengano investiti non in altre strade, ma nella realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie alla gestione delle future auto elettriche e su cui per ora nessun privato ha interesse ad investire considerando l’esiguo numero degli utenti.

    agosto 23, 2018
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  2. maurizio manfredi dice:

    Caro Paolo, l’idea di mettere le autostrade in mano agli Enti Locali potrebbe essere anche buona. Faccio, però, una cosiderazione: Capisco che questa cosa possa funzionare benissimo in quelle zone dell’Italia abituate a lavorare bene, alacremente e per trarre profitto, appunto, dal lavoro. Dove, già, altri settori come Sanità,Scuola ( abbastanza ), strade e infrastrutture varie sono al passo con altri Paesi Europei ma, in quella parte del nostro Paese dove già vediamo disorganizzazione, assenteismo a gogò, pressapochismo, forte corruzione, iniltrazioni malavitose di tutti i generi, pressapochismo, debiti spropositati e chi più ne ha ne metta…come la mettiamo? Come andrebbe a finire? Vogliamo pensare che potremmo avere una rete autostradale di serie A e una di serie B? Non che la statalizzizazione risolverebbe tutti i problemi…visto che già in alcune parti d’Italia esistono e non vengono risolti ( anche se di genere diverso ) ma, credo, che quantomeno, con un minimo di buona volontà e buona politica, con controlli eseguiti da organi ” super partes “, ci potrebbe essere una ” non troppa disparità ” nella manutenzione. Forse, incassando gli utili derivanti dai pedaggi, proporzionalmente ai chilometri di attraversamento dell’arteria per ogni Provincia, introitando cifre importanti e, con adeguati e ferrei controlli sui flussi del denaro stesso, si potrebbe arrivare a qualcosa di positivo nei confronti dell’utenza!

    agosto 26, 2018
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  3. Paolo Danieli dice:

    Le regioni del sud, tanto per non far nomi, che si dimostrassero non i grado di gestire le autostrade andrebbero commissariate, così come dovrebbe accadere per la sanità. La regola è di far gestire la rete autostradale agli EE.LL.. L’eccezione è il commissariamento da parte dello stato. Il principio ispiratore è la sussidiarietà.

    agosto 27, 2018
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  4. maurizio manfredi dice:

    Messa così…OK!!!

    agosto 27, 2018
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