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IMMIGRAZIONE E DEPORTAZIONI DI STATO

Lettera Politica N. 643

L’Italiano medio, categoria alla quale mi onoro di appartenere, non capisce la politica del governo sull’immigrazione. Siamo giunti al paradosso che le proteste degli italiani hanno portato Boschi, Boldrini e Kyenge a tacciarli di razzismo e xenofobia.

Sullla Treccani alla voce “razzismo” sta scritto: “concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.”
Ala voce “xenofobia”: “fin dall’antichità molti popoli o gruppi sociali tesero a chiudersi agli altri, escludendo o discriminando i diversi, con un atteggiamento che si può definire xenofobo o etnocentrico più che razzista in senso proprio, per la mancanza di un esplicito riferimento a una superiorità biologica.”

E invece sarebbe un atto di generosità strappare persone ( i “migranti” secondo il politicamente corretto) alla propria terra, alle loro tradizioni, privandoli dell’identità e dei legami famigliari senza dar loro la minima speranza di rivederli riallacciati?
Ho usato il verbo “strappare” perché non è vero che li “accogliamo”, ma li andiamo letteralmente a prendere appena salpati, certamente più vicino alle coste della Libia che alle nostre.
E con quali costi!
Non potremmo invece usare questi soldi per esportare strutture, servizi e sostegno nelle terre da dove vengono questi poveretti in modo da aiutarli veramente a costruirsi un futuro invece che costringerli ad essere nomadi sgraditi o peggio, pericolosi, in mezza Europa? Tra l’altro, laddove l’abbiamo fatta, questa operazione ci è riuscita bene, se è vero come è vero che le maggiori infrastrutture, ad esempio della Libia, sono ancora quelle italiane edificate in epoca fascista.

Nel 2015 lo stanziamento per le missioni all’estero per solo 9 mesi è stato di 868 milioni, vale a dire quasi l’intero Fondo missioni 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Solo per le attività militari se ne vanno 2,8 milioni al giorno! Quindi il costo può essere arrotondato ad un miliardo l’anno (Fonte: Il Fattoquotidiano).
”Per fronteggiare i costi complessivi dell’accoglienza del 2015 il ministero dell’Interno ha stimato in 918,5 milioni le spese relative alle strutture governative e temporanee, e in 242,5 milioni le spese relative ai centri Sprar, per un totale quindi di 1.162 milioni” (Fonte: rapporto sull’economia dell’accoglienza – La Repubblica).

Bene, da cittadino medio e mediamente dotato di buon senso, mi chiedo: sarebbe così folle ipotizzare di destinare i fondi delle missioni all’estero (spesso inutili) e destinare queste somme nei paesi da dove provengono i “migranti”?
Scappano dalla fame? Con questi soldi creiamo strutture, coltivazioni, impianti.
Scappano dalla guerra? Difendiamoli con i nostri soldati, meglio impiegati che far la guardia ai sassi dell’Afghanistan.
Non prendere in considerazione soluzioni semplici significa che c’è malafede (leggi: business dell’accoglienza) e che i veri razzisti e xenofobi sono i nostri governanti, ma nei confronti degli italiani.
Ridiamo l’identità e una terra a questa gente e restituiamo l’identità, il territorio, le tradizioni agli italiani, o i nostri figli tra dieci anni studieranno il corano (il minuscolo è voluto) mangiando kebab.
Se non ci sarà il Ramadan.

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One Comment

  1. fabio
    fabio Agosto 11, 2016

    Caro Paolo, hai fotografato il mio pensiero alla perfezione! …risparmiandomi così il tempo per metterlo per iscritto 😉 , ergo copio e incollo. grazie

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