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Gay pride

Lettera Politica N. 590

Il “gay pride” per le strade di Verona mi fa venire in mente quando, qualche anno fa, a Londra, mi capitò di trovarmici in mezzo senza saperlo. Subito non avevo capito dov’ero finito. Credevo in una specie di carnevale. Ma poi, dagli atteggiamenti inequivocabili dei variopinti e rumorosi partecipanti che avevano occupato una buona parte del centro, capii subito di che cosa si trattava e me ne andai da un’altra parte della città. Più che altro perché ero con mio figlio appena adolescente, che si sentiva molto a disagio e poi perché mi dà fastidio la confusione, specie quella organizzata.

Del “gay pride” ho quindi un ricordo sgradevole. Non tanto perché abbia qualcosa contro gli omosessuali, ma perché non riesco con tutta la buona disposizione d’animo a vedere la necessità di manifestare agli altri la propria inclinazione sessuale, facendolo per di più con una modalità che  da un lato ne dà una rappresentazione caricaturale e dall’altro, più che “orgoglio” (pride) è esibizionismo condito di pessimo gusto.

Ho avuto degli amici omosessuali. Ad uno in particolare, recentemente scomparso, ero molto affezionato. Ma viveva la sua sessualità in maniera del tutto privata, come del resto fa qualunque persona seria, omo o etero che sia. Si faceva i fatti suoi e non sentiva per niente l’esigenza di esibire la sua tendenza. Sono convinto che se potesse parlare disapproverebbe la carnevalata “gay”. Come sono certo disapprovi ogni omosessuale serio.

Sta di fatto che una questione omosessuale esiste. E non, come si vorrebbe far credere, per una presunta quanto inesistente discriminazione nei confronti dei “gay”,ma per il semplice fatto, basta guardarsi attorno, che il numero di maschi e femmine attratte da persone dello stesso sesso sta aumentando a dismisura. Perché?

Una risposta la può dare la sociobiologia, la scienza che studiando i comportamenti degli animali trae spiegazioni anche per quelli umani: quando in un territorio la popolazione aumenta al punto da superare le possibilità di nutrimento dello stesso, al suo interno vengono adottate delle strategie per limitare le nascite. E allora quale strumento più efficace dell’omosessualità?

Senza considerare il fatto che esiste in tal senso anche una pressione culturale, esercitata dai media asserviti al Pensiero Unico ed ai poteri finanziari che ad esso fanno riferimento, finalizzata a propagandare e a sostenere teorie, come quella “Gender”, che di fatto stanno producendo in Europa una sterilizzazione sociale che aggrava ulteriormente la denatalità e devitalizza la nostra società rendendola più debole e soggetta ad ogni tipo di aggressione, pacifica e non.

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