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Il taglio dei parlamentari

Lettera Politica N. 781

«Riduciamo il numero di parlamentari e poi andiamo al voto». E’ il loop in cui Di Maio è rimasto intrappolato dopo che Salvini ha annunciato la crisi di governo.
Il M5S si presenta come movimento popolare ma è di proprietà privata di Casaleggio. E’ nato una decina di anni fa dai vaffa di Grillo contro i politici, ma propone il mandato zero (?!) pur di prolungare la presenza nel palazzo.
Tuttavia una volta al governo non poteva non pensare di ridurre il numero di parlamentari che per i grillini sarebbero dei fannulloni, degli incapaci, dei ciarlatani e quindi meno ce ne sono, meglio è. I poteri occulti che democraticamente stanno smantellando la democrazia ringraziano.
Si è così ad un passo dall’approvazione definitiva del progetto di legge costituzionale C.1585-BModifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.
La questione della riduzione del numero di parlamentari ha visto revisioni, modifiche e tentativi vari fin dalla II legislatura (legge costituzionale n. 2 del 1963). Ma è dalle ultime 6 legislature -subito dopo tangentopoli- che si tenta una revisione. Finora ogni tentativo è fallito, con due referendum bocciati (2006 e 2016).
Davvero in Italia abbiamo troppi parlamentari?
Il servizio studi del Senato ha pubblicato un dossier che analizza il quoziente di rappresentanza e gli effetti del progetto di legge se approvato. I parlamentari sarebbero ridotti del 36,5%.
«A seguito della modifica costituzionale muta dunque il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420».
Prima del ‘63 i deputati erano circa uno ogni 80 mila abitanti o frazioni superiori a 40 mila, e i senatori uno ogni 200 mila o frazioni superiori a 100 mila.
Su 28 Paesi membri dell’UE (compreso il Regno Unito), l’Italia è 5^ per rapporto deputati ogni 100 mila abitanti (0,9). Con la riforma sarebbe il Paese UE con il minor numero di deputati ogni 100 mila abitanti (0,7).
Il raffronto tra il nostro Senato e le altre camere simili dei paesi UE è più complesso, per la diversità di ruolo di queste camere. Ma i numeri in termini assoluti cambiano di poco.
Quindi già oggi il Parlamento italiano è in linea con la media europea. Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito hanno, di fatto, lo stesso quoziente di rappresentatività.
Dire quindi che l’Italia ha troppi parlamentari è falso.
Ma attenzione: nella palude romana in cui potrebbe essere finito Salvini, l’approvazione della riduzione dei parlamentari significherebbe una cosa: governo di galleggiamento.

Il dossier infatti cita una legge, la n.51 del 2019 la quale dispone che “Qualora, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sia promulgata una legge costituzionale che modifica il numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”.
E prevede che, in tal caso, il decreto legislativo di rideterminazione dei collegi sia adottato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge costituzionale modificativa del numero dei parlamentari.
A specchio con tale previsione, la proposta di legge costituzionale in esame prevede che l’applicazione della sue disposizioni decorra comunque non prima di sessanta giorni della sua entrata in vigore.
Tale termine mira ad assicurare un lasso temporale che consenta appunto la rideterminazione dei collegi».
Quindi oggi il taglio dei parlamentari è una tattica per ritardare la data delle elezioni. Ossia, creare un governo giallo-renzi.
I grillini fanno finta di stare dalla parte del popolo, ma votano con i poteri forti la Von Der Leyen e sono ad un passo per ridurre la democrazia limitando la rappresentanza popolare nelle massime istituzioni del Paese. A dirla tutta qualche responsabilità ce l’hanno un po’ tutte le forze politiche (vedi lettera politica n.779), ma qui (vedi lettera politica n.770) a parlare della degenerazione dei partiti il discorso ci porterebbe lontano.

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2 Comments

  1. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Agosto 15, 2019

    A completezza della inoppugnabile analisi di Marchiori che dimostra con dati e non con chiacchiere che non è vero che in Italia ci sia un eccesso di parlamentari e che quindi il taglio sbandierato è inutile e dannoso per la democrazia, c’è un’altra osservazione. Sempre sull’onda della demagogia e dell’antipolitica una decina d’anni fa sono stati tagliati anche i consigli regionali e quelli comunali, che anch’essi vanno a comporre il quoziente di rappresentanza. C’è quindi tutto un restringimento dei margini della democrazia che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la sovranità popolare. La scusa è sempre quella: risparmiare. Ma si è visto che tagliando indennità e vitalizi il risparmio è stato insignificante e la spesa pubblica ha continuato ad aumentare. A dimostrazione che non è quello il problema!

  2. Botti Eugenio
    Botti Eugenio Agosto 29, 2019

    Piena condivisione,
    ben altro si dovrebbe fare per ridurre la spesa pubblica, si potrebbe farne un convegno.

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