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Recessione e Stampa

Lettera Politica N. 784

H. Belloq, scrittore inglese dei primi del ‘900, scrisse un libretto intitolato “On Free Press” nel quale sostiene che la Stampa è nata “con e per” la Finanza e che è abbastanza naif ritenere che la Stampa esista per informare il cittadino. Oggi, a conferma della tesi, possiamo dare uno sguardo alla posizione della Stampa internazionale sulla prossima crisi economica e che in una “Lettera” recente, indicavo iniziata a maggio di quest’anno.
Come accaduto con il “botto” Lehman del 2008, nonostante i chiari  segnali nei due anni precedenti, quando la Stampa si era ben guardata da avvisare della reale situazione, oggi si sta ripetendo lo stesso copione. Solo qualche accenno – il via non è ancora stato dato dai burattinai – ma i colpevoli sono già alla sbarra.
Il motivo? Lo abbiamo detto sopra.  Quando la crisi scoppiò nel 2008, ecco l’invenzione: i derivati Qualcosa di difficilmente comprensibile, che ha confuso la gente quel tanto che bastava per far credere che “il mercato”, questa  entità soprannaturale governata da draghi e demoni, si era ribaltato e che nessuno poteva essere ritenuto colpevole.
I cittadini hanno incassato il colpo grazie a Governi imbelli e venduti al turbocapitalismo (come scrive il marxiano Fusaro), vedendosi almeno dimezzati i risparmi, per molti, di una vita. BPVerona è tra gli apici del ridicolo.
Oggi la recessione – già in atto – si avvicina ed il mainstream globalista sta già iniziando il ” j’accuse”. I colpevoli? Trump, Brexit, i sovranisti, la Destra.
Trump in realtà, sebbene in contrasto con la FED, sta recitando la parte assegnatagli: coprire la FED e le banche centrali attraverso un’assunzione di responsabilità – dazi alla Cina, distrazione di massa con Iran – che potrebbe costargli la rielezione ma che potrebbe essere merce di scambio di qualcos’altro. Di fatto, molti economisti “non di regime” scrivono da anni che la situazione economica che portò alla crisi del 2008 non è mai stata risolta e che la politica del QE è stata solo accanimento terapeutico.
In Europa le prefiche globaliste, con in testa la Ursula, stanno già strappando i capelli alla BREXIT che sarà chiamata madre di tutti i mali e colpevoli saranno i sovranisti che con le loro politiche anti-immigrazione e anti-euro hanno causato la recessione. 
Preparatevi al rogo.

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One Comment

  1. Gaetano Morgante
    Gaetano Morgante Settembre 5, 2019

    Le multinazionali guardano all’utile di fine esercizio, lavorano per migliorare i margini di profitto, di tutto il resto, ma proprio tutto, non gliene frega una cippa e da un certo punto di vista hanno pienamente ragione. E’ ovvio però che nel momento in cui lasci che le multinazionali dettino l’agenda politica dei governi questi non avranno più come fine il bene del popolo, ma l’incremento degli utili delle multinazionali. Così è avvenuto dagli anni 90 in poi. Il liberismo economico è figlio di questo malaugurato processo corruttivo. Dico corruttivo perché all’epoca dei fatti, ovvero negli anni in cui prese piede il progetto liberista, le critiche, e quindi i lati negativi di quello che poi sarebbe avvenuto, erano noti e prevedibili, quindi i politici di allora fecero una scelta contraria agli interessi dei cittadini occidentali, scelta che non poteva che essere “pagata” . La Germania dice che è colpa di Trump e dei suoi dazi protezionistici. Vediamo cosa si intende come “colpa”. Gli USA, sull’onda autolesionista del liberismo, hanno fatto in modo che il potenziale produttivo cinese esplodesse in tutta la sua vitalità accogliendo la gran parte delle loro esportazioni senza dazi o altri limiti. Nel corso degli anni l’industria manifatturiera americana si è quasi estinta, incapace di fronteggiare i prezzi cinesi, contemporaneamente le multinazionali americane delocalizzavano le produzioni in Cina sfruttando la manodopera a costi schiavisti per poi reimportare i prodotti in USA aumentando i loro margini di profitto. Il risultato è stato la creazione di milioni di disoccupati e un aumento vertiginoso del saldo negativo commerciale con la Cina. La rivalsa degli USA prevista all’inizio del liberismo, non avvenne, e Trump ha capito che non ci sarà mai, non può esserci, è semplicemente impossibile che avvenga. Inoltre la Cina, che all’inizio aveva potenzialità produttive solo nel manifatturiero, ora si sta rivelando un temibile competitor anche nei prodotti tecnologici quindi in grado di contrastare pesantemente l’industria tecnologica americana. Trump non ha fatto altro che cercare di riequilibrare l’interscambio commerciale con dei dazi che in qualche modo tentino di parificare il differenziale di costo del lavoro presente nei due Paesi. Questo ovviamente comporta un rallentamento del PIL cinese, ma non mi risulta che il presidente degli USA abbia come compito e fine ultimo il benessere del popolo cinese, quanto invece quello del popolo americano, quindi la critica della Merkel è francamente sciocca. Perché invece la Germania non pensa ad aumentare gli stipendi minimi dei lavoratori in modo da incrementare quei consumi interni che sono il tallone d’Achille della sua economia? Perché invece la Germania non pensa di proteggere le produzioni interne della UE come sta facendo Trump in modo di ricreare una crescita economica europea di cui lei sarebbe la prima a goderne i benefici?

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