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Brexit un mese dopo: apocalisse rientrata

Lettera Politica N. 645

Ricordate subito dopo le votazioni del Brexit? Tutti i giornali riportavano le previsioni di super-economisti super-esperti di qualche super-università italiana e inglese che preconizzavano l’apocalisse. Col Brexit la borsa inglese sarebbe scomparsa, le società straniere sarebbero fuggite da Londra a gambe levate, la regina avrebbe dovuto vendere Buckingham Palace allo sceicco del Quatar e il Big Ben a un emiro della Malesia, nelle strade ci sarebbero state code chilometriche di disoccupati davanti alle charities come l’Oxfam per farsi dare un piatto di minestra e magari un paio di braghe vecchie…

E’ passato poco più di un mese: la regina ha ancora i suoi palazzi, le società straniere non paiono ansiose di scappare, la borsa dapprima è calata, ma poi è tornata ai livelli ante Brexit. La sterlina sì, quella è andata giù, ma ciò è servito a far sì che turisti di tutto il mondo si precipitassero a fare le vacanze in Inghilterra. Ora è risalita e il cambio col dollaro si aggira attorno a 1,3159. Le code ci sono, ma di Stati che chiedono di fare accordi commerciali separati col Regno Unito.
Dopo un mese l’istituto centrale di statistica ha elaborato i suoi dati economici: sono saltati fuori parametri che noi neanche ci sogniamo. I disoccupati nel primo mese di Brexit sono scesi da 860.000 a 736.300, con una diminuzione del 14,38%. Ora la disoccupazione arriva al 4,9% mentre l’occupazione si aggira attorno al 74,5%, livello del 1971. Non si fanno confronti con l’Italia per carità di patria. La crescita nel temuto mese primo post Brexit è stata del 1,4% e le vendite sono aumentate del 5,9% rispetto al periodo precedente, dato influenzato dall’andamento della sterlina che ha invogliato i turisti a fare acquisti, in particolare di oggetti costosi.
La sterlina, libera di fluttuare come moneta sovrana, ha subito un’inflazione che si calcola attorno al 2%. Conseguenze: le imprese britanniche hanno visto aumentare i propri ordinativi resi convenienti dalla sterlina “bassa”.
Apocalisse? Questi dati, non impressioni, ci dicono differente. Da noi qualche giornalone paludato indugia ancora sulle teorie che il Brexit sarà una sciagura non solo per il Regno Unito ma per l’Europa. Sciagura per qualche economia sì, se non corre ai ripari. La Merkel, ad esempio, è perfettamente conscia che se l’industria automobilistica tedesca dovesse perdere il prezioso cliente Inghilterra, adesso che quest’ultima ha virtualmente rinunciato alla sua industria dell’automobile, sarebbe un gravissimo colpo. Altrettanto dicasi per altre voci dell’interscambio anglo-tedesco. Per questo, nonostante il suo caratterino, si dimostra morbida.
Insomma, pare proprio che abbandonare o non adottare l’Euro porti fortuna. Si veda l’esempio dell’Islanda, risorta e fiorente dopo aver lasciato la moneta europea. Vero è che si tratta di un piccolo Stato, tuttavia i risultati ci sono. Si vedano gli Stati che non hanno voluto adottare la moneta europea, ad esempio Ungheria, Danimarca, Norvegia, Repubblica Ceca, ecc. Vanno tutti meglio di quanto non andiamo noi del “sud” Europa, ma anche della Finlandia che del sud non è. Che sia proprio un così cattivo affare lasciare l’ Unione Europea?

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2 Comments

  1. Eugenio Pio Botti
    Eugenio Pio Botti Agosto 25, 2016

    Sono contento che per l’Inghilterra tutto proceda nel migliore dei modi, ma per noi sarebbe la stessa cosa? Il problema Bot ? Oggi ci vengono acquistati dalla BCE e domani come farà l’Italia a onorare i suoi impegni ? Premetto che non sono esperto di economia, mi puoi chiarire? Grazie. Eugenio Pio

  2. Saoncella Giovanni
    Saoncella Giovanni Agosto 29, 2016

    La stessa sceneggiata del 1992 quando siamo usciti dal “serpentone monetario”!
    Dove possiamo andare con tali politici ed economisti? verrà il giorno in cui potremo eleggere chi sa governare e mandare a casa chi vuole governare?

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