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Europa al bivio

Lettera Politica N. 563

Di  fronte al peso demografico e alle dimensioni di colossi come Usa, Russia, Cina e India pensare a un’Europa divisa in tanti stati pone seri problemi per la sostenibilità del confronto politico ed economico. Fino a ieri il processo unitario europeo era considerato una prospettiva certa, tanto che  in Italia si fa tutto come se fosse fuori discussione. Oggi però, di fronte ai gravissimi limiti palesati dall’Ue, non è più così. Anzi, è uno scenario possibile.
Delle tensioni che percorrono il continente è inutile dire. La crisi che colpisce diversi paesi membri e il calo di credibilità dell’unione così come è stata concepita la stanno mettendo in discussione, al punto che un politologo come Panebianco, dalla prima pagina della Corriere della Sera, testata solitamente allineata, si spinge a dubitare del suo futuro.
Effettivamente mancano troppe cose a questa Europa per poterne prevedere con sicurezza lunga vita. Manca di personalità autorevoli. Junker non è certo paragonabile ad Adenauer o Schuman o De Gasperi. Manca un’idea-forza unificante che supplisca alla carenza dell’elemento umano. Manca di un’entità statale. Manca della democrazia e del consenso. E non sono cose da poco.

Se si aggiunge che in Inghilterra, che già ha un piede fuori dall’Ue, crescono le spinte per uscirne e che in Francia è prevista la vittoria di Marine Le Pen, contraria a Bruxelles, che ne renderebbe molto probabile un’uscita dall’euro o addirittura dall’Ue, la fine di questa Europa sarebbe quasi certa.

Lo spauracchio agitato dai sostenitori dello status quo è che la fine dell’euro e la restituzione della sovranità agli stati nazionali farebbe dell’Europa una realtà geopolitica disaggregata ed incapace di sostenere il confronto con Russia, Cina, Usa e India. E’ possibile.
Ma è anche possibile che, liberati dai vincoli di Bruxelles e dalle oligarchie finanziarie che detengono tutti i poteri dell’Ue, gli europei ritrovino lo slancio per un autentico processo di integrazione continentale fondato sulla politica e sul consenso popolare e non solo sull’economia.

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