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TORNARE A SOGNARE PER RISCOPRIRCI COMUNITA’

Lettera Politica N. 644

 

In questi giorni di grande confusione tra golpe falliti, attentati, squilibrati, mussulmani che vanno a messa e cristiani che non ricordano l’ultima volta che sono entrati in chiesa, politici della stessa area che se le cantano di santa ragione, costituzionalisti per il Si e per il No, uomini che si spacciano per madri portando al mare bambini prodotti come gadget, massoni che si spacciano per centristi, centristi che diventano centrini, stranieri che vivono in hotel e pensionati che dormono per strada, insomma in un tempo in cui è tutto sotto sopra, mi chiedo: che cosa fonda una comunità? E’ sufficiente un contratto sociale? O c’è altro che può definire un gruppo di persone “comunità” e non semplici parti che mediano i conflitti?
E poi: perché le comunità (etniche, istituzionali, politiche, religiose o altro) si trovano accomunate da conflitti, deflagrazioni, implosioni, scomposizioni? E più nello specifico: come mai l’area politico-culturale più rappresentativa dell’Italia sta soffrendo una crisi che dal 2011 (anno del golpe finanziario contro Berlusconi) non accenna a diminuire, anzi, sta creando una voragine apparentemente incolmabile?
La risposta è da cercare negli elementi valoriali nei quali un gruppo di persone si identifica, si riconosce, si accetta, si regolamenta. Valori che oggi si sono liquefatti nella società fluida e nel pensiero debole. Pensiero che proprio perché debole, in quanto povero di principi, si fa bullo e fa a cazzotti in un tutti contro tutti, in cui il più furbo e il più forte hanno la meglio.
Quindi, come riscoprirsi comunità? E più in particolare: come riscoprirsi comunità politica che sappia ordinare al Bene la società?
A questioni complesse servono risposte altrettanto complesse, pertanto bisognose di collaborazione, ma una provocazione iniziale la suggerisco ai lettori, desideroso di contributi per avviare una proficua discussione. Secondo me per riscoprirci comunità dobbiamo ripartire dalle fondamenta e chiederci: qual è la nostra storia? Quali i valori che come persone ci possono accomunare? Quali invece le paure maggiori? Quale potrebbe essere il bene comune possibile in cui cooperare? Domande utili anche per chi pensa alla Verona di domani.
Sono quesiti preliminari che potrebbero sembrare astratti, ma forse proprio l’astrazione in un tempo di pragmatismo aggressivo e di visioni di corto respiro ci permetterà di navigare nei mari sconfinati della fantasia, e quindi di trovare sogni comuni. Chi di noi, infatti, non sogna un mondo migliore in cui vivere? Chi tra noi non sogna relazioni autentiche? Chi di noi non brama la propria ed altrui felicità?
C’è bisogno di tornare a pensare, prima di fare. C’è bisogno di sognatori che sappiano intercettare le aspirazioni e i desideri di un popolo orfano di riferimenti. Attendo fiducioso…

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5 Comments

  1. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Agosto 17, 2016

    Approvo le considerazioni della Lettera Politica e provo a dare delle risposte ai quesiti che pone. Prima però è necessario un minimo di analisi. La società che ci troviamo a vivere è il frutto del liberal-capitalismo nella sua versione più esasperata: finanziaria, consumista, mondialista. Non è altro che la conseguenza degli assetti che il mondo ha preso dopo il 1945 e che, rimasti congelati fino al 1989 per la presenza del blocco comunista, oggi hanno trovato piena applicazione. Vittima predestinata l’Europa, culla della civiltà di tutto il mondo. E con essa tutto il suo patrimonio di cultura, storia e valori. Al risparmio è stato sostituito il consumo fine a sé stesso. Risultato: la ricchezza sta concentrandosi nelle mani di pochi, il ceto medio sparisce ed al suo posto una massa crescente di proletari, privati perfino dell’utopia di una rivoluzione per riscattarli. Alla famiglia è stato sostituito l’individuo, atomo sociale avulso da tutto, in balia di tutto. A Dio è stato sostituito il denaro. Ai valori tradizionali le mode del momento. Ai copri sociali le aggregazioni virtuali sul web. Che fare allora? Innanzitutto tenere presente le cause ed i responsabili di tutto questo. Poi, capire che il modello di sviluppo indefinito proposto dal Pensiero Unico non è compatibile con la limitatezza del mondo, ed è un’utopia destinata a crollare esattamente come lo era quella comunista. Con la differenza che almeno quella comunista si proponeva il bene collettivo, mentre questa si propone solo l’arricchimento di un’oligarchia. Una volta fatta questa operazione preliminare bisogna che le persone di buona volontà, quelli che hanno deciso di non arrendersi, si uniscano attorno ad un minimo comune denominatore. Non è difficile individuarlo. Basta guardarsi attorno. Esso è il bene comune. Che inevitabilmente cozza contro l’interesse dei pochi. Sembra una banalità, ma non lo è. Porre come stella polare il bene comune significa affermare che l’interesse collettivo è superiore a quello individuale e che il ruolo della politica è la sua affermazione. Il nemico sarà quindi l’individualismo, il relativismo, il qualunquismo, il liberismo, l’economicismo. E chi è il soggetto del bene comune? Il popolo. Ecco scattare allora l’accusa dei politicamente corretti: siete populisti. Sì, siamo e vogliamo essere populisti perché c siamo stufati di soggiacere agli interessi ed al potere delle cricche, delle lobbies e dei club illuminati del pensiero debole. Vogliamo che a fare politica ci sia solo chi lo fa per il bene comune e non per il proprio tornaconto.

