I candidati


Lettera Numero: 133

E adesso sappiamo le candidature veronesi, frutto di una pessima legge elettorale (il Rosatellum) che impedisce ancora agli italiani di scegliere i deputati e i senatori. Col sistema dei collegi uninominali si sa già chi saranno i quattro deputati e i due senatori che andranno a Roma, visto che a Verona il centrodestra vincerà dappertutto.
I candidati sono stati scelti dai vertici di Lega, FI e FdI, non dai veronesi. D’altra parte, si potrà obiettare, è sempre stato così. Sì, è vero. Ma almeno ai tempi del Mattarellum, la prima legge maggioritaria applicata in Italia nel 1994, i partiti erano ancora partiti veri. Perfino Forza Italia manteneva un’apparenza di partito, non di comitato elettorale com’è adesso, grazie all’inserimento nella struttura organizzativa, costituita dalla rete di Publitalia, degli spezzoni di Democrazia Cristiana e Partito Socialista. Poi invece c’è stata la deriva leaderistica. Con la scusa di tangentopoli, i partiti sono stati demonizzati, svuotati di ogni forma di democrazia interna e di partecipazione e tutto il potere è stato lasciato nelle mani dei capi. Berlusconi (lui è anche il padrone), Bossi, Fini facevano alto e basso tutto quello che volevano. Gli iscritti, i militanti, i dirigenti non contavano più nulla. Bastava essere nelle grazie del capo, entrare o stare vicino a questo o quel cerchio magico e l’elezione era garantita. Le cose sono rimaste così anche se il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale. La legge elettorale vigente è qualcosa di simile. I candidati sono stati scelti secondo la medesima logica. Per non parlare delle quaterne dei listini bloccati del proporzionale, pieni di paracadutati da altre regioni cari ai capi-partito. E non è bello per chi li deve andare a votare, né ci si potrà lamentare delle astensioni.
Noi andremo comunque a votare. E voteremo per il centrodestra. Anche se c’è un’altra cosa che non ci piace: il nome dei capi-partito sul simbolo. Non è bello scriverli. E’ un po’ come dire “il partito è mio”, mica degli iscritti o degli elettori. In un’epoca in cui uno dei capisaldi della comunicazione è il coinvolgimento degli elettori, non è proprio il massimo…

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6 Commenti

  1. Eugenio Pio Botti dice:

    Ormai siamo tra i pochi nostalgici di una democrazia condivisa .
    Sarebbe opportuno disertare le urne elettorali, ma il voto è la sola ed unica espressione di alta democrazia. Guai a non votare ! Certo è che chi è un po fuori dal sistema fa fatica ad orientarsi. Oggi la politica è urlata contro qualcuno o qualcosa , ed i programmi fanno fatica …..ad emergere. Tutti promettono e tutti smentiscono. Mi permetto di portare all’attenzione un tema che condizionerà il nostro prossimo e vicino futuro del quale
    NESSUNO NE PARLA
    Mutuato da : AGI INNOVAZIONE:
    LA ROBOTICA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE , riporto le considerazioni di Jack Ma Padrone di ALIBABA :
    I timori che le nuove frontiere dell’innovazione possano avere un impatto devastante sul futuro dell’umanità, impatto che andrà ben oltre la perdita di posti di lavoro, non sono appannaggio di tecnofobi e neoluddisti. A lanciare questi allarmi – ed è per questo che li si prende sul serio – sono figure chiave del panorama scientifico e della rivoluzione tecnologica come Stephen Hawking, Bill Gates, Elon Musk e, da oggi, anche Jack Ma, presidente e fondatore di Alibaba​, che dal World Economic Forum di Davos ha lanciato un messaggio che non lascia spazio a equivoci.
    “L’intelligenza artificiale, i Big Data, sono una minaccia per gli esseri umani. L’intelligenza artificiale e i robot distruggeranno un sacco di posti di lavoro, perché in futuro queste mansioni verranno svolte dalle macchine. L’unica soluzione è cambiare il modo in cui educhiamo i nostri ragazzi, insegnando loro non a competere con le macchine ma a sviluppare la loro creatività”, ha dichiarato Ma nel corso di un dibattito sulle nuove tecnologie, “queste novità sono una minaccia. Io ritengo che l’intelligenza artificiale dovrebbe sostenere gli esseri umani. La tecnologia dovrebbe sempre fare qualcosa per potenziare le capacità della gente, non diminuirle”.

