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La follia del politicamente corretto

Lettera Politica N. 623

In un articolo di Roberto Pecchioli sul Blog di Maurizio Blondet c’è un’interessante analisi che evidenzia come la “marmellata sociale” alla quale ci stanno conducendo i sostenitori dell’”uguaglianza totale” o “dell’assenza di diversità”, parta proprio dall’aspetto più semplice: il linguaggio, le parole ed il loro utilizzo o addirittura il divieto di utilizzarne alcune: un “cambio di significato e di visione della realtà”.
“L’invenzione del politicamente corretto è probabilmente il più importante evento metaculturale degli ultimi decenni. Infatti, lungi dall’essere una semplice modalità espressiva, il P.C. si è trasformato in una vera e propria ideologia comportamentale”.
“Il meccanismo , in fondo , è piuttosto semplice, a patto di controllare i principali canali di comunicazione culturale e mediatica: università, sistema dell’informazione, intrattenimento , e consiste nel sostituire un certo numero di parole e concetti, sostituendole con altre, al fine dichiarato di smussarne gli angoli, depotenziarne la carica offensiva o semplicemente assertiva, neutralizzarne l’effetto in nome di un rispetto ossessivo per ogni minoranza, e per eliminare dalle parole ogni possibile valenza negativa, ogni ombra di giudizio o affermazione d’ineguaglianza”, portandola ad essere una operazione fortemente politica, quanto ideologica.
“L’invenzione concettuale va ascritta all’Università del Michigan, che, immersa nel multiculturalismo, propose nuovi codici di linguaggio per definire qualsiasi minoranza, talché i negri divennero neri, e poi afroamericani, gli invertiti omosessuali, ma poi, definitivamente, gay, allegri, per esprimere la carica positiva della loro condizione, che venne inserita nel concetto generale di “orientamento sessuale” – tale locuzione è utilizzata anche nei vigenti trattati dell’Unione Europea- mentre gli handicappati si trasformarono prima in portatori di handicap, successivamente in disabili e infine diversamente abili”.
“Operazione in sé spregevole ed inutile, il p.c. cambia la parola, sfuma o neutralizza il concetto, ma la realtà non si muove di un millimetro: il paraplegico, disgraziatamente, non si alza dalla sedia da diversamente abile”.
Doppiamente spregevole, perché affievolire (smussare gli angoli) di una parola che dà fastidio soprattutto a chi la dice affievolisce ulteriormente la differenza tra me e chi soffre (in questo caso), forse aiutandomi a sentirmi “meno in colpa” nei suoi confronti.
“Gli stranieri sono diventati burocraticamente extracomunitari, i clandestini profughi ( da che ?) gli immigrati , parola che comunque evoca stabilità, ora sono migranti ,vagano, si spostano inafferrabili, come l’ebreo errante del racconto medievale e del libro di Eugène Sue”.
Parole cambiate, un linguaggio che ci si obbliga a mutare (i giornali e l’informazione non possono più usare certi termini) con uno scopo preciso: annullare le differenze, con il paradosso che “l’intellighenzia” che ci vuole obbligare a questo percorso è la stessa che accusa gli altri della “paura del diverso”, salvo guadagnarci (con i clandestini-immigrati-profughi-migranti) organizzando traversate e centri di accoglienza.
No, meglio dire le cose come stanno, chiamare tutti con il proprio nome ed esaltare le differenze, perché è in queste che sono contenute le identità, le culture, le tradizioni che fanno di un insieme di uomini un Popolo. Rifiutando di diventar parte di “un tutto” senza significato.

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3 Comments

  1. roberto bosello
    roberto bosello Marzo 18, 2016

    Sig. Padovani condivido al 100% ciò che scritto, aggiungerei che questi ridicoli cambiamenti di termini è fondamentalmente dettatto da totale ipocrisia da parte di quel elit che dovrebbe informare in modo corretto, i giornalai, dato che la maggior parte di giornalismo non sanno niente.

  2. Claudio Zanasi
    Claudio Zanasi Marzo 20, 2016

    Poi ci sono le azioni di pace (guerre), gli operatori ecologici (spazzini), i non vedenti (ciechi)ecc. Ma la trovata più interessante è che la sinistra del politicamente corretto, ha inventato dei neologismi anche contro i propri antagonisti, o alternativi a sè o a ciò che vuole difendere. Ad esempio i normali sono definiti “eterosessuali”, ignorando che normale deriva da norma, ovvero un termine della statistica (curva Gaussiana). Coloro che non condividono l’ideologia gender, sono definiti “Omofobi”. Hanno ribaltato come si suole dire la “frittata”. Hanno vinto la battaglia delle parole non potendo vincere quella delle idee…

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