  2. PAOLO PADOVANI
    PAOLO PADOVANI Agosto 17, 2016

    Dopo il commento di Paolo Danieli c’è poco, veramente poco, da aggiungere se non come cercare di attuare questa “visione”.
    Innanzitutto c’è da scardinare un sistema che è potente, radicato, arroccato nelle proprie posizioni e quindi servono coraggio e uomini coraggiosi ed anche, come ha ben scritto Diego Marchiori, “sognatori”.
    Devono anche essere dei “rivoluzionari” dato che, volenti o nolenti, ci troviamo in una economia di tipo “post bellico” senza le macerie fisiche attorno, ma morali e di valori certamente sì.
    Un tempo c’erano le guerre che, nella loro tragicità, davano ai sopravvissuti la possibilità di ripartire da zero; e come in tutti gli ambiti tragici in tali situazioni emergono le migliori qualità dell’uomo come la solidarietà, l’altruismo e molto altro.
    Oggi ci troviamo in una economia povera con povertà di valori, servono uomini coraggiosi, rivoluzionari e visionari.
    E che sappiano ripartire dalle piccole cose per arrivare ai sogni ed ai grandi progetti.

  3. maurizio manfredi
    maurizio manfredi Agosto 19, 2016

    Codivido quanto scritto da Diego Marchiori ed i commenti di Danieli e Padovani, quello che non condivido è il termine ” sognatori “.
    Il sogno è una situazione fuori dalla realtà che consente alla nostra mente, durante il sonno, di rigenerarsi e riposarsi dalle vicende e dallo stress del quotidiano. Una valvola di sfogo a tutti gli effetti.
    Oggi non è il momento di sognare bensì quello di agire e per farlo servono persone oneste, preparate, disposte a metterci la faccia.
    Non servono politici e manager che usano della loro posizione come un teatrino e uno stipendificio.
    Servono persone, politici e non, determinati e decisi a tirar fuori dalle sabbie mobili in cui siamo, che non vadano in cerca di voti o labili consensi parlando alla pancia della gente ma alla loro testa.
    Quando la politica, quella con la P maiuscola, tornerà a germogliare e a interessarsi del bene del Paese e questo avrà ritrovato una rotta stabile e sicura, con la barca in mano a gente che sà cosa fare, allora sì che sarà possibile fare anche qualche sogno, tanto, come si dice, sognare non costa nulla!

  4. Diego Marchiori
    Diego Marchiori Agosto 20, 2016

    Grazie sig.Manfredi per l’obiezione. Infatti dice bene che il sogno è una valvola di sfogo che ci permette di evadere dalla realtà e quindi rigenerarci. Proprio per questa sua funzione il sogno ci permette di vedere con occhi diversi, liberi dalle influenze del contingente. E quindi dal sognare una realtà diversa può scaturire una visione. Perciò, più che di “sognatori” si potrebbe parlare di “visionari” che, come dice lei, siano consapevoli della rotta da seguire ed escano dalla logica del qui e ora per condurre con determinazione il Paese in acque sicure. De Gasperi direbbe che “si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire che bisogna andare verso la giustizia sociale”. Affermazione più che mai attuale.
    Come evidenziato da Danieli e Padovani, di lavoro da fare ce n’è!

  5. Marisa
    Marisa Agosto 21, 2016

    A proposito di capire come fare comunita, i sardi stanno tentando la loro esperienza che sembra funzioni , perché sta dando buoni risultati. Il sardex. Non è baratto. Nel circuito di appartenenza ognuno incrementa il suo lavoro. Senza arricchirsi. Non nascono disuguaglianze che alla fine portano alla ricchezza di pochi. Se il concetto funziona credo sia da copiare. Perfino l’Onu sta ad osservare.

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