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Il Veneto non è la Scozia

Lettera Politica N. 550

Tutti coloro che piangono per la vittoria del no al referendum scozzese, pensando che la sconfitta dei separatisti sia una doccia fredda per i separatisti o gli autonomisti veneti, è meglio che si diano una calmata.

Le ragioni del no sono ben altre rispetto a quelle del sì all’autonomia veneta.

La Scozia per il Regno Unito quello che per noi è il Sud: una macchina mangiasoldi. Per far quadrare i conti dei suoi 5.254.000 abitanti Londra fornisce graziosamente alla Scozia la somma di 27 miliardi di sterline l’anno.

Il Parlamento scozzese, insediatosi 15 anni fa, controlla scuole, Università, sanità, giustizia, fisco ecc. Un’autonomia che noi nel Veneto c’è la sogniamo. Gli autonomisti ipotizzavano di conservare la monarchia, cosa impossibile per i conflitti di interesse che si sarebbero verificati fra la Scozia e le altre “nazioni” del Regno Unito (Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord). Avrebbero voluto mantenere anche la sterlina, ma gli  Inglesi avevano già detto chiaro che non se ne parlava proprio. Così sarebbero stati costretti all’euro, ma per questo bisogna essere membri della UE, cosa che richiede anni. E nel frattempo?  Insomma gli scozzesi riguardo al futuro dell’economia si sarebbero trovati nella ben conosciuta condizione del marito che si era evirato per far dispetto alla moglie, con i redditi del petrolio in calo, una modesta componente turistica, una minima produzione agricola, e la produzione di un eccellente whisky. Tutti questi fattori devono aver fatto pensare agli Scozzesi meno ideologizzati che era meglio non cambiare.

 

Per il Veneto le cose sono opposte: fino a qualche tempo fa il Veneto (anzi il “Nordest” ) era la locomotiva d’Italia eversava a Roma anno per anno il 78% del suo totale gettito fiscale, ovvero 72 miliardi di euro e ne riceveva di ritorno 51 miliardi che coprivano il 24% delle sue spese. Così la regione si trovava a versare nelle voraci fauci del Sud la non trascurabile somma di 21 miliardi. Situazione perfettamente opposta a quella dello Scozia: un’economia trainante che solo governi dissennati e un’esagerata tassazione  riescono a far andar male.

La secessione o una forma importante e seria di autonomia permetterebbe ai Veneti di governare meglio l’economia. Resterebbero due problemi: la moneta e l’appartenenza alla UE. E’ evidente che non si potrebbe continuare ad usare una moneta governata unicamente a favore della Germania e che non potremmo permanere con la  camicia di Nesso dei cervellottici provvedimenti UE che ci strozzano di giorno in giorno.

Non è vero che l’abbandono dell’euro sia una catastrofe. I primi momenti sarebbero duri, ma poi le cose si sistemerebbero con la ripresa dell’economia. È singolare che non solo il Regno Unito, ma anche l’Ungheria di Orban stiano uscendo dalla crisi con politiche opposte a quella della UE.

 

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