    “La tecnologia deve dare opportunità, non toglierle”

    In tempi di ‘techlash​’, di autorità politiche decisa a riprendersi le proprie prerogative di fronte ad aziende che valgono più di larga parte degli Stati nazione, spetta agli innovatori sapersi regolare da soli e venire incontro alle preoccupazione dell’opinione pubblica, anche per preservare il più possibile quel relativo “lasseiz faire” che ha consentito al modello di business dei giganti del tech di prosperare. Una questione distinta ma parallela alla necessità di una regolamentazione più stretta sui giganti della Silicon Valley, sottolineata, in questi giorni di summit, da un altro intervento che ha avuto vasta eco: quello di Marc Benioff, fondatore e numero uno di Salesforce, società tra i leader mondiali nel comparto del cloud computing.
    Noi abbiamo la responsabilità di avere un cuore buono, e fare qualcosa di buono. Garantire che tutto ciò che facciamo sia indirizzato verso un futuro migliore”, ha dichiarato Ma, “persone come noi hanno il denaro e le risorse e dovremmo spendere il denaro in tecnologia che ci dia potere e renda le nostre vite migliori. Siamo molto fortunati perché il mondo sta attraversando una grande trasformazione a causa della tecnologia. Sebbene questa rivoluzione creerà leader di successo e opportunità, ogni nuova tecnologia creerà anche problemi sociali. La tecnologia dovrebbe sempre dare alla gente nuove opportunità, non toglierle”. A mo’ di chiosa, un monito che attinge dalla storia in maniera suggestiva ma forse un po’ forzata: “La prima rivoluzione tecnologica causà la Prima Guerra Mondiale e la seconda rivoluzione tecnologica causò la Seconda Guerra Mondiale. Ora abbiamo davanti la terza rivoluzione tecnologica. Se la Terza Guerra Mondiale avverrà, dovrebbe essere combattuta contro le malattie, l’inquinamento e la povertà, non l’uno contro l’altro”.

    Il nodo della responsabilità

    Le preoccupazioni di Ma sono state condivise da più di un partecipante al panel sull’innovazione che ha visto l’uomo d’affari cinese nel ruolo di mattatore. “Il cento per cento dei posti di lavoro sarà colpito in qualche modo dalla tecnologia”, ha ammesso il presidente di Ibm, Ginni Rometty. “La gente vuole avere fiducia nell’innovazione, finché sanno chi c’è dietro”, ha affermato invece Neelie Kroes, ex commissario per il Digitale della commissione Barroso e oggi membro dell’Open Data Institute (nonché del consiglio di amministrazione della stessa Salesforce).

    Il tema della responsabilità sollevato dalla Kroes è stato affrontato anche dal nuovo numero uno di Uber, Dara Khosrowshahi. La compagnia ha aggiunto di recente una nuova voce alla lista di controversie nelle quali è coinvolta a causa degli omicidi perpetrati da conducenti iscritti alla app negli Stati Uniti e in Libano. “Bisogna ricordare che il rating di un conducente valuta la sua guida ma non può prevedere che sia un serial killer”, ha detto. “In questa situazione chi è responsabile, l’individuo o la piattaforma?” è il complesso quesito posto quindi dalla guru Rachel Botsman, autrice del volume “Who Can We Trust?” e presenza ricorrente a manifestazioni come Ted, dove i suoi interventi sono seguitissimi.
    Il monito di Merkel: “In gioco la democrazia”

