Lo specchio rotto


Lettera Numero: 716

A guardare la mappa del voto del 4 marzo, possiamo provare ad azzardare una tesi senza essere accusati di lesa maestà? La tesi è che l’unità d’Italia, sancita dalla presa di Porta Pia il 20 settembre del 1870, dopo 148 anni sia fallita. La nascente Terza repubblica potrebbe dunque essere ricordata più dalla divisione politica dell’Italia che non dai difficili tentativi del suo avvio? Provo ad azzardare un paio di ragioni – ancora teoriche, per carità – di questa tesi.
La prima puramente economica: la parte del paese che produce la maggior parte del Pil è finita tutta al Centrodestra che si è fatto forte di un programma di “liberazione” dello spirito imprenditoriale, iniziando a trasformare il fisco in uno strumento di crescita e non di semplice redistribuzione del reddito o, peggio, una sorta di “punizione” per chi intraprende a vantaggio dei soli salariati.
La maggior parte del paese, invece, che vede nello Stato il produttore della sua ricchezza ha scommesso tutto sul nuovo sussidio, su quel reddito di cittadinanza che toglierebbe sì molte castagne dal fuoco di molti, ma che di certo non sembra pensato per portare la gente fuori di casa a scommettere sul proprio futuro in prima persona.
La seconda è psicologica: dopo decenni di “sottomissione” al Nord, al Sud da tempo è divenuta forte una corrente di pensiero che parla apertamente di genocidio, di insorgenza e non di brigantaggio, di criminale sfruttamento e di spoliazione delle ricchezze del Sud, di asservimento alle politiche di un Nord ricco che prima voleva il tesoro dei Borbone, poi mandare coloni nelle colonie (facendole conquistare militarmente da una leva sostanzialmente meridionale), poi chiedeva carne da cannone per le trincee del Carso (mentre al Nord molti erano invece precettati nelle fabbriche, al riparo dalle baionette asburgiche), poi portare nelle industrie del Nord manovalanza a basso costo…per dirla con uno scrittore come Pino Aprile (autore di “Terroni”): il Sud ha votato CinqueStelle perché “si è rotto i coglioni”. Punto a capo.
E guardando alle mappe del voto non sembra anche a voi che i vecchi confini di Regno delle Sue Sicilie e Stato Pontificio coincidano coi collegi vinti dai Cinque Stelle?
Fino a che uno Stato è forte e fino a che garantisce crescita per tutti, queste pulsioni passano in secondo piano e si fermano alle chiacchiere da bar. Quando le casse dello Stato sono vuote, quando la leadership manca o è palesemente inadeguata, su queste passioni scoppia il delirio. Un esempio? la morte di Tito, la fine dei finanziamenti della repubblica federale e socialista, e dunque la cessazione della “necessità” o dell’obbligo dello stare insieme. Radovan Karadžić parlava di questo scenario liberamente in congressi internazionali di psichiatria prima di diventare presidente della repubblica di Serbia e poi criminale di guerra… Oggi, ci sono sei repubbliche indipendenti (più una settima in divenire, il Kosovo) al posto del regime titino.
Ora le casse italiane non consentiranno il reddito di cittadinanza. Generando così una nuova, bruciante, delusione per chi ha scommesso sul ritorno dello Stato “a piè di lista”. Ma se, per caso, tagliando alcune agevolazioni a chi già paga le tasse (il Nord), Di Maio riuscisse ad applicare questo progetto, metà Paese insorgerebbe per le opposte ragioni. E non sembra che la nuova classe dirigente italiana abbia la forza per reggere ad eventi traumatici: uno sciopero, una manifestazione di piazza che degenera…
Quindi, governo debole o assente; visione di brevissimo periodo; uso spregiudicato della propaganda; assenza di “free cash” per tamponare le emergenze e provare a far ripartire il sistema…a occhio e croce non siamo messi tanto bene. Certo, l’Italia non è la Jugoslavia (dove la componente etnica e religiosa aveva ed ha un suo peso), ma assomiglia un po’ a quella Cecoslovacchia che bloccata nelle sue scelte strategiche (mercato o Stato) ha preferito una separazione consensuale (senza nemmeno prendersi la briga di fare un referendum), nonostante fosse già una realtà federale.
Potrebbe essere questo lo scenario? Dall’impasse, la Terza Repubblica uscirà con due realtà distinte con aspirazioni e ruoli diversi?
Molte sono le ragioni perché questo non accada: i nostri alleati (Usa e Europa) difficilmente lo permetterebbero; il debito da dividere; l’assenza di una variabile etnica o religiosa; la presenza di un sentimento nazionale che in momenti diversi ha comunque fatto quadrato ecce cc , ma…quando uno specchio si rompe non si può più rimetterlo a posto. E il voto del 4 marzo dice che il rapporto di fiducia del popolo con la politica in Italia si è logorato a tal punto da sembrare rotto. Lo fosse davvero, e si continuasse nel solleticare la pancia delle persone, le due Italie avrebbero difficoltà a riconoscersi una nell’altra. E la strada verso “non-si-sa-dove” sarebbe spianata.

