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Laboratorio politico veneto

Lettera Politica N. 584

Un caro amico, ha riassunto così il motivo per il quale  non voterà Tosi alle regionali del Veneto: “meglio una destra scassata che una sinistra dannosa.“  Il mio amico è una persona seria, intelligente, colta, per cui a sua affermazione mi ha indotto a delle valutazioni politiche.

In quella frase sono contenute due affermazioni: la prima, che “ la destra” è “scassata”; la seconda, che “la sinistra “ è “dannosa”.

 

Sulla seconda parte non ci piove: oggi essere di sinistra significa voler accettare chiunque arrivi su un barcone, tassare, centralizzare, perseguire la mescolanza delle culture e delle etnie, considerare la globalizzazione un valore.  Anche se bisogna riconoscere che certe posizioni della sinistra – quella vera, non quella asservita alla finanza – sul sociale e sui diritti dei lavoratori, sono condivisibili al punto da poter immaginare per il futuro nuove sintesi con la destra, quella vera.

Pensare invece che la destra sia “scassata” è un errore. La destra non è rotta o ammaccata. E’ semplicemente distrutta. Non c’è più. Lo abbiamo ripetuto tante volte. Abbiamo denunciato responsabilità e complicità e cercato di fare qualcosa per ricostruirla. Ma inutilmente. Finora. Troppi interessi, troppi individualismi. Bisogna lavorare sul medio periodo.

Veniamo al Veneto, notoriamente di destra. Anche qui la destra non c’è più. E nemmeno il centrodestra. La Lega è acciaccata e indebolita dall’uscita di Tosi. Forza Italia,  che lo stesso Berlusconi scioglierà il giorno dopo le elezioni, è distrutta dalle defezioni e dalle lotte interne e di fatto non esiste più. Insignificante e patetico il tentativo di resuscitare An.

Questa la fotografia. Un quadro desolante, risultato della decomposizione dei soggetti politici del concluso ventennio berlusconiano. Non sarà certo il voto dato a Tosi a distruggere ciò che già è macerie. La visione va rovesciata. Quello che Tosi sta cercando di fare, essendo iniziato un nuovo ciclo, è di ricostruire il centro-destra, con quelle persone, di destra e di centro, che non vogliono che Renzi governi per i prossimi vent’anni.

E’ in quest’ottica che bisogna guardare alle elezioni del Veneto, che dev’essere visto come un laboratorio politico e non come un mausoleo di ciò che è stato nel bene e nel male.

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