    “Per lungo tempo, la risposta di molte aziende digitali è stata: siamo solo il software, la piattaforma, ma la tecnologia ora penetra ogni aspetto delle nostre vite, dei nostri commerci, delle nostre case, della tecnologia”, ha ribattuto Zvika Krieger, leader dei progetti digitali del World Economic Forum e già consulente del Dipartimento di Stato per le nuove tecnologie, “il nostro responso non è più avvertibile. Le autorità legislative in Europa si sono lamentate per anni che le grandi compagnie digitali non rispondono alle loro chiamate. Diciamo che adesso stanno alzando la cornetta”. E che i grandi leader mondiali non possano essere più sordi alla preoccupazione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori per le imprevedibili conseguenze di un’innovazione senza controllo è apparso evidente dall’inedita risolutezza degli interventi di alcuni capi di Stato presenti. Dopo il duro attacco della premier britannica Theresa May a Facebook, Telegram e Bitcoin, è stato il turno del cancelliere tedesco Angela Merkel. “Il pericolo è essere troppo lenti e che il mondo ci distrugga mentre ci domandiamo ancora chi davvero possieda i nostri dati”, ha tuonato, “i dati saranno la materia prima del ventunesimo secolo: la domanda ‘chi possiede i dati?’ deciderà se la democrazia, se il modello sociale partecipativo e la prosperità economica possano essere combinati”.

    gennaio 31, 2018
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  2. adelmo dice:

    Per me non va bene questi modi. Sicome il popolo non conosce quelli che dipendera da loro come governare e la capacità e l’intelligenza per poterlo fare ci dovrebbe essere un modo di presentare questi personaggi con titoli di studio, referenze , che ne capiscono di legge che sappiano parlare nei vari luoghi:camera, senato ,parlamento europeo e stati esteri che siano capaci di ascoltare il popolo e non che dicano che non bisogna ascoltare la pancia della gente; altrimenti mandiamo a comandare gente che quando è la fanno l’esato contrario; e se fanno l’esato contrario devono andare via subito . Vedi Monti: contutta la sua intelligenza della Bocconi si è “ingrassato ” lui e messo in croce il popolo. (e poi lo fanno senatore a vita).
    Poi vorei sentire qualcuno se sta bene che Napolitano e Mattarella che vengono dalle peggiori regioni per criminalita ,illegalità, stipendi e privileggi al massimo, immondizie e inquinamenti da rifiuti tossici ecc….ci vengono a fare la morale e dire come noi ci dobbiamo comportare. Bravi maestri con la faccia da bronzo e stipendi e privileggi d’oro.-Adelmo-

    febbraio 1, 2018
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  3. Antonio dice:

    Per non tacere del fatto che come prima conseguenza n Parlamento con tanti “nominati” più che eletti piovono i voti di “fiducia” che sviliscono il ruolo e la figura di ogni parlamentare : Di fatto si risponde al leader (neanche più al partito). Mala tempora currunt sed peiora parantur

    febbraio 1, 2018
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  4. Paolo Danieli dice:

    Caro Adelmo, con Monti l’hanno fatta ancora più grossa! Addirittura, se ben ricordi, la nomina a senatore a vita Napolitano gliel’ha fatta qualche mese prima di conferirgli l’incarico di formare il suo sciagurato governo! Come fosse un pagamento anticipato! A dimostrazione del fatto che il disegno di togliere il premier regolarmente scelto dai elettori e sostituirlo con uno non eletto da nessuno era stato concepito prima e che Napolitano ne era parte.

    febbraio 2, 2018
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  5. Massimo Armellini dice:

    E’ vero che la politica è l’arte del compromesso ma davanti alle negatività evidenziate, alle scelte forzate (anche interne), e l’impossibilità di raggiungere il 40% alle elezioni come coalizione, andare da soli con i propri principi poteva essere letto più favorevolmente dalla base di destra. Spero di sbagliarmi.

    febbraio 2, 2018
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  6. Paolo Danieli dice:

    Forse perché sono un inguaribile ottimista credo che il centrodestra ce la possa fare a raggiungere il 40% e proprio per questo ogni lista, ogni voto al di fuori della coalizione è di fatto un regalo fatto a Casaleggio e Renzi. Anch’io, come te, sono orgoglioso della mia identità politica e vari preferito un proporzionale puro che garantisse l’espressione di tutte le anime della società. Ma la legge elettorale – pessima- è questa e con questa dobbiamo votare…

    febbraio 2, 2018
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