La posta in gioco


Lettera Numero: 729

Il nuovo governo ha ottenuto la fiducia in Parlamento ed ha iniziato la propria attività. Tra i primi passi la partecipazione ad incontri internazionali: il G7 in Canada e la riunione del Consiglio affari interni dell’UE a Lussemburgo. Se uniamo i moniti, vedi ad esempio quello del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg circa la posizione del governo nei confronti della Russia, il veto del Presidente della Repubblica su un ministro proposto perché inviso ai mercati (esteri), gli insulti della stampa straniera, e, non da ultimo, il gravissimo attacco speculativo volto a spingere ad una veloce formazione del governo tecnico di Cottarelli, forse sventato grazie all’intervento di fondi americani, ci rendiamo conto che il governo italiano è un attore, o una pedina, all’interno di un grande mosaico geopolitico. Lo stesso scontro con Malta per l’approdo delle navi cariche di migranti, non è altro che una mossa per ridiscutere questo tema con gli altri stati europei.
Nato, Ue, Usa, Russia, Germania, Francia, Mediterraneo: evocano  l’importanza della partita in gioco, che dobbiamo decidere se giocare da protagonisti, ricercando la tutela dell’interesse italiano, o da zerbino per grandi e mezze potenze, che nel frattempo comperano i nostri gioielli industriali e destabilizzano stati (vedi Libia) scaricando su di noi i problemi e sostituendoci nelle commesse commerciali.
Questa è la realtà di cui dobbiamo prendere atto. Il nuovo governo deve essere valutato in quest’ottica, della sua capacità di tessere alleanze e di essere un soggetto attivo nella lotta geopolitica in corso, che ci ha visto finora volutamente soccombere. Così, pur comprendendo le varie posizioni e l’eventuale appartenenza ad un partito, siamo chiamati ad uno sforzo, prima di tutto di comprensione di ciò che sta accadendo. E come conseguenza, non possiamo esimerci da completare la presa di coscienza fondamentale nel momento storico che stiamo vivendo: la necessità di una rivoluzione culturale.

Stiamo superando la contrapposizione destra/sinistra e chi non si renderà conto, offuscato dalla tifoseria o dall’interesse a mantenere delle rendite di posizione, che la vera sfida, entusiasmante per quelli come noi, sarà sempre più tra liberal e comunitaristi (vedi Veneziani e De Benoist), tra oligarchie mondialiste e popoli, tra oro e sangue, è destinato all’inconsistenza ed in definitiva all’oblio. E appartenere a partiti o movimenti che si dicono sovranisti e/o populisti deve essere uno sprone a portare questa visione all’interno per orientarne la linea politica o quantomeno per evidenziarne l’inconsistenza nel caso di scelte ormai legate al passato.

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