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Lavoro e modello di integrazione

Lettera Politica N. 625

Sono in molti, dopo avere visitato Berlino, a parlare del quartiere di Kreuzberg come un esempio di multiculturalismo ed integrazione. Come a dire: si può fare!
Certo! Tutto si può fare, ma dipende “come”. Conosco Kreuzberg. Ci ho studiato il tedesco e ci ho lavorato per mantenermi agli studi.

Il rapporto di Berlino con la comunità turca ha un passato più antico di quanto molti possano immaginare. Nel 1761 – molto prima che la Turchia e la Germania esistessero come nazioni intese in senso moderno – il Kaiser Federico Guglielmo I di Prussia firmò un concordato con l’impero ottomano di Mustafa III, che al tempo occupava gran parte dell’Europa Orientale e alcuni territori del Nordafrica e del Medio Oriente. Esso rappresenta il primo esempio storico dell’influenza turca in Germania: a Berlino viene istituita un’ambasciata ottomana e lo ‘stile turco’ prende piede fra la popolazione. I prussiani cominciano ad imitare i nuovi alleati anche nelle loro occupazioni quotidiane e per un certo periodo il turbante diventa un vezzo modaiolo dell’alta società berlinese, a riprova del fatto che i copricapo eccentrici non sono affatto una prerogativa dei moderni hipster.
I molti Turchi che si trasferirono in Germania vennero impiegati per costruire le principali arterie stradali di Berlino, il che fece di loro, prima ancora che dei cittadini, dei “lavoratori” degni pertanto di vivere e dimorare accanto al popolo tedesco.
Fu così che la Türkenmode prosegue per svariati decenni, raggiungendo il suo apice quando Federico Guglielmo III decide di rendere omaggio all’ambasciatore ottomano di Berlino dandogli sepoltura al Tempelhofer Feld, all’epoca prestigiosa piazza d’armi e sfondo ufficiale di parate militari. Il sontuoso funerale è in assoluto la prima cerimonia islamica che si sia mai tenuta in città. Il terreno di sepoltura viene donato all’impero ottomano, lo stesso che è ora sede dell’imponente Moschea Şehitlik e del cimitero islamico più antico di tutta la Germania.
L’Islam quindi, è in Europa da molti secoli, anche con risultati di eccellente integrazione. Questo deve far riflettere sull’importanza che l’integrazione sia la risultante di un accordo tra Stati e si basi su un presupposto fondamentale: il lavoro, attraverso il quale mi integro, con il quale guadagno risorse e rispetto.
Questa è la differenza tra Kreuzberg, con la sua immigrazione controllata sapientemente attraverso il lavoro, radice di una integrazione realmente positiva, e i quartieri di Bruxelles ostaggio di Islamici importati senza controllo ed abbandonati a loro stessi. I problemi di Molenbeek sono quelli che si stanno evidenziando in certe zone di Roma, di Brescia, di Padova, dove moltitudini di immigrati altro non possono fare per vivere che delinquere.
E’ quindi il lavoro rende liberi. Solo un’immigrazione programmata sui posti di lavoro disponibili può essere alla base dell’integrazione. L’alternativa è il degrado ed il caos sociale di cui la violenza è figlia

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