Un paese a “democrazia limitata”


Lettera Numero: 727

In un sistema dominato dall’economia gli strumenti usati dai detentori del potere per esercitarlo sono innanzitutto economici. Anche le guerre, che una volta venivano combattute sui campi di battaglia, oggi sono soprattutto economiche e il ricorso alle armi è limitato ai casi in cui è necessario occupare un territorio o eliminare fisicamente il nemico.
Una volta l’Unione Sovietica, per “normalizzare” l’Ungheria o la Cecoslovacchia, mandava i carrarmati. Erano paesi a “sovranità limitata”. Oggi si usa lo spread.
Quello che sta accadendo ne è la dimostrazione.
L’Italia, per tutta una serie di ragioni che per brevità si danno per note, ha perso gran parte della sovranità, sia formale che sostanziale. Sono sette anni che chi governa non è stato eletto, ma scelto dai potentati economici. Da quando Berlusconi fu fatto fuori appunto a colpi di spread e di rating.
Mattarella, solitamente grigio, ma questa volta scuro in volto, ha spiegato il rifiuto a Savona con la necessità di risparmiare al popolo i colpi dello spread e della borsa e ha incaricato di fare il governo un signore che non ha un voto e che già si sa non avrà la maggioranza in Parlamento. Ma poco importa. Gestirà lui le elezioni.
Ma a che cosa serve far esprimere il popolo sovrano (formalmente) quando poi dell’esito elettorale non viene tenuto conto e vengono imposti governi che rispondono a Bruxelles, alla Bce e ad altri centri della finanza?
Siamo alla “sovranità limitata”. Solo che invece dei carrarmati usano lo spread.
Siamo alla “democrazia limitata”. Solo perché non hanno il coraggio di abolire il diritto di voto e dichiarare la democrazia un sistema obsoleto, inadeguato alle  esigenze del capitalismo finanziario, che invece necessita di persone fidate e capaci di eseguire gli ordini rapidamente. Al bene del popolo ci penserà il Grande Fratello. D’altra parte è “grande” ed è anche “fratello”. Cosa chiedere di meglio?

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3 Commenti

  1. Condiviso in parte perché non credo che il mondo cinico e baro voglia strozzare l’Italia a colpi di spread. L’indipendenza italiana sta nella sua solidità economica, solidità che abbiamo raggiunto grazie ad uno sforzo secolare che ha coinvolto almeno tre generazioni (che si son fatte due guerre in sovrappiù…), quindi una solidità preziosa per un Paese privo di materie prime che vive grazie al suo ingegno. Solidità che dovremmo preservare e per farlo servono, sintetizzando alla grande, a mio avviso due cose, due cose soltanto: la prima, una vera politica industriale che dica cosa “realizzerà” l’Italia nei prossimi anni. Auto elettriche? acciaio? robot? armi? aerospaziale? scegliamo cosa vogliamo diventare sapendo bene quello che siamo: una realtà economica di primissimo piano e ancor più elevata qualità. Scegliamo, investiamo, formiamo i nostri giovani ecc. Una vera politica industriale significa anche provare a pianificare “quanti” Italiani servono e se ne mancassero – e ne mancano di certo visti i tassi di natalità – capire quali politiche avviare immediatamente per riempire oggi le culle, domani la nostra società. Spaghetti e mandolini sono oggi molto apprezzati, ma sono un’inezia rispetto a quello che sappiamo fare in settori molto delicati e strategici.
    La “seconda cosa” : il debito pubblico. Così non possiamo più andare avanti; abbiamo indebitato non soltanto i nostri figli, ma anche i nostri nipoti. Abbiamo riempito il mondo coi nostri Bot. E’ chiaro che i nostri creditori vogliono sapere se terremo questa moneta oppure no; se li pagheremo a scadenza oppure no; se daremo loro un “cabriolet”…solite cose, banali negli affari. Dobbiamo abbattere il nostro debito perchè gli interessi che paghiamo ogni anno ci impediscono di investire su noi stessi.
    l’Italia ha più ricchezze che debiti. Molto bene. Mano al portafoglio e riprendiamoci la nostra indipendenza dai creditori. Compriamo noi tutto il debito italiano senza necessità di esportarlo e, nel mentre, un saggio governo inizi a ripianare il debito. l’1% all’anno, non chiedo tanto allo Stato. Le nostre famiglie, in tempi di crisi, hanno stretto la cinghia in percentuale molto di più.
    Abbiamo fatto guerre per ragioni economiche e per ragioni ideali. Se la finanza è il campo di battaglia attuale non possiamo attrezzarci soltanto abbaiando alla luna, ma dobbiamo armarci difendendo il nostro risparmio, il nostro lavoro, il nostro ingegno, la nostra capacità produttiva. Iniziamo a non buttare soldi dalla finestra lanciando ai nostri creditori messaggi contraddittori. E quello che risparmiamo investiamolo sul futuro vero, non sull’assistenzialismo fine a sé stesso.
    Questa sarebbe, sempre a mio modesto avviso, una bella battaglia per una Destra che ancora crede nella Patria e vuole continuare a vederla prosperare a lungo.
    Questa Terza Repubblica nasce sul debito creato dalla Seconda. Ne porta il peso, non la colpa. Ma se non vuole finire come quella di Weimar – coi francobolli da 3 miliardi di Reichsmark – è meglio che si dia da subito una bella sistemata.

    giugno 9, 2018
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  2. Adelmo Pigaiani dice:

    Bravo Bepe,
    L’analisi è giusta, più o meno tutti gli italiani sanno la malattia e pure la cura dell’azienda Italia. Per poterlo fare però serve essere uniti, ma invece di unirsi vogliono tutti fare a modo loro perché nessuno vuole essere comandato da altro, allora si rimanda si parla si critica e finché il dottore pensa l’ammalato muore. Ciao Adelmo

    giugno 9, 2018
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  3. Maria Gemma Grusovin dice:

    Purtroppo il nefasto “gioco” dello spread ed anche quello del PIL, stanno distruggendo l’Italia! ….ed è terribilmente legato a giochi di forze economiche a spese dei cittadini, per uccidere posizioni politiche scomode.

    giugno 9, 2018
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