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L’ennesima pagliacciata

Lettera Politica N. 551

Sembra impossibile, ma in Italia non si riesce a fare niente di serio. Prendiamo le province. Non s’era detto di abolirle? E’ tra l’altro una vecchia battaglia della Lettera Politica. Quando ne era stata decisa l’abolizione, avevamo tirato un respiro di sollievo. Vuoi vedere che si comincia a fare sul serio e a tagliare le cose inutili? S’era anche detto che le competenze provinciali potevano essere tranquillamente passate ai comuni e alle regioni e, pur salvaguardando i 64 mila posti di lavoro, si sarebbero risparmiati 10,6 miliardi all’anno.

Invece che cosa hanno fatto? Non hanno eliminato le province, ma solo le elezioni provinciali.  Così mentre alcune province continueranno ad esistere fino a scadenza, altre che sono scadute quest’anno non spariscono, ma ne vengono semplicemente rinnovati il presidente e il consiglio con un’elezione di secondo grado. Cioè non saranno più i cittadini a votare, ma i consigli e le giunte comunali che sceglieranno al loro interno chi eleggere.
Che pagliacciata!

Anche la sbandierata abolizione del Senato sarà qualcosa di simile. Non avendo trovato il coraggio di affondare il bisturi, lo hanno abolito sì, ma all’italiana, cioè non del tutto. Un Senato rimarrà lo stesso, non eletto dai cittadini, ma dai consiglieri regionali che sceglieranno fra loro i componenti del nuovo Senato, con competenze tutto sommato inutili.
Da tutto questo emergono chiare due tendenze.
La prima, quella di togliere progressivamente ai cittadini il potere di eleggere, cioè di decidere. Sia nel caso delle province che il quello del Senato l’unica cosa che è stata davvero abolita è l’elezione popolare, perché sia le une che l’altro in qualche modo continueranno ad esistere.
La seconda è la gattopardesca e inveterata abitudine di far finta di cambiare tutto per non cambiare niente.
E i giovani disoccupati salgono al 44%.

 

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