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MOBILITY DAY

Lettera Politica N. 155

Sappiamo che Verona, come altre città della pianura Padano-veneta, ha una pessima qualità dell’aria che migliora solo quando c’è vento o piove. Colpa della geografia. E del traffico. L’ideale sarebbe girare a piedi o in bici o usare i mezzi pubblici. Ma lo fanno in pochi. Si preferisce la macchina. Le motivazioni sono molteplici: in primis, 50 anni di politica della mobilità condizionati dallo strapotere della Fiat che ha privilegiato il trasporto privato su quello pubblico. Un’altra, non meno vera, è il trasporto urbano poco efficiente. In auto si fa prima. Si parla da decenni della metropolitana, della filovia, della tranvia, ma a tutt’oggi non s’è visto nulla.
Si ricorre allora a provvedimenti parcellari che, se non risolvono il problema, cercano almeno di renderlo meno grave. A livello globale si spingono le auto elettriche. A Verona, la domenica, si fanno i “mobility day”. Quanto incidono sulla qualità dell’aria? Poco o niente. Anche perché le zone della città circostanti l’area “protetta”, s’intasano di traffico e lì aria peggiora.
Perché, invece di questo tipo di provvedimenti antismog di dubbia efficacia ma di certa impopolarità, orientati più alla forma che alla sostanza, non si applica una norma sacrosanta già esistente del regolamento comunale che vieta le soste inoperose? Sono una delle cause più stupide e insopportabili di inquinamento, ma capita tutti i giorni di trovare degli automobilisti che se ne stanno fermi col motore acceso. D’inverno per scaldarsi, d’estate per rinfrescarsi. Alcuni sono ancora convinti che prima di partire si deva scaldare il motore stando fermi. E inquinano, Lo stesso vale per camion e furgoni. Questi atteggiamenti vanno sanzionati. Ma non ho mai visto un vigile farlo.

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3 Comments

  1. Paolo Padovani
    Paolo Padovani Febbraio 14, 2019

    Caro Paolo,
    le tue riflessioni sono sempre intelligenti e dettate dalla grande esperienza politico amministrativa che hai, tuttavia ti invito (da appassionato del tema viabilistico ed urbanistico anche per background culturale) a vedere la cosa da un altro punto di vista; l’automobile è morta (Oslo e già città senza auto), quella elettrica una mezza bufala (se tutti ci convertissimo all’auto elettrica dove troveremmo le risorse energetiche necessarie?), serve una mobilità alternativa e pubblica.
    Il Mobility day (inutile ai fini ambientali, concordo) è utilissimo ai fini educativi dei cittadini, costringendoli in qualche modo ad utilizzare i mezzi pubblici o ad ottimizzare gli spostamenti.
    Il futuro, unico, è la limitazione del traffico, facendo pagare un costo elevato a chi vuole utilizzare l’auto in città (Congestione charge – Londra, Milano ecc..) ed utilizzando gli introiti per mezzi pubblici, piste ciclabili, mobilità alternativa.
    Auspico che il PUMS che l’Amministrazione ha commissionato vada in questo senso. L’unico possibile.

  2. Beppino
    Beppino Febbraio 14, 2019

    Salve, concordo in linea generale con quanto espresso da Padovani, (auto ibride le ritengo una bufala, fumo negli occhi) a questo aggiungerei il potenziamento del teleriscaldamento (Cà del BUe occasione sprecata) incentivi per la sostituzione delle vecchie caldaie (ci sono condomini o abitazioni private ancora con caldaie a gasolio?) con caldaie a condensazione, e dei furgoni da 35q in poi.

  3. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Febbraio 15, 2019

    L’educazione ad una coscienza ambientale manca e viene attuata solo grazie a iniziative spontanee, come, ad esempio, quella di Agsm, che attraverso il progetto “EnergEtica” promuove un’azione a livello della scuola primaria. Se sulla coscienza ecologica ci fosse da parte delle istituzioni e dei media lo stesso impegno profuso per cause meno importanti, forse qualcosa si combinerebbe. Ma la coscienza ambientale presuppone che esista il senso della comunità. Ed è questo che manca. Se ognuno venisse educato a ad avere consapevolezza di essere una parte del tutto, l’anello di una catena, la cellula di un organismo che si chiama famiglia, comune, regione, stato allora tutto sarebbe più semplice perché i comportamenti sarebbero conseguenti a questa visione. In pratica se io sono consapevole di non essere un individuo avulso ma una persona inserita in una comunità di destino, di valori, di interessi mi guarderei bene dall’avere comportamenti “egoistici” ( come quello di star fermo col motore acceso, dato che l’aria la respirano anche gli altri) perché essi in ultima istanza danneggiano anche me. Ma qui il discorso si fa impegnativo e va a toccare la visione dell’uomo, dello stato e la sua funzione.

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