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Bombardamenti dimenticati

Lettera Politica N. 171

Da anni commemorazioni, giornate del ricordo, della memoria e quant’altro, ma di un aspetto della nostra storia recente si parla poco o affatto dei bombardamenti aerei subiti dall’Italia durante la seconda guerra mondiale ed alle vittime che provocarono.
   Gli esperti militari qualificano tali bombardamenti come “strategici” in quanto non diretti a colpire primariamente le forze armate, bensì le infrastrutture industriali e civili e la popolazione.  Quando l’obiettivo primario è la popolazione civile, il bombardamento si definisce “terroristico”.
   Nella seconda guerra mondiale il bombardamento terroristico venne codificato e applicato massicciamente con lo scopo dichiarato di fiaccare il morale delle popolazioni, di annichilirne la volontà di resistere e di provocarne l’allontanamento politico dai propri governanti.
   Germania, Giappone e Italia da una parte, Gran Bretagna dall’altra, furono gli obiettivi principali di tale strategia terroristica. Furono 100.000 i morti italiani, 70.000 quelli inglesi. Ma mentre in Gran Bretagna l’epopea della resistenza della popolazione ai bombardamenti fa parte dell’orgoglio nazionale, alimentato dai media, nel nostro Paese c’è stata una rimozione collettiva, soprattutto a livello ufficiale.   L’uccisione di tanti civili innocenti da parte dei “liberatori” non fa parte della retorica ufficiale che preferisce mostrarceli nella veste di scanzonati dispensatori di cioccolato, sigarette e chewing gum.  
   Anche a Verona non mancano gli esempi della mistificazione politica del passato. 
  Nel quartiere di Santa Lucia, in una squallida rotondina spartitraffico, c’è un modestissimo cippo “in memoria delle vittime del bombardamento aereo del 28 gennaio 1944“;   la via stessa è denominata “Via XXVIII Gennaio 1944”, con la sotto-dicitura “bombardamento aereo”.   In entrambe i casi – cippo e toponomastica – non è dato al viandante di sapere l’autore del bombardamento in questione perchè è stato accuratamente evitato di inserire l’aggettivo chiarificatore “alleato” o “americano”.
   Nell’atrio di Palazzo Barbieri, nel 1995, cinquantennale della “Liberazione”, è stata collocata una lapide con una lunga epigrafe (che invito ad andare a leggere) nel cui testo/minestrone le vittime dei bombardamenti sono mescolate ai deportati, ai morti in prigionia e agli internati militari e l’unico nemico citato è il “nazista”. Dal Risorgimento alla Resistenza l’unico responsabile di lutti e distruzioni  implicitamente additato è l’Austriaco / Tedesco.
   Ognuno è in grado  di costruirsi la propria opinione, ma una nazione che nasconde il proprio passato non avrà un futuro e, se è vero che la Storia la scrivono i vincitori, i vinti potrebbero almeno avere la dignità di non applaudire.
                                                 

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2 Comments

  1. Stefano
    Stefano Ottobre 11, 2019

    Si una memoria assolutamente dimenticata. Come si evince dai documenti del “War Department” inglese Verona era infatti divenuta “area bombing”, un’area liberamente bombardabile senza alcuna discriminazione fra gli obiettivi militari e quelli civili. I figli di Albione sposarono infatti appieno le tesi del bombardamento indiscriminato delle città di Giulio Douhet l’ufficiale italiano che per primo teorizzò questo tipo di bombardamento. Va peraltro precisato che durante il secondo conflitto mondiale mai gli italiani usarono questa tecnica.Lo scopo era da un lato, quello di fiaccare il morale delle popolazioni colpite e dall’altro provocarne l’astio verso i governi “incitandone” l’insurrezione. Durante la guerra il teatro europeo fu un’enorme palestra di ogni sorta di artificio lecito e meno lecito … quello delle “area bombing” fu infatti uno dei primi esempi di “warfare” totale che agli ordigni bellici affiancava l’effetto psicologico sulel popolazioni. Per Verona andò un pò meglio – si fa per dire – dopo la conferenza di Casablanca con gli americani che iniziarono coi bombardamenti “mirati”, anche se evidentemente sganciare ordigni da 8/9000 metri di altezza la precisione era quella che era, ed i risultati (forse) li conosciamo tutti. Oltre alla città dove gli obiettivi erano rappresentati dai due snodi ferroviari di Porta Nuova e Porta Vescovo non deve essere dimenticato il tributo di morte e distruzione nei comuni lungo la valle dell’Adige e nella città di Legnago su cui vennero scaricate dai “liberatori” centinaia di tonnellate di ordigni, tra i quali anche le famigerate “bombe a farfalla”. Sul “war diary” del 321st Bomber Group il 27 dicembre ’44 si legge “Unusual target today – we were to block a tunnel and create landslide in the Brenner Pass at San Ambrogio with thirty-six aircraft …” in pratica l’ordine era quello di bombardare la montagna per provocare una frana e cercare di chiudere il collegamento col Brennero principale fonte di approvvigionamento della guarnigione tedesca. … uno dei tanti tentativi messi in atto durante l’operazione “Bingo” attiva dal 21 novembre ’44 al 26 aprile ’45 il cui obiettivo era appunto la disarticolazione della linea del Brennero. Tutto ciò avveniva con la fattiva collaborazione dell’infiltrato Pietro Ferraro capo della missione “Margot Hollis” e delle Brigate Ferroviaria Matteotti di Venezia. E’ una dato oramai più che assodato che i bombardamenti, specialmente negli ultimi mesi del conflitto, avvenissero sui “desiderata” dei “partigiani”, che applicavano a loro pro il concetto di “warfare” totale precedentemente richiamato per indurre le popolazioni alla rivolta. Emblematico il caso della formazione di “B26 Marauder” partiti dalla Corsica il 21 aprile ’45 per bombardare “a vista” il ponte stradale sull’Adige di Legnago e richiamati alla base a causa dei 10/10 di copertura nuvolosa. Pochi giorni prima infatti, il 10 aprile durante un massiccio bombardamento “alleato” venne infatti erroneamente colpita la casa di riposo della città. Il bilancio delle vittime fu tragico: 32 infermi e 2 suore. Non poteva succedere di nuovo e la missione venne annullata, … anzi solo posticipata al 23 aprile.
    Chiedo venia se sono stato prolisso, il materiale in mio possesso è tanto, e quando posso, e qui “gioco in casa” cerco di diffonderlo perché e oramai tempo che la verità dei fatti e le nefandezze commesse da coloro i quali per oltre 70 anni hanno mentito vengano finalmente alla luce.
    Un’ultimo ricordo mi sia permesso nei confronti dei valorosi piloti dell’Aviazione Nazionale Repubblicana che con mezzi inadeguati e sempre in rapporto numericamente inferiore – anche di 5 o 10 a uno – si sono patriotticamente battuti, e molti immolati, per difendere i cieli d’Italia.

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