Il referendum lombardo-veneto


Lettera Numero: 690

Il referendum per ottenere lo statuto speciale che si terrà in Veneto e in Lombardia il 22 ottobre prossimo è un evento politico nuovo. E’ la prima volta nella storia della Repubblica che due regioni – e che regioni!- chiamano a raccolta i propri cittadini per legittimare le istanze autonomiste che vengono espresse da alcuni decenni. Si tratta di un atto di democrazia garantito dalla Costituzione e quindi perfettamente legale, per di più voluto dalla parte più vitale e più ricca del paese.
Per queste semplici ragioni logica vorrebbe che mancando poco più di un mese al 22 ottobre il referendum fosse oggetto dell’attenzione dei media e del mondo politico. E invece no. Il potere politico romanocentrico sta facendo di tutto perché non se ne parli e addirittura ricorre a dei mezzucci burocratici per boicottare la consultazione popolare di quindici milioni di cittadini.
Dopo tutta una serie di azioni dilatorie poste in essere nei mesi scorsi, ora il governo di sinistra impedisce l’utilizzo delle tessere elettorali per votare al referendum, cercando così di mettere in difficoltà le due regioni che l’hanno promosso ed organizzato. In un modo o nell’altro i Veneti e i Lombardi riusciranno ad ovviare anche a questo inconveniente, ma il dato politico che se ne deduce è di una gravità preoccupante.
A fronte di una consultazione democratica, legale e pacifica tendente a richiedere quell’autonomia che già hanno altre cinque regioni, Roma si mette di traverso, dimostrando una grave miopia.
Nell’intento di conservare l’ormai insostenibile status quo i sostenitori del centralismo stanno creando una situazione rischiosa proprio per loro.
Lungi infatti dal mettere in discussione l’unità nazionale il referendum e la successiva concessione degli statuti speciali a Veneto e Lombardia dovrebbe proprio esserne una garanzia.
Al contrario, qualora dopo che Veneti e Lombardi avranno espresso verosimilmente a larghissima maggioranza la volontà di ottenere l’autonomia essa non venisse concessa, si potrebbero innscare della reazioni imprevedibili con una radicalizzazione delle istanze e dello scontro con Roma.

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2 Commenti

  1. maurizio manfredi dice:

    La paura fà 90 e, come dici tu, a Roma, cercano di giocare a nascondino facendo gli indiani sul tema della consultazione o, addirittura, ponendo ostacoli e tentando di boicottarla.
    Confido, anzi ne sono certo, che tutto ciò renda Veneti e Lombardi più coriacei e determinati nel voler superare queste meschinità e tentativi squallidi e che, il 22 ottobre diano un segnale forte e chiaro a chi fà finta di non vedere e capire. Perdere o dover ” mollare ” qualcosa al Veneto e alla Lombardia è un qualcosa che Roma non si può permettere. Dove vanno a cercare denaro in alternativa? Temo però che, questa volta Roma dovrà prendere atto della faccenda in modo serio e costruttivo per non incorrere nel pericolo di una qualche forma di resistenza e violenza che non è dato, oggi, sapere dove potrebbe portare. Speriamo che il buonsenso, per una volta, prevalga.

    settembre 4, 2017
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  2. Marco Andreoli dice:

    Roma, la nostra Capitale, ha palesemente dimostrato (purtroppo) di non essere in grado di amministrare nemmeno sè stessa, figuriamoci un’intera nazione! “La città eterna” la chiamano, ma se andrà avanti ad essere amata a parole ma non nei fatti dai romani stessi forse non ci arriverà all’eternità…Il Carrozzone Statalista è terrorizzato all’idea della chiusura dei rubinetti, ma noi l’autonomia ce la siamo meritata. La Costituzione su questo aspetto viene sbandierata dai soliti “maitre à penser” manco fossero le tavole dei Dieci Comandamenti, qualcosa di immutabile nel tempo e nello spazio; senza considerare che quest’Italia a macchia di leopardo, con cittadini di Serie A (Regioni a statuto speciale + Roma Capitale) e di Serie B (Tutte le altre), è stata disegnata in un’altra epoca, ben diversa dalla realtà di oggi. Quali sono, oggi, le minoranze linguistiche che giustificano Trento come provincia autonoma? L’albanese, il romeno, l’arabo? Ho studiato per anni a Trento girando molto anche la provincia e queste sono le sole minoranze linguistiche che ho incontrato.

    settembre 5, 2017
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