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Quando toccheremo il fondo?

Lettera Politica N. 602

“ Il guaio del socialismo è che presto o  tardi i soldi degli altri finiscono.” il detto di Margaret Thatcher è quanto mai attuale.

Da qualche anno è stato un susseguirsi, sotto il regime renziano, di nuove tasse, aumenti della tassazione esistente, nuovi balzelli surrettizi come l’Iva applicata alle raccomandate, ecc.  Ciò nonostante si sono accorti che anche se la pressione fiscale aumentava a dismisura, il gettito diminuiva. Non vogliamo qui ricordare di nuovo la curva di Laffer (ndr. spiegata in una precedente Lettera Politica quando ancora nessuno ne sentiva parlare), ma siamo evidentemente entrati nella fase in cui anche se la pressione aumenta i contribuenti evitano di pagare l’imposta, magari suicidandosi, oppure chiudendo le attività, oppure non svolgendo più nessun lavoro.

Purtroppo, quello della pervasione dello Stato nella vita del cittadino, tipica dei regimi socialisti o socialisteggianti, è una caratteristica non solo dell’Italia, in cui è portata al parossismo, ma anche del resto d’Europa. Si pensi soltanto alle norme Ue sul formaggio senza latte, sul vino senza uva, sulla curvatura dei cetrioli, sulla lunghezza delle banane, sulla grossezza delle vongole, sui due su un motorino e via legiferando.  Come scrive Carlo Lottieri, si può ricondurre tale tendenza invasiva “a un dato macroscopico e al tempo stesso troppo ignorato: al fatto, cioè che dopo la dissoluzione dell’impero sovietico  il vecchio continente è l’area a più alto intervento pubblico e, di conseguenza, con la tassazione più pesante. In un’economia globalizzata che vede imprese e capitali muoversi alla ricerca delle condizioni più favorevoli, essere un universo istituzionale dominato da “inferni fiscali” rappresenta un grandissimo handicap che, molto velocemente, sta minando la capacità degli Europei di competere a livello internazionale.”

L’Europa soffre dell’applicazione di due sue invenzioni: lo Stato moderno e il socialismo. Nel progressivo aumentare dell’importanza dello Stato e dell’applicazione di principi  socialisti i produttori europei sono stati sempre più gravati da oneri crescenti ed insopportabili, così che oggi l’apparato politico-burocratico fagocita più della metà di quanto realizzato.

Paradossalmente sono stati favoriti i Paesi ex comunisti che hanno potuto adottare politiche più liberali in ambito fiscale, sulla scorta anche della lezione di Milton Friedman, ed hanno introdotto una tassazione moderata e non progressiva (flat tax)  e relativamente semplice circa gli adempimenti richiesti. Ciò ha permesso alle loro economie non solo di colmare il divario con il resto d’Europa, ma anche di attrarre attività. La Repubblica Slovacca, che ha adottato la flat tax, ha oggi la produzione pro-capite di automobili più alta di tutta Europa per le industrie che hanno trovato economico insediarsi sul suo territorio. A proposito, chi sa che l’Enel in Slovacchia ha acquistato due centrali nucleari?  L’Irlanda, con un sistema simile alla flat tax è riuscita a risalire dal baratro economico in cui era precipitata. E allora? Sottoscriviamo le conclusioni amare di Lottieri: “La possibilità che l’Europa torni a essere dinamica e vivace, nuovamente creativa e capace di aprire strade inedite, passa dalla fine dell’innamoramento per lo Stato che la caratterizza da tempo e, di conseguenza, da una massiccia riduzione delle risorse sottratte con l’imposizione tributaria. Ma solo un’Europa plurale e caratterizzata da un’ampia competizione tra sistemi può provare a invertire la rotta.” 

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