LA SINISTRA IN CRISI


Lettera Numero: 732

La crisi del Pd merita una riflessione. Non tanto perché ci deva interessare la sorte di quel partito, quanto perché il suo sfacelo è un segno dei tempi che bisogna cogliere per comprendere la realtà.
Sulla “Lettera Politica” è stato scritto più volte della necessità da parte della destra (dando per acquisita l’obsolescenza di questa categorie di topografia politica e giustificandone l’uso per semplice semplificazione comunicativa) di considerare la sinistra in disfacimento come terreno di conquista elettorale. Riassumendo: fallito il progetto della rivoluzione proletaria e crollato l’impero sovietico la sinistra si è trasformata in partito radicale di massa, sostituendo la difesa dei poveri e dei lavoratori con quella dei “diritti umani”. Perciò s’è messa ad occuparsi dei matrimoni degli omosessuali, della reversibilità delle loro pensioni, di dare loro quello che la natura ha negato, cioè la possibilità di avere dei figli mediante ignobili intrugli genetici o di consentire l’adozione di un figlio. Oppure s’è occupata di liberalizzare l’uso di certe droghe o di consentire il suicidio assistito di chi trova insopportabile vivere. Senza entrare nel merito, tutte questioni che interessano una nicchia limitata della società. Ecco perché i consensi del Pd sono crollati: perché la gente ha ben altri problemi.
L’immigrazione, la delocalizzazione, la globalizzazione, il precariato, l’insicurezza, la disoccupazione, la fuga all’estero dei giovani, l’invadenza della burocrazia europea, la perdita di sovranità, l’aumento della povertà: sono questi i problemi che interessano la gente. Ma il Pd non li può trattare in quanto come partito radicale di massa s’è collocato in quell’area che sostiene quello stesso establishment internazionale che questi problemi ha creato e alimenta.
Si è aperto quindi uno spazio alla sinistra del Pd, come hanno intuito D’Alema e Bersani. Solo che portare avanti certe istanze con l’impostazione comunista non paga più, risulta inadeguato alla nuova realtà e anacronistico. Ecco perché è la destra sociale (usando questo termine come indicazione di provenienza) che ha le carte in regola per andare a rappresentare l’elettorato orfano del comunismo.

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5 Commenti

  1. Giampaolo Elampini dice:

    Sono d’accordo con questa affermazione solo se coniugata con una seconda: un comunista rimane comunista fino a che c’è qualcosa da spartire di qualcun altro e poichè la crisi ha depauperato molti, non c’è più niente da spartire e dunque scompaiono anche i comunisti. Tuttavia, considerando le ultime tornate elettorali, penso che il bacino di consensi più interessante e vasto non sia quello dei ex o post comunisti, ma quello degli indecisi, dei dispersi, dei senza meta. In conseguenza questo significa presentare una visione ed un progetto politico solido fatto di obiettivi, anche grandi, ma concreti. Questo paese manca di grandi obiettivi, ma è ancor più carente nel coinvolgimento delle persone. Termino questa breve riflessione con un invito: cerchiamo innanzitutto obiettivi da realizzare al di fuori della politica, ma con una visione politica, e poi verrà il consenso, quello duraturo, quello che che non segue l’onda emozionale

    luglio 9, 2018
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  2. Emilio Frasson dice:

    Articolo un po’ troppo sbrigativo. Ds e Sin sono complementari e reciprocamente necessari come in Fisica polo+ e polo-. Sia ben chiaro non richiamo la dialettica di Hegel. Poi , nel merito, sono più vicino. Sinistra post comunista ha tentato un esperimento di “genetica” politica inserendo, con pratica assai spiccia, modelli sociali culturali provenienti da “laboratori” democratici americani (gay, gender, ecc) che sono niente più che strumenti di distrazione di massa per nascondere il collegamento di quel Partito alla finanza speculativa mondiale. Tutto usato con ben note tecniche comunicative e gestionali che, per capirci velocemente, chiamo “McKinsey” (nota società di formazione e consulenza). L’operazione si è realizzata velocemente perché sposava una proposta originaria di Berlinguer: l’incontro con i cattolici, non importa se anche non casualmente democristiani. La banale, superficiale pratica di Veltroni (Democratico non è aggettivo ma ripreso direttamente da Partito USA) compiegata all’insegnamento del vecchio leader (una minestrone di sassi e fagioli) assecondata dai furbastri Prodi e Napolitano ha portato alla distruzione di sinistra. E’ da osservare che il PD attuale, osservando gli elettori, è Margherita quindi democristiano. La vecchia sinistra (socialisti, socialdemocratico, repubblicani) vota-votava FI, mentre comunisti votano M5S e Lega o non votano. Anche questo commento è un po’ troppo sbrigativo.

    luglio 10, 2018
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  3. OfficinaAdmin dice:

    Nella comunicazione di oggi è necessario essere non tanto “sbrigativi”, come dice Emilio Frasson, ma sintetici, per andare all’essenziale. E mi pare che esso sia stato colto.

    luglio 10, 2018
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  4. OfficinaAdmin dice:

    Nella comunicazione è necessario essere non tanto “sbrigativi” come dice Frasson, ma sintetici, per andare al cuore dei problemi e cogliere l’essenza delle cose. E mi pare che in entrambi i casi sia andata così.

    luglio 10, 2018
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  5. Gaetano Morgante dice:

    Gli elettori di “sinistra” sono di vario tipo. Vi sono quelli “ideologici” ovvero ancorati a superati schemi politici di staliniana memoria, e sono quelli che mai voteranno a destra anche se vedessero la Meloni portare la minestra ai poveri. Poi vi sono quelli “contingenti” ovvero coloro che votano a sinistra perchè sono convinti che quella forza politica possa portare loro “vantaggi” economici e di altro tipo. Da non dimenticare inoltre i “radical chic” ovvero quella pletora di pseudo intellettuali alla Saviano a cui piace fare i froci con il culo degli altri, perennemente in antitesi con le soluzioni razionali dei problemi e quindi contrari a qualsiasi scelta della destra. Accettata questa schematica ripartizione dell’elettorato PD mi sembra chiaro che la parte debole, ovvero quella parte di elettorato che si può spostare a destra è quella “contingente” e lo si può fare nel momento in cui gli si fa capire che i benefici di cui godono non sono targati PD. Per fare un esempio ho due amici, uno aiuto primario e l’altro ricercatore universitario in campo medico che votano PD. Il primo è convinto di doverlo fare perchè “gli conviene”, il secondo, pur girando in Porsche, perchè è semplicemente “radical chic” ovvero bastian contrario, gli piace sfidare la logicità delle cose. Ora è palese che sono due persone che hanno una visione distorta della realtà e forse anche qualcosa di più, ma rappresentano quello che sono gli elettori PD di fascia alta e da cui ci si aspetterebbe un raziocinio superiore alla media, immaginiamo cosa sono gli altri….
    In conclusione sicuramente qualcosa si può rosicare al PD, ma poca cosa rispetto alla ampia fascia di indecisi o di non votanti.

    luglio 11, 2018
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