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IL PUNTO DI NON RITORNO

Lettera Politica N. 757

La politica è l’arte del possibile. Niente è mai acquisito né perso definitivamente. Eppure, come nella vita, anche in politica ci sono situazioni dalle quali non si può più tornare indietro. Come gli aerei che decollando arrivano al punto di non ritorno.
Qualcosa del genere sta accadendo con la richiesta di autonomia del Veneto, partita trent’anni fa e sancita col referendum del 2017 con una maggioranza del 98%. Da allora è iniziata la trattativa con Roma per la cessione delle competenze e dei relativi finanziamenti, compresa l’eliminazione del residuo fiscale, ovvero della differenza fra le tasse pagate e ciò che viene restituito dallo stato in servizi.
Dapprima c’è stato l’ostruzionismo del governo di sinistra, contrario all’autonomia per principio. Poi, con l’ascesa al governo della Lega, che ha ottenuto l’istituzione di un Ministro per le autonomie, la situazione s’era sbloccata e le trattative stato-regioni (oltre al Veneto vogliono l’autonomia anche la Lombardia e l’Emilia-Romagna) sono andate avanti. Adesso siamo arrivati alla fase finale. Ed è a questo punto che il M5S nicchia, tira in lungo, perché il suo elettorato non gradisce ed esponenti di spicco sono contrari, come quei sindaci e governatori di sinistra del sud che strepitano sulla “secessione dei ricchi” e sulla “distruzione dell’unità d’Italia”. C’era da aspettarselo. Di fronte al pericolo che la tetta della vacca munta fino ad oggi venga allontanata dalla loro bocca vorace di denari che poi non sanno gestire (si pensi solo alle condizioni della sanità che costringono tanti fratelli meridionali a venire a curarsi al nord), cercano di spostare l’attenzione sul piano del risentimento, dell’invidia e della difesa di un’unità che non viene messa in discussione. I grillini, che vengono votati soprattutto al sud e che per il sud hanno fatto il reddito di cittadinanza, frenano, frappongono ostacoli.
Solo che ormai il punto di non ritorno è stato già superato. Per cui o l’autonomia si fa o la Lega se ne deve andare. Spiegando perché.

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6 Comments

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Febbraio 17, 2019

    A mio parere si tratta di una mezza burla leghista. Rincorrere, sul piano giuridico, i singoli punti di autonomia, da contrattare faticosamente, a prezzo di ovvie rinunzie, è stato un grossolano errore giuridico (voluto?). Bastava chiedere l’applicazione, al Veneto, della medesima legge dell’autonomia perla Regione Sicilia. Come trattare due Regioni in modo diverso? Quella legge è,in assoluto, l’esempio di piu’ estesa autonomia regionale, che trova il suo fondamento storico non tanto nell’indipendentismo siciliano – come certa noiosa storiografia ci fa credere – ma nel disegno di autonomia che si prefigurava, dopo la fine della 2a Guerra Mondiale , una possibile “annessione” agli USA della Sicilia, interessati ad avere un piede importante in Europa, visti gli ottimi rapporti con la Mafia, in previsione dello sbarco in Italia. i(Vessel Project, organizzato dall OSS (poi CIA) e Lucky Luciano. A Cassibile, la firma dell’armistizio vide la presenza (esiste la foto) dell’Avv. Vito Guarrasi, noto esponenente della Mafia (parente di Enrico Cuccia…). Meditate gente, meditate.

  2. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Febbraio 17, 2019

    D’accordo sulla Sicilia, ma il processo per l’autonomia non poteva prescindere dalla trattativa stato-regioni interessate, peraltro conclusa positivamente grazie all’esistenza del Ministro Stefani, veneta, leghista e ovviamente guardiano delle nostre istanze. Il problema nasce dalla sostanziale avversione del M5S, di estrazione sinistra e quindi centralista. Se a ciò s’aggiunge il fatto che i cinquestelle pascolano voti al sud i sospetto che metteranno i bastoni fra le ruote rischia di diventare in breve certezza. Da qui la necessità di una reazione da parte di Salvini, che non potrà essere diversa dall’uscita dal governo, visto che l’autonomia è nel dna della Lega e non tutelarla con il potere in mano potrebbe avere serie ripercussioni interne

  3. Gaetano Morgante
    Gaetano Morgante Febbraio 18, 2019

    Stante il momento storico attuale, mi sembra che la questione inerente le nuove autonomie regionali, oggetto di discussione, sia un tantino tardiva e inutile. Più che aumentare le nuove autonomie andrebbero cancellate quelle esistenti. A meno di non voler mettere in dubbio l’unità nazionale, pare ovvio che non possono esistere cittadini più uguali di altri, soprattutto in un periodo come l’attuale in cui le risorse scarseggiano. Trincerarsi dietro le autonomie equivale a gettare la spugna e rinunciare a perseguire l’obiettivo dell’efficientismo statale omogeneo in tutti i territori della nazione. Perseguire le autonomie locali nel mentre l’Europa ci sta massacrando è perlomeno ridicolo, equivale a cercare il vantaggio rispetto ad altri cittadini mentre l’Europa ci toglie risorse mille volte superiori. Le autonomie non ci porteranno ne benessere ne coesione ne migliori prospettive politiche, sono una bufala come il reddito di cittadinanza, uno strumento di distrazione di massa.

  4. Antonio Consolati
    Antonio Consolati Febbraio 18, 2019

    Tutto giusto caro Paolo,
    però il pragmatismo dice che senza i voti del sud le elezioni non si vincono.
    Pertanto nessuno schieramento che non sappia coniugare gli interessi del sud,
    per quanto malevoli o assistenzialisti, riuscirà mai più a governare questa Nazione.
    Se per caso nel sud veramente prendesse piede all’ombra dei 5 Stelle un movimento
    neo-borbonico faremmo la fine della Spagna………..
    Tutto ciò nonostante io condivida quanto hai scritto.

  5. Luciano Bellamoli
    Luciano Bellamoli Febbraio 19, 2019

    L’autonomia è la battaglia principe della Lega, inutile girarci attorno con i se e con i ma. Se la Lega vuole essere e continuare ad essere il primo partito italiano, deve dimostrare che è capace di mantenere l’impegno sottoscritto nel Contratto di Governo. (Nella regione Veneto si è votato per il 98% l’autonomia).
    Se ciò si avverasse, tale vittoria epocale, le riconoscerebbe ancora più credibilità e serietà , visto che i sondaggi ultimi nazionali la collocano al 37%, e nel contempo, farebbe da “apripista” alle richieste di altre regioni interessate all’autonomia. Tale conquista leghista permetterebbe alla stessa di governerà almeno per il prossimo decennio.

  6. alex
    alex Febbraio 23, 2019

    Tutto OK ma in questo quadro, come al solito,la Destra Che ci azzecca (come direbbe qualcuno) ovvero Non pervenuta.. ?
    Come si sa le Assenze in politica si pagano prima o dopo…

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