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Riportare l’autorità dello stato a Verona

Lettera Politica N. 161

Verona è da anni preda di una microcriminalità in ascesa. Non bastano i toni rassicuranti di fine anno dei vertici delle Forze dell’Ordine e dei vari Prefetti a tranquillizzare i cittadini.
Abbiamo visto i toni trionfalistici con cui è stato salutato il Prefetto uscente Mulas e quello entrante Cafagna, come se il primo avesse ridato sicurezza alla città e il secondo fosse un novello “Prefetto Mori”. Lo stesso dicasi per ogni cambio di Questore e Comandante dei Carabinieri. Esente solo il Comandante della Polizia Locale che deve avere alti meriti operativi da fare invidia ai reparti speciali Gis e Nocs, essendo passato indenne per ben quattro amministrazioni comunali…
Finchè il governo non porrà dei precisi obiettivi a chi dovrebbe assicurarci la sicurezza e il controllo del territorio, dei parametri netti cui debbono rispondere con fatti e non chiacchiere ogni sei mesi al Ministro dell’Interno, pena la rimozione (a Parigi il ministro dell’Interno ha rimosso il Prefetto senza tanti giri di parole), non cambierà nulla.
E’ necessario che venga fatto capire a chiare lettere che nessuno è inamovibile. Se si fa così nell’ultima delle aziende che funzionano, non si capisce perché non lo si debba fare – e a maggior ragione- per chi deve garantire la sicurezza di una città.
Un consiglio al ministro dell’Interno: si faccia un giro per Verona, o in altre città italiane, senza avvisare nessuno; faccia una ricognizione in incognito nelle varie aree degradate e poi chiami a rapporto i vertici istituzionali contestando loro i fatti acclarati e poi proceda di conseguenza, sostituendo inetti ed incapaci con personale motivato e possibilmente giovane. Non c’è scritto da nessuna parte che si debba essere prossimi alla pensione per fare i Prefetti…Infine, se certi magistrati sabotano ogni pur minimo tentativo di riportare l’ordine, si cambino le leggi, così da togliere loro la terra sotto i piedi.
 

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