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Immigrazione: Atto Terzo

Lettera Politica N. 605

Ho davanti a me una minestra di zucca mentre ascolto un telegiornale. Il mantra è quello assillante degli ultimi giorni: la tragedia dell’immigrazione e la morte del bambino sulla spiaggia. Ed ecco che si alza il sipario ed inizia il terzo atto della commedia: il conduttore del notiziario esordisce dicendo che il giorno dopo la drammatica foto del bambino tutti hanno cambiato atteggiamento, tutti sono diventati consapevoli del dovere di accogliere. Passa qualche istante, giusto per ricordare agli spettatori che uno Stato sovrano come l’Ungheria usa il pugno duro e identifica tutti – ma proprio tutti – i profughi in transito, e si propone un confronto tra il cattivo premier ungherese che ha definito i leader europei degli incapaci e la nuova immagine della Merkel, definita “madre protettrice degli esuli”. La cattiva Merkel del rigore fiscale si trasforma nella santa patrona dei profughi. A ruota prosegue il mantra e viene intervistato Gad Lerner presente ad un Forum economico in corso a Cernobbio, il quale sembra aver già letto i precedenti articoli ed afferma sostanzialmente che è inutile arroccarsi nei concetti di ius soli e ius sanguinis per rivendicare un’identità che rievoca antichi nazionalismi. Anzi, addirittura l’immigrazione in corso sarebbe di buon auspicio per l’economia europea dei prossimi anni.

Insomma, apriamo le braccia e facciano ammenda coloro i quali sollevano obiezioni per una maldestra interpretazione della solidarietà denunciando i pericoli di un fenomeno che il Pentagono ha quantificato in vent’anni di durata. E infatti per molti leader europei pare comune declassare i flussi migratori da emergenza a fenomeno che durerà nel tempo. Quasi che l’invasione se fatta a piccoli passi sia meno invasione.

Ma nella commedia occidentale si inseriscono anche i brutti e cattivi Paesi dell’Est, e la Russia che con Putin afferma che quanto sta accadendo è il risultato delle politiche attuate in Medio Oriente ed Africa dai Paesi Occidentali. Ma Putin è il cattivo, e quindi bisogna ascoltare i buoni, possibilmente se socialisti, quelli che usano le drammatiche immagini di un bambino annegato per inculcare il senso di colpa e far accettare quanto i Comuni italiani dovranno subire: la micro-accoglienza. Non c’è da stupirsi quindi se l’UE si stia orientando addirittura verso le sanzioni di chi rifiuterà le quote di immigrati imposte. E non c’è da stupirsi se Giorgia Meloni viene ripresa dall’ufficio governativo dell’UNAR per aver espresso delle opinioni legittime ma contrarie al copione già scritto. E’ la commedia di massa che deve seguire il copione, intriso di sentimentalismo e ben attento a non offrire la verità, che predica l’amore libero e indistinto e condanna chi cerca di porre razionalmente dei limiti al tutto è possibile.

Siamo forse all’eutanasia dell’Europa?

Non ne sono convinto, sebbene un illustre filosofo come Massimo Cacciari vada argomentando che “tentare di fermare l’inevitabile sia antistorico ed inutile”, tanto nel 2050 metà della popolazione europea sarà di origini extra-comunitarie, e penso che sia legittimo ribadire con Marcello Pera che “la carità e la misericordia sono nostri doveri” – perché parte integrante della nostra cultura – “ma non devono essere trasformati in diritti degli altri”, e questa sottile linea di confine tra dovere e diritto la dice lunga su quale linea politica ci si dovrebbe orientare: identificare gli sconosciuti che arrivano, accogliere chi merita di essere accolto e nella misura in cui è sostenibile l’accoglienza dal punto di vista economico e sociale, espellere chi non merita assistenza. Ma soprattutto creare le condizioni necessarie per impedire le partenze, perché i problemi si devono risolvere a monte, non soltanto a valle, ciò significa capire che è legittimo distruggere i barconi sulle coste libiche prima che si riempiano per un nuovo viaggio, e significa pensare seriamente di mandare dei contingenti militari direttamente sui luoghi di partenza, perché se è vero che molti migranti fuggono da guerre, allora significa che queste popolazioni necessitano di essere difese, e non si difendono certo lasciando che spopolino le proprie terre compiendo così la volontà di chi li vuole cacciare.

L’opzione militare sarà anche l’ultima da pensare, ma il Presidente della Repubblica ha parlato di germi della terza guerra mondiale seminati dal terrorismo, ebbene, prima che questi germi si trasformino in mostri è il caso di eliminarli, o loro elimineranno noi. Che sia questo l’epilogo della commedia buonista?

continua…

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