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Fondazione Arena: le responsabilità

Lettera Politica N. 103

La situazione è precipitata. La bocciatura da parte dei lavoratori della bozza d’accordo fra Gcil-Cisl e Uil e dirigenza è stata dirompente. Tosi, che è anche presidente della Fondazione Arena, ha deciso di mettere il liquidazione coatta l’ente lirico. Oggi è già partita la lettera per il Ministro dei beni culturali, da cui dipendono le fondazioni liriche. Ora le strade sono due: o Franceschini procederà alla liquidazione oppure invierà un commissario. In ogni caso il sindaco assicura che la stagione operistica inizierà regolarmente il 24 giugno con altro personale, orchestra, corpo di ballo, staff tecnico tutti presi a contratto. Questa la fotografia della situazione. La più brutta in assoluto da quando esiste l’ente lirico.
A margine però va fatta una constatazione.
Se il disastro economico e gestionale che ha portato la Fondazione Arena a questo punto si fosse verificato in un’azienda privata questa sarebbe già fallita da tempo. E soprattutto ne avrebbero fatto le spese i responsabili, che generalmente sono il presidente della società e l’amministratore delegato. Nel caso della Fondazione Arena il presidente è Tosi e Girondini è l’amministratore delegato, che nel caso si chiama sovrintendente. Sono loro, piaccia o non piaccia, volenti o nolenti, i primi responsabili. Solo che nessuno dei due ha mai accennato ad un’assunzione di responsabilità né a dare lei dimissioni. Anzi. E’ da quando la situazione è andata appesantendosi con l’emergere dei buchi di bilancio, che i due cercano di addossare ad altri le responsabilità, denunciando la gestione clientelare degli anni precedenti, chiamando in causa i mutati gusti musicali della gente, imprecando contro la pioggia ed infine giudicando irresponsabili i lavoratori che hanno bocciato la bozza di accordo. Da che mondo è mondo, non si è mai visto un generale incolpare i soldati della battaglia persa o il comandante di una nave affondata ( Schettino a parte) addossarne la responsabilità ai marinai.

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7 Comments

  1. maurizio manfredi
    maurizio manfredi Aprile 11, 2016

    Purtroppo, ancora una volta, ci si trova davanti al solito sistema che in Italia vige e sopravvive da tempo immemorabile. Frutto di una classe politica malata e corrotta che, mai, si assume le proprie responsabiltà ma che, invece, per prassi, scarica su altri le colpe. Non voglio, con ciò, dire che le colpe siano tutte dell’attuale dirigenza dell’Ente ma, almeno, si assumano la responsabilità di ciò che hanno combinato da quando ci sono loro. No, Invece, onori e non oneri.E’ ovvio che tutto questo rientra in una logica consolidata e ipercollaudata e che, fino a che, per legge, chi combina sconquassi e sfracelli del genere, non sarà punito e obbligato in solido, tutto ciò, purtroppo, con grave danno di immagine ed economico, continuerà! Ma tant’è…la povera Italietta, incapace di ribellarsi e di darsi una classe politica degna di essere ascoltata e seguita, continuerà a tentare di galleggiare sulle rovine create da chi ci dovrebbe governare per il bene del Paese, tutto ciò continuerà. Questo è quello che accettiamo e votiamo e, quindi, è quello che ci meritiamo! Non dico viva l’Italia ma, più realisticamente…..povera Italia e poveri Italiani!

  2. Ansel
    Ansel Aprile 12, 2016

    Ma per una semplice onestà intellettuale, perché non viene detto nulla rispetto allo stato di indebitamento in cui versava la Fondazione già nel 2007, periodo in cui Tosi ereditò la presidenza? E perché non viene detto nulla rispetto alla drastica diminuzione dei fondi provenienti dal FUS (5 milioni negli ultimi due anni) e perché non viene detto nulla rispetto allo stato di indebitamento delle altre Fondazioni sparse nel territorio italiano?
    Questi sono dati oggettivi, il non considerarli significa solo voler strumentalizzare l’informazione, significa non fornire il vero quadro della situazione. L’articolo fa riferimento ad una “fotografia della situazione”, peccato che tale foto sia stata ritoccata con Photoshop…

    • Roberto Zorzi
      Roberto Zorzi Aprile 12, 2016

      Ricordo Francesco Ernani come l’ultimo sovrintendente veramente competente e capace di gaurdare oltre la banalità dei programmi areniani tradizionali. Oltre ad essere un amministratore capace ed oculato. Dopo di lui, il diluvio.

