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Più slot machine che figli

Lettera Politica N. 131

L’Officina si è sempre occupata del dramma del gioco d’azzardo e ne ha sempre denunciato la sua diffusione in città. Prova ne è stata la mobilitazione in occasione dell’apertura di una sala slot a B.go Trento nel gennaio 2016

La pressione esercitata fu sufficiente per obbligare la giunta Tosi a pubblicare un’ordinanza che limitasse l’accensione di slot machine (AWP) e videolottery (VLT) con un massimo di 8 ore al giorno.
Fu un primo passo verso la limitazione di un dramma che dev’essere continuamente ricordato per non abbassare la guardia.

Di recente il gruppo editoriale de L’Espresso ha pubblicato un database online in cui si analizza la presenza degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro nei diversi comuni italiani.
La provincia di Verona è tra quelle in cui si gioca di più in Italia. Più in generale è tutto il Nord ad essere attratto da questi apparecchi che – ricordiamolo – sono solo una tra le svariate modalità di gioco d’azzardo. Andrebbero considerati anche le centinaia di milioni di euro che vengono giocati attraverso le scommesse sportive, i vari giochi della Lottomatica e le applicazioni di “gda” per smartphone.

Ma il nostro Centro Studi Politiche Familiari ha integrato un dato che l’inchiesta non considera. In tutti e 6 i comuni veronesi con più abitanti (>20mila), ogni mille residenti ci sono più slot che neonati.
Rimandiamo alla tabella pubblicata sul sito del Centro Studi, ma per quanto riguarda la città ci sono 8,6 apparecchi ogni 1000 abitanti contro i 7,8 neonati.
Bussolengo è messa molto peggio. Lì slot e VLT sono il doppio dei neonati.

Per essere più chiari è più facile trovare una slot machine che un passeggino!

Un dato che deve far riflettere le amministrazioni locali e sollecitarle ad adottare provvedimenti urgenti che non potranno attendersi dal livello nazionale. Come potrebbe lo Stato lottare seriamente contro il gioco d’azzardo quando incassa circa 100 miliardi di euro l’anno avendone il monopolio? Quindi bisogna agire sul piano locale attraverso:

  • limitazioni d’orario;
  • regolamenti più restrittivi sulle licenze;
  • agevolazioni per i locali no-slot;
  • limitazione sul proprio territorio della pubblicità che invita al gioco.

È una questione culturale: vogliamo investire sui figli o sulle slot machine?

L’Officina e il Centro Studi saranno in prima linea su questo tema.

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2 Comments

  1. adelmo
    adelmo Dicembre 26, 2017

    Chi gestisce le machinette?
    E tassare al massimo i guadagni facili di questi giocchi trapola.

  2. diego marchiori
    diego marchiori Dicembre 26, 2017

    Le slot machine e le VLT sono sotto il controllo del monopolio di Stato (AAMS).
    Gli apparecchi di gioco sono costruiti e gestiti da apposite società private che danno in comodato d’uso agli esercenti di tabaccherie, bar, sale giochi, ecc tali apparecchi.
    Almeno per le slot machine le vincite sono ripartite per legge al 75% delle giocate. Il rimanente 25% va ripartito per il 14% circa allo Stato e il restante 11% tra gestore degli apparecchi ed esercente con modalità accordate da contratto.
    Mentre per le slot machine il sistema di giocate si gestisce con ogni singolo apparecchio, le VLT invece sono collegate in rete tra loro e hanno anche un jackpot nazionale di 500mila €.

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