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GIUSTIZIA MENO EFFICIENTE PER L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Lettera Politica N. 679

 

Non tutti sanno che il decreto legge 17 febbraio 2017 n. 13, convertito in legge in aprile, ha istituito nei tribunali italiani le sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea.
La misura è diretta a fronteggiare la mole di ricorsi che vengono presentati da un numero sempre maggiore di immigrati, i quali, giunti in territorio italiano, chiedono il riconoscimento della protezione internazionale, anche o soprattutto con lo scopo di evitare un provvedimento di espulsione.
Sul presupposto che l’intervento del legislatore è volto a garantire una migliore risposta di giustizia a fronte della crescita esponenziale dei procedimenti di protezione internazionale, il Consiglio Superiore della Magistratura ha emanato delle linee guida sull’organizzazione dei tribunali.
Particolarmente interessante (o allarmante) è il passaggio del documento nel quale si legge che “Il Consiglio ribadisce che la priorità ex lege nella trattazione dei procedimenti da protezione internazionale impone da subito, ed ancor più nell’ambito delle sezioni specializzate, l’individuazione di un numero di giudici e di risorse adeguato alla qualità e alla necessaria celerità della risposta giurisdizionale. Le scelte di allocazione delle risorse, da parte dei dirigenti, potranno implicare un inevitabile rallentamento nella trattazione di altri procedimenti, almeno finché non troverà soluzione l’arretrato da protezione internazionale”.
Non ci voleva un esperto per prevedere che i flussi migratori incontrollati avrebbero determinato un ulteriore ingolfamento della già ansimante macchina giudiziaria.
Se tuttavia si considerano i problemi provocati ai cittadini e alle imprese dai cronici ritardi con i quali le cause vengono trattate e decise e le ripercussioni che ciò comporta sulla competitività del Paese, leggere che la preoccupazione dell’organo di autogoverno della magistratura è garantire celerità ed efficienza ai procedimenti di protezione internazionale, per quanto ciò vada a discapito di tutti gli altri, suona come l’ennesimo pugno allo stomaco sferrato a chi, pur pagando fior fiore di tasse, deve rivolgersi per la tutela dei propri diritti a un sistema ampiamente deficitario e, per di più, diventato negli ultimi anni assai costoso. A tutto vantaggio di coloro che, oltre a godere già di benefici che gravano sempre sulle tasche dei cittadini (leggasi, per esempio, patrocinio gratuito a spese dello Stato), si vedono ora riconosciuta pure una corsia preferenziale per l’esame delle loro domande.
L’immigrazione indiscriminata non solo crea inevitabili tensioni sociali per il modo alquanto discutibile in cui viene gestita e per l’obiettiva incapacità del nostro sistema di assorbirla adeguatamente, ma ha già reso e renderà ancora più inefficiente la giustizia italiana, grazie a scelte inappropriate del legislatore e all’avallo della magistratura.

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