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L’anima sociale della destra

Lettera Politica N. 825

Il dibattito sull’attualità delle categorie “destra/sinistra” va a parare sull’essenza stessa della destra e sui mutati scenari. Nata come pensatoio della destra, L’Officina ha sempre affrontato queste tematiche nell’intento di elaborare proposte finalizzate allo sviluppo di quest’area, specie oggi che ha la prospettiva di accedere al governo del paese.
Abbiamo sempre convenuto, pur riconoscendo l’obsolescenza di tali categorie di fronte ai nuovi assetti mondiali, che sono ancora necessarie nella comunicazione politica. Ragione per la quale tutti continuano ad utilizzarle.
Ciò non toglie però che a “destra” qualcosa vada “registrato” in una nuova prospettiva politica.
Oggi Lega e FdI coprono tutta l’area che prima era del centrodestra. Il drastico ridimensionamento di FI corrisponde anche alla sparizione del “centro”, luogo politico del non essere né di destra né di sinistra o di calcolo finalizzato al potere per il potere.
Ma non è questo il punto.
Fatto salvo tutto il suo bagaglio valoriale ed ideologico, alla “destra” si presenta l’occasione storica di andare ad occupare lo spazio lasciato vuoto dalla “sinistra” rivolgendosi a tutti quelli che non si riconoscono più nei partiti eredi del marxismo che, caduto il muro, hanno optato per la difesa dei “diritti umani” piuttosto che per quella dei diritti delle classi più deboli o – horribili dictu!- si sono venduti al grande capitale.
Nel dna della destra c’è una massiccia presenza di geni sociali o socialisti che dir si voglia. La destra italiana nasce “sociale” come il “Movimento” che l’ha fondata. E’ una peculiarità di cui andar fieri e che FdI deve mettere a frutto perché è la chiave di volta che ci permetterà di sfondare sia là dove c’era la sinistra, sia nel mondo cattolico che ha una dottrina sociale compatibile.
A questo proposito giova leggere lo stralcio di un’intervista di Alain de Benoist rilasciata al giornale online “Barbadillo”.
“In molte persone di destra, il senso della giustizia sociale assume una visione generica. Vogliono difendere la nazione, ma in ultima analisi, si preoccupano molto poco del popolo. Non hanno ancora capito che il capitalismo è intrinsecamente mondialista, in quanto esige l’abolizione delle frontiere (“lasciar fare, lasciar passare!”), che in ragione della sua propensione all’illimitatezza non può esistere senza rivoluzionare costantemente le relazioni sociali né vedere nelle identità nazionali ostacoli all’espansione del mercato globalizzato, che il modello antropologico del quale è portatore (quello di un individuo che pensa permanentemente a massimizzare il proprio vantaggio) è espressione del liberalismo economico, come del liberalismo sociale, e che l’assiomatica dell’interesse e la macchina del profitto sono i pilastri della dittatura dei valori mercantili.”
“ (…)è lavorando sulla questione sociale che si arriva alla questione identitaria”

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3 Comments

  1. Paolo
    Paolo Giugno 13, 2020

    Continuò a sostenere che dx e sx non siano obsolete
    La nostra identità e’ vero che nasce per garantire le categorie più deboli ma è’ l’antintesi alla sx e alle politiche di centro . Puntare a trovare consensi nel mondo cattolico “ democristiano “ e’ un grave errore e ancora di più se fatto per conquistare spazi abbandonati nel centro
    che e’ la base del capitalismo tout court
    Si può essere cristiani e credenti ma lontani dal mondo cattolico filo massone che ha come unico scopo la libera circolazione di uomini e cose per generare il caos e governare il mondo !

  2. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Giugno 13, 2020

    Egregio, bel tema, fondamentale nella discussione politica. Intanto non fermiamoci alle superficialità il sistema binario esiste ed è inelibinabile. Nod/sud in geografia, +/- in elettrostatica, luce/tenebre, attivo/passivo, alto/basso, …… sono nella fisic, sono nel pensiero, sono nella matematica. Non ne parliamo. Il bello è che ognuno non esiste mai da solo, non solo! ognuno è funzionale all’altro. A me è venuto, tempo fa, un apologo: le gambe (non le mani di M Agrippa); speculari, contrapposte, funzionali al movimento: una davanti in trazione, un dietro in spinta-compressione. Alternativamente. Simili ma non uguali, contrapposte ma non avverse. Di questo basta. In politica dx/sin, per me sin/dx, devono essere consapevoli di rappresentare solo una parte delle forze (interessi)in gioco. Sinistra la Società (beninteso composta da individui) la dx Individui (che beninteso compongono la società). Una nazione ben regolata ha una parte che riconosce la funzione dell’altra; di più si fida e non ne vuole la distruzione. Ne potremo riparlare, se vuole.

  3. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Giugno 16, 2020

    Ho sempre precisato che dx e sx continuano ad essere categorie necessarie nella comunicazione politica perché è dal 1789 che vengono usate. Ricordiamoci però che per i 1789 anni precedenti e anche più in là non c’erano. Tuttavia nella costruzione di un progetto politico che necessariamente parte dall’osservazione della realtà dobbiamo sforzarci di ragionare in altri termini se volgiamo raccogliere sotto una stessa bandiera le truppe deluse dal fallimento del comunismo. Quei partiti che oggi si ritengono di sx si sono venduti al grande capitale e non fanno più gli interessi dei lavoratori. Quei partiti che sono ritenuti di dx sono molto più vicini al popolo di quelli di sx. Il Grande Fratello è di dx o di sx? Il turbo-capitalismo è di dx o di sx? Per stare nel “sistema binario” come dice l’amico Frasson, che è poi quello della “tesi/antitesi”, forse sarebbe più giusto parlare di “sopra /sotto”, dove sopra ci stanno le oligarchie finanziarie cosmopolite e liberali e stanno ci stanno i popoli. Ma si tratta solo di intendersi sui termini. E dipende anche dalla sede in cui s’usano. Se vado a parlare i televisione o ad un’assemblea di cittadini certo dovrò attenermi alle vecchie categorie dx/sx. Se parlo ad un convegno di cultura politica posso anche spiegarmi diversamente. Fermo restando che la storia personale e le idee rimangono quelle.

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