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La base del terrorismo

Lettera Politica N. 624

Ve le ricordate le Brigate Rosse? Negli anni ’70/’80 hanno gambizzato, ammazzato, rapito e rapinato in lungo e in largo per l’Italia, arrivando addirittura a sequestrare  Aldo Moro, a processarlo e ad assassinarlo. Si trattava di un’organizzazione di stampo politico-militare che attuava la lotta armata per la conquista del potere, perseguita anche da organizzazioni parallele, che si muovevano con altre sigle ( Nuclei Armati Proletari, Prima Linea, ecc.). Le BR operavano attraverso delle cellule combattenti, dietro le quali esisteva tutta una rete di supporto logistico, legale, organizzativo, culturale, organizzativo. Esse non avrebbero però potuto nemmeno esistere se alle loro spalle non avessere avuto ciò che più è indispensabile: un’area di consenso popolare. Limitata magari alle componenti più estreme della sinistra, ad ambienti intellettuali e operai, ma presente nella società.

Lo stesso si può dire dell’Ira, l’Irish Republican Army, che ha insanguinato l’Inghilterra e l’Ulster per qulche decennio con la finalità di ottenere l’indipendenza dal Regno Unito ed unirsi alla Repubblica d’Irlanda. Se i miltanti dell’Ira non avessere goduto di una vasta base di consenso presso la popolazione irlandese e cattolica dell’Ulster, la regione dell’Irlanda facente parte della Gran Bretagna, sarebbe per loro stato inimmaginabile condurre quella lotta sanguinosa contro Londra che ha segnato quasi tutta l’ultima metà del ‘900.

Lo stesso si può affermare per i fedayn palestinesi, per i talebani dell’Afghanistan, per l’Eta, l’esercito di liberazione dei paesi baschi e per tutti quei movimenti terroristici di una qualche rilevanza.

Insomma, nessun movimento terroristico può agire se non ha una solida base di consenso. I gruppi di fuoco o i cosiddetti “kamikaze” che si fanno esplodere rappresentano sempre la punta di un iceberg, sono l’espressione di qualcosa che esiste realmente e che è diffuso nell’ambiente che li esprime.

C’è bisogno di aggiungere altro per capire come si combatte il terrorismo islamico?

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9 Comments

  1. Davide
    Davide Marzo 25, 2016

    Scusate io condivido spesso le vostre posizioni però non paragonate l’ira ai terroristi rossi e musulmani . L’ira è un’organizzazione patriottica e di difesa dei cattolici dagli occupanti Orangisti che li brutalizzavano con la Ruc, l’Uvf e li privavano dei diritti quali il voto e li discrimina vano nella vita sociale. Tra la perfida Albione e l’ira non c’è alcun dubbio su da che parte stare

  2. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Marzo 25, 2016

    Caro Davide, la mia citazione dell’Ira non è intesa a paragonarla all’Isis o alla Br. Conosco bene le differenze, che sono enormi. Il mio intento è di dimostrare con paragoni storici che nessun fenomeno terroristico, a meno che non si consideri il gesto isolato di qualche singolo fanatico, può esistere senza una solida base di consenso popolare. E l’Ira, proprio per quanto affermi, ne è un esempio calzante in quanto ha goduto dell’appoggio della popolazione cattolica irlandese. Si potrebbe aprire una discussione quali fenomeni siano da etichettare come terrorismo e quali no. Ma qui il discorso si farebbe lungo, anche se interessante, e meriterebbe un diverso contesto di comunicazione.

  3. Paolo
    Paolo Marzo 25, 2016

    Ma diciamolo pure fuori tra i denti se non ci fosse una volontà politica e un’appoggio logistico come potrebbero circolare armi e esplosivi?
    Avete un ricordo della cosiddetta strategia della tensione ?

  4. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Marzo 26, 2016

    Ho ben presente “la strategia della tensione” perché quegli anni li ho vissuti, stando per di più dalla parte che veniva accusata di costruire quelle trame nere che poi, pian piano, è emerso che erano bianche. E’ però sempre difficile trovare il capo della matassa di relazioni, infiltrazioni, interessi, apparati dello stato più o meno deviati, tradimenti, soldi, furbizie, esaltati che vanno a comporre il fenomeno del terrorismo. Di quegli anni in cui c’erano gli attentati “di chiara marca fascista” mentre le Brigate Rosse erano sempre “sedicenti” un po’ di verità è venuta a galla, ma non tutta. E allora bisogna sempre ricorrere ad un esercizio che funziona sempre: la ricerca del “cui prodest”. Una volta capito a chi giova o ha giovato è più facile avvicinarsi se non cogliere la verità. Ciò vale per allora, ma vale anche adesso. Chiediamoci, tanto per capire, a chi giova tutto questo? Chi trae vantaggio dal terrore e dalle morti di massa e casuali?

