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Immigrazione: Atto Secondo

Lettera Politica N. 604

Siamo al secondo atto della contro-commedia che si oppone al lavaggio del cervello ad opera del Quarto Potere. Nel primo atto ho concluso dicendo che l’Europa nichilista ha ucciso Dio, e uccidendo Dio sta uccidendo sé stessa.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri Dio nel problema immigrazione; io credo che c’entri dal momento che l’immigrazione proveniente dal Mediterraneo e dal Medio Oriente riguarda milioni di cristiani in fuga dalle proprie terre perché credenti nel medesimo Dio pregato in Europa, ma minacciati da animali con sembianze umane che nel nome di un non precisato Allah distruggono, saccheggiano e uccidono, con sentiti ringraziamenti per i finanziamenti americani. Dio c’entra perché la forte immigrazione proveniente da quelle terre necessariamente urta con l’identità culturale europea, che non è certo un’identità islamica, eppure tra i migranti vi sono coloro che professano un credo diverso se non opposto al nostro, e soprattutto professano un credo profondamente teocratico sul piano politico. Dio c’entra perché l’Europa si trova divisa sulle scelte da fare per governare l’immigrazione proprio perché ha deciso di uccidere Dio, e quindi di privarsi di una sua componente identitaria che ne ha caratterizzato la cultura e le istituzioni, e con questo suicidio identitario ha deciso di sterilizzare i propri cittadini raccontando la favola che chi arriva da fuori rimpiazzerebbe senza danno chi non si è voluto far nascere.

Il problema dell’immigrazione è quindi un problema che coinvolge interamente la vita sociale europea con conseguenze che potrebbero rivelarsi devastanti, e pretendere di risolverlo accogliendo o respingendo tutti tout court è pura follia politica.

Ma faccio un ulteriore passo avanti:

Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, al punto 298 si indica nei criteri di “equità” ed “equilibrio” la condizione fondamentale per regolamentare i flussi migratori, che gli immigrati vanno accolti in quanto persone e che devono integrarsi nella vita sociale, ma allo stesso tempo vanno favorite tutte quelle condizioni che consentono maggiori possibilità di lavoro nelle proprie zone di origine.

Da questo passaggio quindi, quali proposte politiche si potrebbero avanzare? Ne abbozzo solamente due:

  1.  Dare priorità allo sviluppo in loco
  2.  Selezionare i migranti
  1.  Dare priorità allo sviluppo dei popoli in loco:

Significa garantire a tutti i popoli la possibilità di vivere in pace nelle proprie terre, quindi soccorrerli anche con interventi militari allorquando siano minacciati come nel caso dell’Isis.

Significa anche non dare adito che l’Europa e i Paesi membri siano la panacea dei loro problemi, qui non scorre latte e miele.

Significa avere coscienza storica e onestà intellettuale riconoscendo il ruolo delle multinazionali che in quei luoghi si comportano come dei coloni sfruttatori creando più fame che sviluppo.

Significa quindi attuare a livello globale il principio di sussidiarietà favorendo l’autentico sviluppo dei popoli e garantendo a tutti il proprio. Ma finché ci saranno Ban Ki Moon e Obama che diranno agli africani di legalizzare i matrimoni gay in cambio di aiuti umanitari, ivi compresi gli aiuti militari per combattere Boko Haram, il principio di sussidiarietà rimarrà al palo come il federalismo in Italia.

  1.  Selezionare i migranti

Potrà sembrare razzistico, ma uno Stato non può accettare l’anti-Stato, in tal senso le culture che sono inconciliabili con la propria non possono ottenere diritto d’asilo, perché difficilmente assimilabili nel contesto sociale e si arriverebbe a quei fenomeni di intolleranza registrati ad esempio nelle Banlieu francesi o nei sobborghi nord europei, per non parlare dei quartieri musulmani inglesi con tanto di tribunali islamici, o peggio ad avere in casa propria il terrorismo islamico che mira alla conquista europea. Inoltre andrebbe favorita l’immigrazione intellettuale, allo scopo di formare quelle menti che poi tornerebbero nelle rispettive patrie per dare un valore aggiunto ai propri popoli. Non sarebbe solidarietà anche questa?

Infine ci sarebbe anche un terzo punto politico: mandare a casa quei politichetti che da un lato promettono ruspe senza carburante, e dall’altro aprono le braccia a chiunque senza alcun criterio.

Poche sollecitazioni, in attesa del prossimo atto della commedia di massa.

continua…

 

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