La contraddizione nel governo


Lettera Numero: 742

C’è qualcosa di importante nelle dichiarazioni che il capo del governo Conte ha rilasciato a Salisburgo in un summit europeo sull’immigrazione. L’ineffabile premier ha detto che è la redistribuzione degli immigrati clandestini la strada da seguire nell’affrontare il problema degli sbarchi. Il che significa: non chiusura delle frontiere, ma accettazione della loro violazione e successiva distribuzione dei clandestini in tutto il continente.
Si tratta di una presa disposizione rivelatrice di tutto un background culturale, di una visione allineata sul buonismo ipocrita e cosmopolita del Pensiero Unico. E’ la rivelazione di come il capo -si fa per dire- della coalizione giallo-verde concepisca l’integrità delle frontiere nazionali ed europee. A lui va bene così. Che continui pure l’invasione. Tutt’al più mettiamoci d’accordo su quanti immigrati prendere a testa. Anzi, afferma Conte, se qualche stato non vuol prendersi la sua parte di africani, beh, che paghi quelli che lo fanno.
Questa è la posizione del capo del governo! Come può essere d’accordo Salvini? Come possono essere d’accordo tutti quegli elettori che hanno dato il voto alla Lega proprio per rimarcare la sacrosanta volontà di bloccare l’immigrazione illegale?
A primavera ci saranno le elezioni europee. Le più importanti da quando esiste l’Ue in quanto si scontreranno due opposte visioni dell’Europa. Quella di Macron e quella di Salvini. Quella dell’Europa dei banchieri e quella dell’Europa dei popoli. Quella del meticciato e quella dell’identità. Quella delle oligarchie e quella della democrazia. Quella dell’accoglienza indiscriminata e quella del “padroni a casa nostra”. Conte ha rivelato da che parte sta. In linea col ministro della Difesa che manda la nave Diciotti a prendere gli africani in acque internazionali e non con Salvini che non li voleva fare sbarcare. Le elezioni europee sono la dead line: non potrà più continuare l’equivoco di un governo con due linee opposte su un problema fondamentale com’è quello dell’immigrazione.

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2 Commenti

  1. Roberto Gallo dice:

    La questione dell’immigrazione non è, a mio avviso, una questione politica tout court ma un disegno mondialista già redatto prima della WW2. Quindi la posizione dei leaders europei è solo la voce di un cervello che non è il loro. Ritenere che un premier, Salvini e/o Orban possano cambiare il predestinato – secondo i registi sorosiani e talmudici – futuro Europeo, è una pura illusione. Se Salvini costituisse un pericolo, visto che sembra impossibile attaccarlo con le armi della magistratura rossa, potrebbe sempre incappare in un incidente alla J.Heider o avere un improvviso attacco di cuore …
    L’unica arma che abbiamo sono le elezioni europee semprechè la questione dell’immigrazione non venga “deviata” sul razzismo e, con l’incombente Procura Europea, pronta ad occuparsi di razzismo ma non delle varie mafie che governano i mercati europei, l’arresto con l’accusa di “razzismo” diventerà il leit motiv dei prossimi mesi. Ecco perchè quel voto popolare potrebbe avere una valenza storica.

    settembre 24, 2018
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  2. Gaetano Morgante dice:

    Il premier Conte deve riuscire a ballare il tango in un negozio di cristalleria, il che significa che deve contemporaneamente tenere a bada l’Europa e i partiti che rappresenta. Di fatto un nutrito numero di Paesi europei che vanno ben oltre al gruppo di Visegrad non intende accogliere i migranti con il principio della equa suddivisione, quindi la proposta di Conte suona un pò come la proposta di un rappresentante di vini ad un pubblico di astemi, ovvero propongo quello che comunque non verrà mai accettato, tant’è che tutte le ultime riunioni su questo tema dell’Unione Europea si sono concluse con un nulla di fatto. Altra domanda riguarda invece come si comporterà l’Unione europea sapendo per certo che dalle prossime elezioni uscirà un parlamento europeo in maggioranza antieuropeista? Quali manovre intende portare avanti l’establishment globalista in modo da bloccare il sovranismo che avanza? Mi aspetto qualcosa di clamoroso prima delle prossime elezioni europee. L’unica chance per chi desidera come noi un’Europa dei popoli e non delle multinazionali, è rappresentata da Trump e dalla sua lotta parallela contro il globalismo e le multinazionali, se dovesse cadere Trump rimpiazzato da qualche altro venduto alle multinazionali come Obama o Clinton, per noi non ci sarebbe più speranza. Il nostro governo rappresenta un costante atto di equilibrismo tra le fantasie pentastellate e la concretezza della Lega. Pensate Conte che deve gestire un gruppo di ministri pentastellati che arrivano dal grande fratello senza aver mai lavorato un giorno in vita loro, pensate alla pazienza epica di Salvini che deve interfacciarsi con Di Maio e sopportare le continue cazzate del M5S. Sappiamo che se lo fa ha due ottimi motivi: portare a casa i provvedimenti urgenti in termini di immigrazione e sviluppo economico. Non penso che tutto questo durerà molto, arriveremo a fatica alle elezioni europee e dopo il governo salterà come una fabbrica di petardi. Salterà perchè a Salvini a quel punto converrà farlo saltare nella consapevolezza che, mal che vada, le elezioni politiche gli porteranno un raddoppio delle preferenze . Pensando ad un’Europa dei popoli, potrebbe esistere un’Europa com’è adesso che difenda la produzione industriale interna sulla falsariga degli Usa odierni e difenda i confini europei dai flussi immigratori? questo è un tema importante perchè ci può far capire se l’Unione Europea ha un futuro o meno. In altri termini: potremo convincere la Germania ad essere prima in Europa ma non prima nel mondo? Riusciremo a convincere la Germania che l’Unione Europea può esistere solo se si tutelano gli interessi di tutti i Paesi appartenenti e non solo i suoi e che se per tutelare gli interessi degli altri lei deve sacrificare un pò della sua crescita lo deve fare? La Francia non è un problema, vive di welfare e di sfruttamento dei paesi africani in un’ottica neocoloniale che ricorda più le razzie corsare che non un’economia del XXI secolo, il problema, come sempre è stato in questi ultimi 150 anni è la Germania e il suo infinito desiderio di supremazia, “Deutschland uber alles”.

    settembre 24, 2018
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