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5 Commenti

  1. Massimo Galli Righi dice:

    Le due Italie.
    Non è un tema nuovo, ma l’autore dell’articolo lo affronta partendo da una analisi del voto del 4 marzo.
    Non concordo.
    E’ vero che i reddito di cittadinanaza proposto dei pentastellati ha certamente fatto presa più dove il lavoro manca, rispetto a dove il lavoro c’è, ma è angariato dal fisco, e lì ha fatto presa la promessa di una flat tax del 15% da parte della Lega.
    In realtà il voto del 4 marzo non fa emergere pulsioni nazionaliste di divisione, ma la DISPERAZIONE di chi non vede soluzioni e non crede più a chi ci ha governati.
    Quindi si dà fiducia ai 5stelle, che non hanno mai governato, e alla Lega di Salvini, oggettivamente diversa dalla lega di Bossi.
    Intanto il debito pubblico incombe……..

    marzo 12, 2018
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    • Paolo Danieli dice:

      Mi pare che lo spirito della “Lettera” di Beppe Giuliano sia la presa d’atto che l’Italia a 150 anni dalla sua “unificazione”, non “unità” che è ben altra cosa, continua ad avere mentalità e sensibilità molto diverse: ci sarà anche una lingua unificante, ma ad essa non corrisponde quell’omogeneità che ci sarebbe da aspettarsi d una nazione unica. L’esito del 4 marzo evidenzia una spaccatura, un’opposta visione di come porsi nei confronti dello stato. Se nella 1^Repubblica il voto era tutto sommato abbastanza uniforme, ora fra nord e sud si sta scavando un fossato profondo quanto profonda è la differenza fra grillini e centrodestra.

      marzo 12, 2018
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  2. Giorgio Maria Cambié dice:

    La “questione meridionale ” è nata il giorno dopo l’ annessione del Regno delle due Sicilie.. Basta citare la celebre lettera del Farini a Cavour.
    Il medesimo Cavour non voleva dapprima che l’ Italia fosse completamente unita. Aveva offerto a Francesco II di fare un accordo per cui la penisola sarebbe stata divisa fra i Borboni e il Piemonte, e quest’ ultimo avrebbe dato ai Borboni alcuni territori della Chiesa. Francesco II, religiosissimo, rifiutò perché non voleva toccare i territori papali e il Piemonte cambiò politica.
    Anni or sono del problema si occupò il prof. Miglio, il quale ipotizzò una confederazione di tre parti: una settentrionale, una centrale ed una meridionale.
    Il problema esiste e si ripropone violentemente ad ogni votazione.

    marzo 12, 2018
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  3. Roberto Gallo dice:

    Ritengo che le valutazioni che vado a commentare rappresentino una “fotografia” dell’Italia e che, pertanto, non possano essere contraddette. La mia Idea di Patria tuttaviami porta al superamento delle valutazioni incidenti sulle “differenze” (che per me rappresentano l’immenso patrimonio genetico che chiamo Cultura Italiana, in assoluto “prima inter pares”) perche’, quelle evidenziate, sono solo la rappresentazione di istanze provenienti da un sistema corrotto nel quale TUTTI sono presenti (parliamo di Veneto Banca o BPVicenza?) e che solo con una vera Rivoluzione Culturale (vedi Xi Jimping in Cina), puo’ portare alle modifiche costituzionali ed amministrative necessarie a riformare lo Stato. Discutere del “reddito di cittadinanza” e’ inutile perche’ fuorviante e non va ad incidere sulle ragioni profonde della situazione attuale. L’individuazione dei reali attori sul palcoscenico italiano – ma dietro le quinte -;, l’ affermazione delle responsabilità storiche (da Ciampi in poi) senza ritornare alla sterile analisi sulla vaccinazione o meno sul Fascismo (o antifascismo), funzionale a tenere nell’angolo le voci di dissenso; la messa in discussione di sistemi amministrativi diretti solo a compensare una schiera infinita di politici, funzionari amministrativi, lacchè di Stato che sottraggono energie economiche allo Stato ma che, soprattutto, impediscono – ai fini di conservazione delle prebende – il funzionamento dello Stato ed ogni possibile cambiamento; questi sono alcuni dei temi noti ma da affrontare “virilmente” direbbe J.Evola. Parliamo delle tutele del lavoro andate completamente nel dimenticatoio comunista, con frotte di giovani illusi dal precariato; parliamo del lavoro come neo-sfruttamento da parte di un potere che, finanziarizzandosi, diventa ubiquo ed impersonale e, quindi, irresponsabile; parliamo di leggi ad “bancam” che hanno bloccato le imprese – piccole e medie, non le grandi, casse dei partiti… – e favorito il sistema bancario in modo che, per chi conosce quattro elementi di Diritto, il meno che si possa dire e’ “ridicolo”; parliamo di una magistratura che, dopo aver adempiuto al suo compito rivoluzionario con il golpe Prima Repubblica ed il Golpe Monti (il Golpe Borghese era solo il sogno velato di Andreotti e della CIA), si ritira, per incapacita’ giuridica e umana, nello stagno delle aule giudiziarie per recitare la batracomachia delle assoluzioni del sistema finanziario e della condanna di chi difende la Proprietà e la Famiglia, abile nel mescolare la genetica di padri-padri-madri-madri sostituendo la Natura con la copula giudiziaria. I Grullini non hanno e non avranno futuro perche’ e’ disegnato da altri, a matita. E la matita si puo’ cancellare. A Noi spetta il compito, ardito, di andare oltre.

    marzo 12, 2018
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  4. adelmo dice:

    La soluzione di tutti i problemi è creare e portare lavoro in Italia.
    Per fare questo occore ridure le tasse per favorire il lavoro e produzione anche di investimenti stranieri e se non basta contrastare l’invasione di tutto quello che viene costruito all’estero con norme o dazi. ormai tutto arriva dalla Cina e qui non si produce più niente perche costa troppo.
    Tutte le ditte, societa, imprese che operano sul suolo italiano devono pagare le tasse in Italia e non come per esempio la Fiat che le paga in Lessemburgo dal moralista Junker.

    marzo 12, 2018
    Rispondi

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