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Sindacati partigiani

Lettera Politica N. 156

Dopo la presa di posizione di alcuni sindacati sul paventato sfratto dell’Anpi a margine della “Giornata del ricordo” non si sa se ridere o piangere. Costoro, che da anni hanno disatteso al loro compito, che dovrebbe essere quello di tutelare i lavoratori, si ergono a difensori della “libertà“(?) e della verità storica (la loro). Evidentemente dei lavoratori interessa poco.
1993: adesione al “Protocollo sulla Politica dei Redditi e dell’Occupazione”, firmato dai rappresentanti di Cgil-Cisl e Uil (Trentin, D’Antoni e Larizza) che sancì che i nuovi assetti contrattuali fossero agganciati al “Tasso d’Inflazione Programmata”. Dietro questa voce si celava la colossale truffa ai danni dei lavoratori, che anno dopo anno hanno visto i propri stipendi perdere valore. Questo meccanismo infatti, voluto da padronato, sindacati gialli e governo di allora, non si è rivelato un idoneo strumento di tutela salariale come lo era stata la “scala mobile”, abolita tra il 1984 e il ’92, con il via libera dato anche da Cgil Cisl e Uil. Presidente del Consiglio era Ciampi, uomo di Bankitalia e al Lavoro c’era Gino Giugni, padre dello “Statuto dei Lavoratori”, anche lui convertitosi al liberismo.
Passaggi precedenti: 1986, legge 56 che estende a tutti i settori produttivi il contratto a termine; legge 146/90 che limita il diritto di sciopero; 1991, legge 223 sulla mobilità che ha permesso uso massiccio di esternalizzazioni; 1997, pacchetto Treu, che introduce il lavoro interinale e privatizza il collocamento; 2003, Legge Biagi che introduce tutto quanto possa rendere il lavoro precario. Fino ad arrivare alla famigerata Legge Fornero, al vergognoso Jobs Act di Renzi e al depotenziamento dell’art .18, nel silenzio assoluto di Cgil Cisl e Uil, che “combattono“ il Fascismo in assenza di Fascismo, guardandosi bene dall’attaccare l’alta finanza apolide, il potere bancario , e il turbo capitalismo antinazionale che sta distruggendo lo Stato sociale , i lavoratori e i piccoli imprenditori italiani.

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4 Comments

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Febbraio 25, 2019

    Ottimo riassunto della situazione del Lavoro in Italia. Su questo punto la grande assente è la Destra che, anzichè presentare il proprio disegno sociale e corporativo – inteso come tutela e non come arroccamento di privilegi proprio della “triplice” – ha rincorso l’avvicendarsi delle modifiche legislative, ora in chiave di tiepida critica, ora, addirittura, di sciagurato appoggio durante la fase di Giuda Fini. La vera controproposta della Destra su staglia sulla linea di orizzonte dello Stato Sociale, in piena comunanza con la Dottrina Sociale della Chiesa, in senso antiliberista e anticomunista. Su questo punto la situazione di disagio sociale è matura: spetta a Noi attirare ed indirizzare questo malcontento. Come sempre nella Storia che dirà, presto, se ne saremo capaci ed il nostro valore. Last but not least. L’ANPI andrebbe sciolto se non proprio alla “Brusca” almeno come ente inutile o ridenominato Associazione Neuro Privi Italiani.

  2. Beppino
    Beppino Febbraio 25, 2019

    Ma Treu non è stato quel ministro del lavoro, riforma Dini, che ha dato ai sindacalisti la possibilità dietro il versamento di unmese di contributi di prendere una pensione a vita
    Legge 564.

    • Adelmo Pigaiani
      Adelmo Pigaiani Febbraio 26, 2019

      Tutti i governi di sinistra hanno fatto in buco per stingere la cinghia degli operai , con la complicità dei sindacati.

  3. Furio Bassanelli
    Furio Bassanelli Maggio 24, 2019

    Un mio (purtroppo “ex”) carissimo amico Msi poi AN poi folgorato negli anni ’90 sulla “via dei mercato”, già allora imprenditore e importante consulente agricolo mi confessava che ogni volta che doveva licenziare un operaio non faceva che rivolgersi al sindacato, il quale – ovviamente dietro congruo compenso – pensava lui a convincere il lavoratore a togliersi di torno “a buon mercato”…

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