  5. maurizio manfredi
    maurizio manfredi Marzo 26, 2016

    Mi sembra chiaro che fra il terrorismo di vecchia data ( Brigate Rosse x la parte comunista e le varie sigle per quanto riguardava la destra e i neofascisti ) e quello attuale a marchio Islamista ci sia una grossa differenza. Quello degli anni sessanta e settanta era un terrorismo di chiara matrice politica, quello attuale di stampo Islamico è, o viene spacciato quale lotta di tipo religioso. Salvo poi, semmai, andare a indagare e portare alla luce che è, magari, invece, intrecciato alla politica e anche a interessi diversi ( vedi: petrolio, traffico e vendita di armi e chi più ne ha ne metta ! ). Fino a che non si porrà un freno allo strapotere delle grosse aziende che producono, appunto, armi ed armementi di vario genere e che, se non ci sono guerre, non possono fare profitto…beh…dubito fortemente che queste ondate di terrore potranno terminare. E’ lì che bisogna colpire. Non è andando in cerca di qualche cellula terrorista che si risolve il problema. Una ne smantelli e dieci ne nascono! Togliamo dal mercato le armi e il tutto si risolve. Rimarrà, sì, qualche esagitato che potrà ancora provocare dei danni con armi bianche ma, nulla a che vedere con le stragi che armi ed esplosivi possono provocare. O sbaglio?

    • Renzo greatti
      Renzo greatti Marzo 28, 2016

      Troppo semplice quanto proponi, homo homini lupus. L’interesse economico ed il profitto rappresentato dal petrolio ormai è un alibi, petrolio ne trovi ovunque, sono più i siti inesplorati per la ricerca di quelli esplorati, no, stai proponendo quello che dice Bergoglio cioè qualcosa di irrealizzabile, restiamo con i piedi per terra, hai vissuto con quella gente ? Conosci il corano ? Hai mai sentito la parola infedeli ? Perché falliscono le primavere arabe ? Hai un’idea della differenza che c’è in tutti i termini, economici e civili, fra India e Pakistan ?
      Fino a quando (cioè mai) non si decideranno a rivisitare il corano in chiave moderna, a reinterpretarlo, a mettere in discussione certi concetti che risalgono a 1500 anni fa, non ne usciremo mai e ciò sarà dovuto solo ed esclusivamente a loro e non al concetto caro alla nostra intellighentia radical schic che dice che non facciamo abbastanza per capirli, per integrarli, manco fossero bambini dell’asilo. E’ un tumore, una volta era confinato, ora in epoca global è in piena metastasi, la chemio non basta più.

  6. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Marzo 28, 2016

    Effettivamente la questione araba ha radici più profonde di quel che appare ad una lettura superficiale dei fatti. Esiste, nel mondo arabo, inutile far finta di no, un’innegabile avversione per l’Occidente. Ciò è dovuto, come dice Renzo Greatti, ad una profonda diversità culturale – si pensi solo al ruolo della donna o al fatto che là religione e politica sono un tutt’uno- ma anche a tutta una serie di errori compiuti dall’Occidente, a cominciare dalla decolonizzazione. L’Europa avrebbe dovuto essere il loro interlocutore naturale, pur nella diversità. E fino al 1967 lo è stata. Poi tutta una serie di scelte sbagliate, ispirate soprattutto dagli Usa, hanno scavato una spaccatura sempre più profonda. Gli arabi, sentendosi minacciati da Israele e dalla globalizzazione voluta dal liberal-capitalismo, hanno attuato un’involuzione culturale che li ha riportati indietro di qualche secolo al fine di rimarcare la propria identità. Di qui il fondamentalismo religioso che, non essendoci appunto in quella società separazione con la politica, ha avuto subito i suoi effetti nefasti. Mattei aveva capito quale era la strada per l’Europa. Ma l’hanno fatto fuori. E questo dice tutto. Il resto è cronaca. Indietro non si può tornare. Quel che è stato fatto è fatto. Questo vale per il nostro rapporto col mondo arabo, ma anche con l’Africa, dove la decolonizzazione ha fatto scempio per favorire gli interessi delle multinazionali. La prima cosa da capire è di chi sono le responsabilità, sia quelle prossime che quelle remote. Fatto questo, e lo si può fare solo conoscendo la storia, bisogna prendere atto che vanno rivisti da cima a fondo tutti i rapporti fra Europa e Africa e Vicino Oriente. Il problema è che questa Europa è asservita a terzi e non fa gli interessi dei popoli che la compongono. E allora non ci resta che agire sulle cause prossime, prendere le armi e sbarazzarci dell’Isis. Consapevoli però che poi, se non si rimuovono le cause remote, morto l’Isis salterà fuori qualcos’altro…

