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Lele e Fede

Lettera Politica N. 168

Le ultime opere pubbliche degne di questo nome fatte a Verona risalgono ai primi anni ’90 e portano la firma del sindaco Sboarina.
Sboarina Lele, non Fede, che allora era ancora un ragazzo. La tangenziale, la bretella, i sottopassaggi nella circonvallazione esterna, l’ampliamento dello stadio, il palazzetto e altre strutture sono state realizzate con i soldi di “Italia 90” in occasione dei campionati mondiali di calcio che ebbero sede anche nella nostra città.
Poi non è stato fatto più nulla.
E già qui ci sarebbe da fare una bella riflessione sulla classe dirigente veronese, politica e imprenditoriale; su come vengono selezionati i nostri rappresentanti ; sullo spessore e sulla visione che hanno. Ma rimandiamola ad altra occasione.
Di opere pubbliche, si diceva, al di là dell’ordinaria amministrazione e del minuto mantenimento non ne sono state più fatte. E’ stato lanciato qualche progetto, ma opere niente.
Sboarina (Fede) s’è ritrovato un’eredità pesante: Autostrada svenduta, Aeroporto in mano a Venezia, Fondazione Arena commissariata, Cassa di Risparmio e Banca Popolare perse, gioielli di famiglia svenduti. E in più gli tocca fare la filovia, voluta da Tosi ma che non vuole nessuno. Gli tocca, perché il progetto è già stato appaltato ed è giunto a un punto di non ritorno.
Ma ecco arrivare inaspettata un’opportunità: le Olimpiadi Invernali del 2026 che avranno la cerimonia di chiusura proprio a Verona.
Con i fondi del Comitato Olimpico Internazionale, esattamente come fece Lele con quelli dei mondiali di cacio, Fede ha la possibilità di realizzare delle opere pubbliche che altrimenti non potrebbero essere fatte. Certo bisogna attivare la filiera dei veronesi presenti a Roma e a Venezia, a cominciare dal ministro Fontana che siede nel consiglio dei Ministri che deciderà a chi vanno i finanziamenti, in modo che anche Verona abbia la sua parte. E’ un’opportunità unica. Non lasciamocela scappare! Sarebbe imperdonabile.

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