  3. andrea
    andrea Aprile 12, 2016

    Sono sempre stato interessato alle vicende dell’Ente Lirico.
    Soprattutto perplesso, dalle varie gestioni assistenziali e assistenzialiste che hanno contraddistinto la stagione Areniana.
    Partiamo dalla prima considerazione, il Sovrintendente.
    La carica di sovraintendente, fin dai tempi della DC, è sempre stata una nomina politica, e come tutte le nomine politiche, il carico di voti che veniva portata al mulino era più importante della competenza stessa. I vari Gonnella, Pulica, e Orazi sono esempi lampanti
    Nella fattispecie, l’ultimo sovrintendente Francesco Girondini, è l’immagine del fallimento manageriale.
    Nemmeno laureato, con un curriculum scolastico, che non l’aiuta, essendo Perito Agrario (con tutto il rispetto per la categoria essendo io stesso iscritto all’albo con il nr 699), il buon Girondini ha fatto di tutto per far fallire l’ente lirico.
    La mancanza di competenze è il primo male da estirpare.
    La seconda considerazione, è la disintegrazione del concetto della “vacca da mungere”
    Per troppo tempo, la gestione delle aziende statali o parastatali, è stata e continua ad essere di tipo assistenziale.
    Senza peccare di immodestia anch’io perito agrario 699 mi sentirei in grado di gestire aziende con i soldi degli altri, disinteressandomi del bilancio, tanto paga pantalone.
    I virtuosi sono altri, sono quelli che fanno quadrare i conti, facendo salti mortali, sudando le proverbiali sette camice.
    Fino a quando non si deciderà di gestire le aziende statali come aziende private (non da privati si badi bene) incorreremo in questi errori grossolani.
    Giusto per fare un esempio un paio d’inverni fa sono stato a Palermo e in una visita guidata mi recai al teatro Politeama, una favola di teatro, un esempio di ingegneria sonora senza paragoni,
    ebbene quel teatro, non funzionava, non c’erano soldi, non c’erano rappresentazioni.
    Ultima considerazione, i lavoratori, che presumibilmente sono quelli che hanno meno responsabilità, ma che non hanno capito che nel 2016 il mondo del lavoro è cambiato,e che forse con un po’ di elasticità in più, non si sarebbe arrivati al muro contro muro.
    E’ vero che la cultura ha un costo, e che l’aspetto sociale va sempre salvaguardato, ma attenzione perché purtroppo in Italia il limite tra sociale e assistenziale è sempre troppo sottile.

  4. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Aprile 12, 2016

    Non ho mai detto che prima della gestione Girondini le cose per la Fondazione Arena andassero a gonfie vele. E’ da qualche decennio che ne seguo le sorti, anche prima quando si chiamava Ente Lirico. Solo che da allora il disavanzo è aumentato di molto. Ma ciò che per “onestà intellettuale” bisogna chiedersi è perché la dirigenza, Fus o non Fus, ha continuato a dire per anni che le cose stavano andando bene e verso il risanamento mentre oggi ci ritroviamo alla richiesta di liquidazione coatta? In questi anni sono stati fatti risparmi, riduzioni degli organici e degli straordinari, ma senza risultati apprezzabili a quanto pare. Nessuno nega che ci possono essere delle sacche di rendite di posizione da eliminare, ma scaricare tutte le responsabilità sui lavoratori non mi sembra “intellettualmente onesto”. Ci sarà forse qualche orchestrale pagato troppo, ma lavorare in agosto sotto il sole a 60° per montare gli scenari, sollevando pesi e lavorando duro fino alle 2 della notte per duemilacinquecento euro mensili non mi pare troppo. In quanto poi alle altre fondazioni liriche, beh, non ci vogliono le scale per arrivare a capire che nessun teatro lirico italiano ha le dimensioni dell’Arena e le sue capacità di pubblico e di incasso. Il pubblico è calato? Anche qui qualche domanda chi ne ha la responsabilità dovrebbe farsela. O è solo colpa della pioggia, visto che il problema sembrerebbe quello di coprire l’Arena?

  5. Emilio Casali
    Emilio Casali Aprile 14, 2016

    2.500 euro mensili? Non mi risulta! Ammeno che quel lavoratore abbia fatto una valanga di ore di straordinario. Io, corista, ho una paga mensile media di poco più di 1.500 euro.

  6. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Aprile 15, 2016

    Caro Casali! Il riferimento ai 2.500 euro mensili è per la retribuzione del personale tecnico. Grazie del contributo!

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