  7. Sergio Stancanelli
    Sergio Stancanelli Marzo 30, 2016

    Agosto 1945, il Giappone stenta a capitolare. Una bomba atomica su Hiroshima dovrebbe convincerlo. Non è così: ma una seconda, su Nagasaki, raggiunge lo scopo. 78mila morti e, rispettivamente, 39mila ne evitano alcuni milioni successivi. E’ quel che ci si aspettava dopo i primi attentati di Parigi: «Avviso ai terroristi, per ogni attentato compiuto, un bombardamento a tappeto sulle vostre popolazioni. Se non basta, ricorreremo a un paio di atomiche». E’ certo che gli attentati sarebbero scomparsi istantaneamente e definitivamente, se non altro dopo i primi bombardamenti. Anzi, quando qualche incorreggibile avesse voluto proseguirli, la stessa popolazione sua sarebbe insorta contro di lui impedendoglielo. Ma che cosa possiamo fare, non siamo i reggitori del mondo: e neanche del nostro Paese. Renzi dopo i primi attentati proclamò che – Con gli attentatori bisogna trattare – , e ora dopo gli ultimi dice che – Stavolta l’Unione europea vada fino in fondo – . Bontà sua, meglio tardi che mai, come commentò mia moglie quando le dissi che grazie alla spiegazione di un’amica avevo capito cosa intendesse quando mi diceva «fammi male». Per intanto, capi di Stato e di Governo condannano gli attentati (nel caso qualcuno avesse creduto che li approvassero), uno li definisce ignobili (ed io che li credevo nobili!), un altro vili ed infami; i responsabili della difesa rendono noti urbi et orbi i provvedimenti adottati sì che gli attentatori possano guardarsene; la stampa ci informa che i massacri sono stati rivendicati dall’Isis (non sarebbe più opportuno dirli confessati? i delinquenti confessano, non rivendicano) e che al criminale reo di tanti massacri viene consentito dettare condizioni. Abbiamo e avete capito bene: il prigioniero detta condizioni. E in risposta, nessuno gli ha rotto tutti i denti e preso a martellate i testicoli.

  8. maurizio ragno
    maurizio ragno Aprile 2, 2016

    Caro Paolo Quello che sta accadendo fa parte del percorso di EMANCIPAZIONE dei mussulmani, percorso che avviene a SPESE NOSTRE, poiche per ogni bomba che esplode muore un mussulmano, contro 30/50 morti europei e 100/200 feriti europei. Negli europei capita anche qualche mussulmano emancipato che vuole vivere tra noi.Il bandolo della matassa, secondo me, sta in due origini/storie parallele: la QUESTIONE PALESTINESE, e la STORIA del PETROLIO, che sono tra loro connesse. ISRAELE e’ stato voluto come ‘’cane da guardia’’ del medio oriente petrolifero. Il petrolio Saudita ed in generale del GOLFO e’ la seconda piaga. Sono stati favoriti stati mussulmani pieni di petrolio pensando di avere INFLUENZA e CONTROLLO su di loro con il semplice formarsi di iniziative comuni petrolifere e non come ARAMCO, e non si e’ pensato ad un coinvolgimento PARITARIO stile GIAPPONE del dopoguerra, creando un paese che e’ PASSATO dal MEDIOEVO PROFONDO, ad una delle nazioni piu’ civili ed economicamente potenti (anche senza petrolio) del mondo. Figlie di queste geniture politiche sono state le DUE GUERRE del GOLFO della dinastia BUSH. Gli americani (e l’EUROPA…non l’EURO) DEBBONO cambiare la loro politica in medio oriente iniziando con una PACE ONOREVOLE tra ISRAELE e PALESTINESI, facendo si che si formi uno STATO PALESTINESE MODERATO E MODERNO che insieme a quello che resta della TUNISIA, possano ricomporre quella PRIMAVERA araba, che e’ l’unica ‘’rivoluzione endotermica’’ possibile atta nel tempo a EMANCIPARE un ISLAM miliardario, convincendolo dal basso, e da dentro, che il medio evo e’ ormai PASSATO……..e che anche le donne possono guidare una automobile.

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