Il declino della sanità veronese


Lettera Numero: 142

La saggezza popolare dice: “prima la salute!” E’ vero: è la cosa più importante. Senza, tutto passa in secondo piano e diventa difficile. Invece la sanità, che è l’apparato che si deve occupare di garantire la salute ai cittadini, non è per niente al primo posto. Ai primi posti dell’agenda politica e ad occupare le prime pagine c’è sempre l’economia, la finanza, la politica interna ed estera. La sanità è sempre trattata in seconda battuta, nelle pagine interne. Per i governi è sempre una delega di serie B.
Ma così non si fa il bene dei cittadini.
Prendiamo Verona. Una volta la sanità era un fiore all’occhiello. Borgo Trento era l’ospedale della città, con professionalità che si erano sedimentate nei decenni. Al Policlinico di Borgo Roma erano arrivati molti bravi professori dall’Università di Padova, di cui la facoltà di medicina veronese era una sede staccata. E hanno fatto scuola. Alcuni nomi illustri, tanto per rinfrescare la memoria, dei grandi medici che nel recente passato sono stati punti di riferimento della salute dei veronesi: i professori Scuro, D’Agradi, Petronio, Vecchioni, Pistolesi, Ischia, Gotte, Terzian, Perona, Rizzuto, Andreoli, Dalle Ore, Da Pian, Bricolo, Tantini, Vecchietti, Confortini e altri che non mi sovvengono ma che per questo non erano di minor valore.
Oggi la situazione è diversa.
A parte alcune eccellenze, il livello della sanità veronese è calato. Senza scendere nello specifico si può affermare che una volta scomparsi i capiscuola, ad andare avanti sono state le seconde e le terze linee, che non sempre si sono dimostrate all’altezza dei maestri. Così il livello medio si è abbassato. Al punto che molti preferiscono andare negli ospedali privati, verso i quali, tra l’altro, c’è un flusso di bravi medici che arrivano dal pubblico. Code di ore al Pronto soccorso, errori che alimentano contenzioso legale, cibo ai ricoverati che lascia a desiderare, liste d’attesa lunghissime sono lo specchio di una sanità che perde colpi. Che peccato!

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2 Commenti

  1. Emilio Frasson dice:

    Si forse Verona è calata un po’ meno, molto meno, delle altre realtà venete. Non dipende dalle seconde-terze linee. Dipende dal fatto che da 20 anni si ripete tutto come prima senza valutare i cambiamenti scientifici e tecnologici e quindi di organizzazione. Biologia dal livello scientifico, elettronica-informatica per la tecnologia non sono stati utilizzati come si doveva e si dovrà. Il massimo di conservatorismo. Ora vale la regola: cambiare, cambiare, cambiare! Anche professori.

    maggio 24, 2018
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  2. Paolo Danieli dice:

    C’è anche un’altra ragione, che varrebbe la pena trattare a sé. L’aziendalizzazione delle Ulss ha svincolato dal territorio i direttori generali che così hanno come preoccupazione primaria il bilancio più che il servizio agli utenti.

    maggio 28, 2018
    Rispondi

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