Liberismo e globalizzazione


Lettera Numero: 711

Il liberismo, alla base della globalizzazione, ha in Milton Friedman, economista della scuola di Chicago, uno dei principali esponenti. Come somma aritmetica tra perdite e guadagni, creerebbe maggiore ricchezza rispetto al protezionismo. Ma se ciò è vero a livello planetario, è altrettanto vero che in determinate aree produce una forte perdita di ricchezza perché, senza dazi, mette in concorrenza diretta paesi in via di sviluppo con paesi sviluppati, lavoratori a bassissimo salario con lavoratori ad alto salario. E’ ovvio che le multinazionali fra un operaio che costa 150 euro al mese o uno che ne costa 3.000 sceglierà il primo. Di qui la delocalizzazione produttiva per aumentare i margini di guadagno.
A chi conviene il liberismo? Conviene a tutti quegli attori economici in grado di poter sfruttare la manodopera a basso costo dei paesi in via di sviluppo, come Cina e India, o in grado di poter vendere in tali paesi i loro prodotti. Oltre che a quelle imprese esistenti in paesi, come Cina e India, che producono beni vendibili nei paesi occidentali.
A chi non conviene il liberismo? A tutti quei soggetti economici che esistono e producono beni e servizi all’interno dei paesi occidentali e per i paesi occidentali, i quali vedono di giorno in giorno calare il loro fatturato per effetto di una concorrenza insostenibile. Dal 1998 ad oggi sono fallite milioni di imprese per effetto della globalizzazione, lasciando a casa milioni di lavoratori e mettendo in crisi tutti i settori ad esse collegati (bancario, servizi, professioni, edilizia). L’errore che si fa nell’affrontare la crisi di un’azienda è pensare che il suo fallimento porti danno solo ai suoi operai e ai proprietari mentre il danno è generalizzato a tutti i settori collegati direttamente o indirettamente all’azienda fallita.
La fase attuale del liberismo fu avviata con la firma apposta nel 1998 da Prodi, quale commissario europeo, per l’ingresso di Cina e India nel WTO (World Trade Organisation). E’ importante capire che la globalizzazione è frutto di una pianificazione economica, politica e finanziaria studiata nei dettagli partita dall’inizio degli anni 90. Le multinazionali, col finto pretesto di re-distribuire in modo più equo la ricchezza attraverso la globalizzazione hanno creato le premesse politiche per raccogliere il consenso della sinistra, orfana del comunismo, che ha così abbracciato il mondialismo. Il liberismo ha creato solo le condizioni per accrescere la ricchezza delle multinazionali, entità economiche prive di territorialità, con un immenso potere finanziario in grado di condizionare i governi e il futuro dei popoli a spese sia dei paesi in via di sviluppo che dei paesi occidentali, rubando risorse sia agli uni che agli altri.

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3 Commenti

  1. adelmo dice:

    Liberismo e globalizzazione dovrebbe essere propagandato dapertutto per far conoscere a tante teste da c…o che ancora non l’hanno capito di come sta la situazione. Quando lo diceva Bossi e era contrario alla globalizzazione e che servivano i dazi per frenare e riparare ai danni e sostenere gli operai che avrebbero perso il lavoro causa chiusura e delocalizzazione voluta dalla sinistra; tanti lo sfotevano e lo prendevano per il culo. Ora è tardi e bisogna cambiare dall’europa e dai singoli paesi; ma la vedo dura finche comanda la sinistra con Schulz affiancato alla Merkel e quel macaron de Macron che spalleggia i due. L’ha capito il Regno Unito ed è uscito dalla UE e ha fatto bene. O cambiano le regole l’UE o uscirne; questo o sarà la fine. Adelmo.

    febbraio 9, 2018
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  2. Paolo Danieli dice:

    Liberismo, liberale, liberal, liberalizzare hanno assunto nel linguaggio una valenza positiva conferita dalla radice “libertà”, che è un valore riconosciuto. Ma liberismo e liberalismo, valutati per le conseguenza della loro applicazione, han poco a che vedere con la libertà. Il liberismo è oggi, con ben detto dall’autore di questa Lettera Politica, lo strumento per il dominio sulla pelle dei popoli di pochi ricchissimi che controllano l’economia e quindi la politica di quasi tutto il pianeta. E questo c’entra ben poco con quella libertà. Gli stessi vecchi liberali di una volta non possono che inorridire. Ma d’altra parte erigere il mercato a metro di tutte le cose è un errore fondamentale contenuto nella dottrina liberista che ha effetti opposti alla libertà. E’ sotto gli occhi di tutti come i margini di libertà della gente stiano diminuendo sempre di più di fronte all’esproprio della sovranità popolare operato dalle centrali dell’alta finanza. Il mercato globale senza una regolazione operata dalla politica, senza un ordine superiore improntato a principi etici, valori morali e giustizia sociale è solo una grande prigione per tutti i lavoratori, dipendenti ed autonomi. La finisca anche Berlusconi di parlare a sproposito di “rivoluzione liberale”. L’hanno già fatta i finanzieri, quegli stessi che l’hanno destituito da premier! E’ una grande fregatura! Abbia piuttosto il coraggio di parlare di rivoluzione socialista e nazionale e perseguirla!

    febbraio 9, 2018
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  3. adelmo dice:

    Parole,parole parole… Se la cucina fa schifo si deve parlare con i cuochi per cambiarla in meglio.
    Voi politici riunitevi con esperti, discutete e poi traciate una linea da seguire nella direzione giusta. Finche fate notare al popolo bue cosa non va e il popolo bue decida cosa fare è come il detto: finchè il dottore pensa l’ammalato muore. Deve darsi da fare il politico che è del mestiere e riesce ad avere contati con altri politici per riunire e poter discutere di cosa e come cambiare.

    febbraio 9, 2018
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