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Requiem per l’euro

Lettera Politica N. 722

Nel secolo scorso l’Italia funzionava così: ogni tanto avvenivano le crisi economiche, ma i governanti sapevano come superarle. Mediante manovre sui tassi di sconto o altro creavano una bella inflazione (del 10% od oltre), la lira si svalutava, le merci divenivano più convenienti per l’estero, gli stranieri le comperavano e da noi continuava il miracolo economico. Naturalmente con l’inflazione anche i prezzi interni salivano e i lavoratori protestavano. Nessuna preoccupazione: i rappresentanti degli industriali e dei sindacati si trovavano, si mettevano d’accordo, poi il grande giorno facevano la sceneggiata: le tv documentavano le strenue lotte che duravano fino alle tre di notte per concordare quello che era già stato concordato; ritraevano tavoli come campi di battaglia, coperti di tazzine e bicchieri di plastica vuoti, bottiglie d’acqua  e montagne di mozziconi. I rappresentanti delle due parti erano ritratti con fonde occhiaie, con le cravatte “a mezz’asta” e la camicia appiccicata per il sudore e tutta stropicciata. Il risultato era un accordo sull’aumento dei salari (per altro sempre inferiore al tasso di inflazione). Così i lavoratori erano contenti e anche gli industriali per l’aumento delle esportazioni. Si costruivano nuovi capannoni industriali, gli operai si facevano  la casa e l’Italia restava fra le prime nazioni del mondo.

Poi arrivò Prodi promettendo che avremmo lavorato un giorno di meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno di più. Ci rifilò l’euro, pari a circa un DM, ad un cambio assolutamente irreale e severamente penalizzante (1936,27) . Non disse che ci avevano messo addosso una camicia di Nesso, che non solo non ci lasciava muovere, ma che si stringeva sempre più ogni volta che cercavamo di muoverci.

Siamo così arrivati ad oggi, in cui gli ex industriali se non si suicidano scoperchiano i capannoni vuoti per non pagarne le tasse o fuggono in altri paesi e gli operai il loro appartamentino, sogno di ogni italiano, lo vedono col binocolo. Come porre rimedio?
C’era stato qualcuno che aveva detto che l’euro è una porcheria. Il premio Nobel Milton Friedman aveva previsto che avrebbe richiesto la svalutazione interna, bloccando qualsiasi altra possibilità,  per cui si sarebbero presi provvedimenti dolorosi come la riduzione di salari e pensioni. Grecia docet.
James Tobin, altro Nobel, concordava  sul fatto che le vecchie variazioni del tasso di sconto avrebbero causato meno dolore economico delle riduzioni salariali previste.
Paul Krugman, altro Nobel, ritiene che l’euro sia un disastro, poiché infliggere infelicità agli uomini non dovrebbe essere considerato un obiettivo desiderabile per la politica. Per completare il poker di Nobel citiamo Joe Stiglitz, per il quale l’euro è stato un errore disastroso e ha scritto un libro sull’argomento evidenziandone tutti gli aspetti negativi.
Rimedio al disastro euro?
L’uscita, al costo di lacrime e sangue, ma con la possibilità di ripresa futura. Altrimenti si procederebbe nel disastro che per Ettore Gotti Tedeschi vedrebbe un “futuro terrificante” e ciò comunque in attesa di un prevedibile crollo del sistema euro -prima è meglio è-  insieme al sistema che lo ha creato: la stessa UE.

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6 Comments

  1. Andrea
    Andrea Aprile 26, 2018

    L’infelicità di un popolo non è un obbiettivo perseguibile. Fin dove si potrà arrivare?

  2. Giovanni Saoncella
    Giovanni Saoncella Aprile 27, 2018

    Sicuramente l’aspetto economico, in senso lato, è determinante per il governo di una nazione ma io sono certo che la percentuale di elettori italiani in grado di capire, anche sommariamente, quello che succede, perché succede e come succede non arrivi alle due cifre. Perché l’Officina, magari con l’aiuto del dott. Cambiè, non organizza un centro di informazione economica, che magari si auto alimenti, ad uso dei simpatizzanti? Se l’economia è alla base delle scelte di governo, l’informazione è alla base delle scelte dei governanti!

  3. adelmo
    adelmo Aprile 29, 2018

    Quando si deve prendere decisioni importanti deve essere il popolo con referendum a prenderle e non singoli politici per proprio tornaconto, specialmente sul cambio lira-euro. Ma adesso che la frittata è fatta e c’è la prova che l’euro non va bene perchè si continua sù questa stada ????.

  4. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Maggio 1, 2018

    Ogni volta che si affronta, dalla Nostra Parte, la questione economica, si ascolta il threnos sull’Euro, obbiettivo contro cui si dirigono gli strali di tutti, fonte di ogni male economico. Si sottolinea l’impossibilità di svalutare, come se la svalutazione fosse possa considerarsi una manovra economica e non una semplice aspirina in un sistema in cancrena.
    La questione della moneta è ben altra e ben diverse sono le origini dei mali economici attuali e molto diversi i rimedi.
    Basti ricordare che coloro che hanno cercato, riuscendoci, di creare la PROPRIA MONETA, sono stati “eliminati” dalla banda di banchieri talmudici proprietari della FED (informazioni parziali, naturalmente, ricavabili dal sito http://www.sec.gov). E mi riferisco non a degli sconosciuti: Abraham Lincoln, John Fitzgerald Kennedy, Adolf Hitler (la ripresa economica della Germania in soli 2 anni dopo il disastro della 1a Guerra Mondiale dovrebbe essere oggetto di studio obbligatorio dell’Economia) e, da ultimo, il Colonnello Gheddafi.
    Discutere di MONETA significa discutere di ECONOMIA e non cullarsi nell’errata visione che uscendo dall’Euro i nostri mali scomparirebbero come neve al sole! Berlusconi fece solo un accenno ad uscire dall’Euro. Come è andata a finire…lo abbiamo visto tutti.

  5. Giovanni Saoncella
    Giovanni Saoncella Maggio 6, 2018

    Immaginiamo che in Italia venga indetto il referendum per restare od uscire dall’euro.
    Giorgio e Roberto rappresentano le due scelte: Giorgio sostiene che dobbiamo uscire (così lascia intendere la sua lettera politica) ma, in pratica, non spiega il perché, Roberto dice che non dobbiamo uscire (così lascia intendere il suo commento alla lettera politica di Giorgio) affermando che “la questione della moneta è ben altra” ma non dice qual’è. Adelmo, che interpreta la parte dell’elettore, va al seggio: a chi da il voto?

  6. MIKI
    MIKI Giugno 29, 2018

    NON USCIRE DALL’ EURO…MA RIVALUTARE LA MONETA ITALIANA..

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