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Mancano i medici

Lettera Politica N. 803

Hanno sbagliato tutto. Lo devono ammettere i sapientoni che hanno voluto il “numero chiuso” a Medicina. Chiuso, non “programmato”, come recita la legge che lo ha istituito. Perché, se davvero fosse stato programmato, ovvero commisurato alle esigenze della popolazione, i sapientoni avrebbero dovuto sapere che con l’invecchiamento degli italiani, ma anche con la maggior consapevolezza della propria salute, sarebbe aumentata la richiesta di prestazioni sanitarie. E invece oggi, a 20 anni dall’introduzione del numero chiuso, ci troviamo ad avere 30.000 medici in meno rispetto al fabbisogno.
Che cosa hanno programmato allora i sapientoni? Su che dati si sono basati per decidere quanti giovani si possono iscrivere a Medicina e quanti no? E se non si sono basati su degli studi demografici ed epidemiologici -e visti i risultati non l’han fatto- su che cosa si sono basati? Hanno sparato dei numeri a caso? O li hanno commisurati alle esigenze non della popolazione, ma dell’Università? Anche perché pochi sanno che i numeri li ha decisi il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, non quello della Sanità!
Non si vuole certo sottovalutare l’insostituibile funzione dell’Università né l’esigenza di garantire la formazione dei nuovi medici, ma se i sapientoni avessero guardato oltre una spanna dal loro naso si sarebbero potute aumentare le capacità formative degli atenei assumendo nuovi docenti e utilizzando delle strutture integrate ospedali-università. E invece hanno preferito concentrasi sui test d’ingresso, capolavori di inadeguatezza a testare se un giovane ha o meno l’attitudine a fare il medico. Attitudine che consiste soprattutto nell’essere dotato di umanità, di empatia e della volontà di essere utile al prossimo, più che nell’abilità di risolvere qualche rompicapo. Certo non basta. Bisogna essere anche in grado di capire, conoscere, imparare. Ma per questo ci sono già gli esami universitari.
E invece hanno sbagliato tutto. Solo che, come al solito, nessuno ha pagato. O meglio, pagano gli italiani. Quelli che volevano fare il medico e non lo hanno potuto fare. Quelli che devono aspettare mesi in lista d’attesa perché mancano i medici.

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One Comment

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Gennaio 12, 2020

    Analisi inconfutabile. È il retaggio delle pianificazioni comuniste di stampo sovietico che hanno depresso la Russia sino al collasso. La “mano invisibile” del mercato aveva, in passato, espresso un’invidiata classe medica a livello internazionale, sorta sul sistema del libero accesso alle Università ed alle professioni. Poi si è fatto largo il pensiero “tecnico” che ha sposato le regole dell’”azienda” (infatti sono “aziende ospedaliere “) con quelle della pianificazione positivista, sempre nell’ideale “vantaggio” per tutti i cittadini. In questo funesto disegno i medici hanno una propria responsabilità: sono stati passivi ed indifferenti mentre lo sfascio avveniva sotto i loro occhi. Un po’ come gli avvocati che, pur lamentando la situazione della Giustizia, mai hanno agito per cambiare un modello di Giustizia dove un Giudice lavora 3 giorni la settimana o per modificare la procedura in senso moderno e concreto. Forse, va bene a tutti così.

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