Guardare a sinistra con altri occhi


Lettera Numero: 706

La globalizzazione con la delocalizzazione, l’immigrazione incontrollata e il libero scambio fra paesi diversissimi per condizioni economiche e sociali ha determinato il peggioramento delle condizioni di lavoro, la precarizzazione e l’aumento della disoccupazione. In questa situazione la sinistra avrebbe potuto buttarsi a pesce. Ma non è stato così.
Frastornata dal crollo del comunismo e dalla svolta capitalista della Cina, essa ha sviluppato un complesso d’inferiorità nei confronti del sistema che aveva combattuto e, rinchiuso Marx in uno sgabuzzino, s’è appiattita sul Pensiero Unico trasformandosi in partito radicale di massa, sostituendo la difesa dei lavoratori e dei poveri con quella dei “diritti umani”, degli immigrati, degli omosessuali, dei transgender, dei drogati ecc.
Questo passaggio è stato condotto da intellettuali e dirigenti di partito sempre più staccati dai problemi della gente.
Tutte le volte che ricorriamo alle parole “destra” e “sinistra” sentiamo il bisogno di specificare l’inadeguatezza di queste categorie a rappresentare il presente, ma siamo costretti ad usarle per esigenze comunicative. E quando le usiamo tendiamo a generalizzare perché la destra e la sinistra vengono trattate come un tutt’uno omogeneo. Ma la realtà è diversa.
Prendiamo la sinistra. Una cosa è lo zoccolo duro, il sindacalismo di base, l’elettore tradizionale, un’altra è la dirigenza. Il comune sentire dei primi è profondamente diverso dalle posizioni raggiunte dai capi. I primi sono rimasti sulle posizioni storiche. I secondi si sono spostati sul radicalismo. I primi sono rimasti socialisti. Gli altri sono diventati liberali. Ecco la ragione della crisi della sinistra. Ecco perché avvengono le scissioni, manifestazione di una crisi d’identità profonda e del conflitto fra quelli che si battono ancora per il popolo e quelli che hanno venduto l’anima al demone dl capitalismo. D’altra parte non occorrono le scale per capire quanto diverso sia Landini da Renzi.
I consensi del Pd sono da ricondurre al voto borghese e di chi ha accettato il liberal-capitalismo con tutti i suoi effetti. Lo zoccolo duro, la sinistra operaista, ideologizzata che ha sempre perseguito la realizzazione del socialismo, non può riconoscersi in quel mostriciattolo politico che è il Pd. I sommovimenti a sinistra del Pd ne sono la prova.
E’ a quest’area che “la destra” sociale, sovranista e identitaria deve guardare per giungere a quella sintesi che sola può dare la possibilità di costruire un argine al potere della finanza mondialista e del Pensiero Unico.

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2 Commenti

  1. Nazzareno Mollicone dice:

    Analisi perfetta! Mi ricorda certe mozioni congressuali del 1987….

    dicembre 30, 2017
    Rispondi
  2. adelmo dice:

    Una volta c’era tanto lavoro e se un padre di famiglia voleva ; faceva crescere bene i figli e riusciva anche a farsi la casa. Adesso c’è poco lavoro, pagato male , sempre precario e alla fine pensione da fame e alle calende greche. E sucesso il contrario di 50 anni fa. Più i governanti studiano e più fanno cose da teste da cazzo.

    gennaio 9, 2018
    Rispondi

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