Press "Enter" to skip to content

Il vento del sud soffia contro l’autonomia

Lettera Politica N. 169

L’autonomia è stata uno dei principali temi che hanno favorito l’ascesa della Lega a primo partito del centro-destra.
Era il 22 ottobre del 2017: 400 mila veronesi andarono a votare; il 98,3% votò a favore!
Chi è favorevole alla piena applicazione dell’art. 116 della Costituzione Italiana non vota solamente Lega. Lo dicono i numeri: alle elezioni del 2018 la Lega prese quasi 210mila voti. E gli altri 200mila? 
Buona parte proviene certamente da un elettorato non leghista ma di centrodestra. Tra questi, elettori di Fratelli d’Italia. Anche se il partito a livello romano si è schierato contro e ogni tanto non perde occasione per tacere sull’argomento. Almeno per evitare l’imbarazzo di chi lavora per far crescere i consensi sul territorio. 
L’Officina, per esempio, ha sostenuto la campagna referendaria costituendo un Comitato per l’Autonomia, tuttora attivo, e ha dato un contributo importante al dibattito sull’autonomia.
Le indicazioni dei veneti hanno trovato adeguata rappresentanza nel governo per la quota parte leghista, esprimendo addirittura un ministro come Erika Stefani (senza dimenticare la presenza dell’on. Fontana). Ma dopo oltre un anno siamo ancora punto a capo: i veneti iniziano a sentirsi traditi.
Fanno bene i presidenti Zaia e Fontana a dirsi stufi e a battere i pugni sul tavolo. Soprattutto Zaia che sa di avere le elezioni regionali alle porte. Non a caso ha dichiarato che:
«Non fare l’autonomia vuol dire non dare più senso a questo governo» . E’ quello che pensano molti elettori.
Il problema di questo governo è che è ostaggio di un forte vento proveniente da sud. I primi a soffiare sono i pentastellati che sono i principali sindacalisti dell’assistenzialismo. Ma ci sono anche esponenti di altri partiti a soffiare contro l’autonomia. 
Chi non la vuole è perché sa cosa comporterebbe dover adeguare certe regioni ai livelli di spesa di Veneto e Lombardia, sa cosa significherebbe dover assumersi responsabilità sull’enorme debito prodotto con i servizi sanitari scadenti di certe regioni. Temono la concorrenza degli insegnanti del nord in materia scolastica, sono spaventati dall’idea dei costi standard. Hanno il terrore di cambiare approccio culturale e passare da una cultura assistenzialistica ad una sussidiaria, in cui la solidarietà e l’unità nazionale non viene meno, ma nemmeno viene più giustificato la spreco di soldi pubblici nei tanti rivoli del “magna-magna”.
In Veneto, tanto per dire, il reddito di cittadinanza non ha trovato grande ospitalità tanto che è la regione con meno richieste, ma anche perché 2 su 3 disoccupati trova lavoro entro 12 mesi. Questione di mentalità, non solo di opportunità
Deve tornare a farsi sentire forte il vento del nord. In particolare sui partiti che parlano di difesa del popolo, di sovranità, di lotta contro i poteri forti. E’ anche il miglior modo per non alimentare le spinte secessioniste. Le prossime elezioni regionali sono alle porte, meglio mettersi al riparo da brutte sorprese.

25164 visite totali 2 visite oggi

Like
Like Love AhAh Wow Sigh Grrr
12

3 Comments

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Luglio 22, 2019

    Completamente d’accordo. In termini di tattica politica, io avrei prima vinto le elezioni e fatto un accordo Lega-FDI e poi, solamente poi, avrei affrontato il problema.
    La Lega avrebbe potuto barattare un po’ di careghe con FDI e portarsi a casa l’Autonomia (in larga parte).
    Oggi, con i fankazzisti grillini e ed un premier che non Conte niente…no otterremo niente. Purtroppo

  2. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Luglio 22, 2019

    Il 116 è stato portato in Costituzione con un occhio al sud, non al nord come molti ora affermano. Il nord, con Bossi e “Roma ladrona” e quindi Padania ha risvegliato l’autonomia proprio contro quel sud che ha mal meritato dello Statuto Speciale (Sicilia). Quello di Zaia e Fontana (più il primo che il secondo) è la ripresa della autonomia, minoritaria allora, sostenuta dai socialisti che fin dal 1919 intervenivano per la totale autonomia di Alto Adige e Trentino. In effetti è vero che la grande maggioranza del voto al referendum era leghista ma anche PD, tirato per i capelli da un gruppo interno, ha votato e tutto lascia pensare a stragrande maggioranza. Dopo di che è necessario ragionare un po’ di più su quello che significa autonomia anche solo ferma al 116. Significa stravolgere l’assetto italiano, con conseguenze importanti. Una struttura autonomistica con realizzazione piena del 116 non si può fare se non correlata strettamente ad un aggancio rigido con EU. Che è quello che Salvini non vuole. Salvini che cerca voti al sud è il primo nemico della autonomia di Zaia.

  3. GIORGIO MARIA CAMBIE'
    GIORGIO MARIA CAMBIE' Luglio 22, 2019

    L’ autonomia nel dopoguerra è stata data perché la Sicilia, con l’ appoggio dell’ America che aveva usato la mafia per conquistare l’ iscla, stava richiedendo l’ indipendenza ( Salvatore Giuliano ecc.) quindi l’ autonomia è stata un ripiego per sistemare le cose.
    Più o memo la stessa cosa per il Trentino- Alto Adige col patto De Gasperi-Gruber. Il Lombardo-Veneto + l’ Emilia- Romagna + (prossimamente) il Piemonte sono la locomotiva di tutt’ Italia. Persino nella scuola ( vedansi test INVALSI) c’ è una forte differenza fra il nord e il sud. E’ logico che abituati all’ assistenzialismo con i fondi del nord, al sud non vogliano cedere nulla. E’ troppo comodo controllare tutto da Roma. Conte in questa faccenda parla con lingua biforcuta,. a parole si dice disposto alle autonomie; in pratica butta la sabbia negli ingranaggi perché si fermino. Forse aveva ragione il Cavour nel suo primo progetto che ipotizzava l’ Italia divisa in tre stati: Il Nord, gli Stati della Chiesa ed il Regno delle Due Sicilie, anche se poi il progetto andò buco per l’ opposizione del re di Napoli. Comunque l’ autonomia, prevista dagli articoli che riecheggiano situazioni dell’ URSS di allora nella costituzione è ormai in marcia e sarà difficile che un Contr o l’ armata Brancaleone di 5 stelle possa fermarla.

Rispondi a Roberto Gallo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

[sg_popup id=3]