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Sale la tensione contro l’Iran

Lettera Politica N. 776


Teheran rimane nel mirino d’Israele che punta a un escalation della tensione nel Vicino Oriente. False flag nel Golfo Persico ai danni di petroliere in transito si sono verificate nei giorni scorsi. Tel Aviv e gli Usa cercano un episodio simile a quello accaduto nel Golfo del Tonchino il 2 agosto del 1964 che portò all’intervento Usa in Viet Nam. Una guerra contro l’Iran, considerato la minaccia principale ai loro interessi nella Regione, non è mai stata accantonata dagli strateghi del Pentagono e di Israele.
Nel libro dal titolo “Labirinto Iran-Ipotesi di guerra e di pace”, a cura dalla Brookings Institution ,noto Think Tank con sede a Washington DC , si analizzano le possibili opzioni contro l’Iran: Persuasione-Dialogo-Invasione militare-Attacchi aerei-Intervento d’ Israele- Insurrezione popolare-Sostegno ai gruppi di opposizione-Colpo di Stato militare-Contenimento.
All’orizzonte una possibile opzione “Osirak”? Dal nome del reattore nucleare francese distrutto da un attacco aereo della Hel Avir in Iraq nel 1981,con tutte le conseguenze del caso, con gli Stati Uniti che potrebbero sferrare ulteriori attacchi contro i sistemi di comando e controllo iraniani, al fine di privare l’Iran dei suoi siti nucleari, che però, come ha più volto ribadito l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica, sono a scopo civile.
Una rivoluzione colorata, come quella del 2004 in Ucraina appare improbabile, cosi come un colpo di Stato. L’Iran (70 milioni di abitanti) è una Nazione coesa dal punto di vista politico, religioso ed etnico, pronta a resistere ed è dotata di un apparato militare di tutto rispetto. La persuasione dura e l’azione militare sono da considerarsi come l’extrema ratio, ma si precipiterebbe la Regione in una guerra che ben presto si estenderebbe, vista la stretta alleanza dell’Iran con la Russia e gli ottimi rapporti con Pechino, la cui economia dipende anche dal petrolio iraniano.
Per quanto riguarda l’Italia la sua politica estera del “piede in due scarpe”, da una parte il totale asservimento a Washington e dall’altra i timidi tentativi di ritagliarsi una parte di autonomia a tutela della nostra economia, sta creando danni incalcolabili alle nostre imprese che operano con l’Iran.


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One Comment

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Luglio 18, 2019

    Un attacco nucleare preventivo contro l’Iran è perfettamente morale per il Talmud. Lo ha sancito Moshe Halberd rtal, “stimatissimo studioso del Talmud”, co-autore del Codice Etico dell’IDF – l’esercito israeliano – la cui purezza delle armi ci stupisce ogni giorno.
    Moshe Halbertal è anche cattedratico della New York University Law School, la più eccelsa facoltà di diritto statunitense, dove insegna metà dell’anno. L’altra metà Moshe insegna alla Hebrew University of Jerusalem. Dunque una figura di peso nei due mondi. Egli è “uno dei pensatori più rispettati sui dilemmi morali della guerra moderna”.
    Anche chi ha intervistato il moralista di Tsahal per la rivista “culturale” Slate, Ron Rosenbaum, ha una psicologia ebraicamente esemplare. Giornalista letterario, storico ebraico, autore di libri su Hitler, dal dicembre 2015, “quando pubblicò l’articolo Thinking the Unthinkable [pensare l’impensabile] è cosciente che esiste al spaventosa possibilità che Israele possa non sopravvivere come nazione. Egli ha scritto: I palestinesi vogliono uno stato hitleriano “judenrein” [senza ebrei] per quanta violenza occorra ad ottenerlo. Non separazione, ma eliminazione. I palestinasi sono impegnati nell’incessante incitazione religiosa di assassinare ebrei. L’intifada dei coltelli non è una insurrezione, ma assassinio rituale di ebrei”: insomma un perfetto esponente dei sintomi psichici, complessi di colpa, proiezioni freudiane del piccolo popolo. Fra questi grumi psichiatrici, c’è ovviamente la sindrome che Gilad Atzmon ha felicemente identificato come “Stress pre-traumatico” (pre-TSS). Da Maurizio Blondet

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