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Un referendum da sbattere in faccia

Lettera Politica N. 126

Vi ricordate il carabiniere trevigiano tontolotto di “Pane, amore e fantasia”, capolavoro del cinema italiano degli anni ’50? E le servette venete delle ricche famiglie romane dei film della commedia italiana? Lo stereotipo del veneto sempliciotto, onesto, grande lavoratore ma poco sveglio ha funzionato per anni con l’aggiunta, quando il Nordest diventava la locomotiva d’Italia, di una sfumatura peggiorativa: la mania dei schei . Oliviero Toscani, opinion leader del mainstream mediatico, ha fatto il resto: per lui noi siamo dei mona ubriaconi.

Circondati dall’affetto degli italiani i Veneti hanno continuato a produrre e a mandare a Roma buona parte dei loro soldi, ricevendo in servizi molto meno di quanto versato, tanto da lasciarvi per anni ogni anno 15 miliardi di euro. Tutto sarebbe continuato così se il 22 ottobre non avessero detto:” basta!” Perché questo è, al netto di tutte le valutazioni politiche, il messaggio lanciato dal referendum che ha anche dimostrato che l’autonomia è un’esigenza vera, sentita trasversalmente.
Erano decenni che non si verificava un fatto capace di unire e coinvolgere tutti i Veneti per un unico scopo. Questo è avvenuto con il referendum.
E’ stato sorprendente, ed anche bello, sentire dire da persone di tutte le età e di ogni estrazione sociale “ ce l’abbiamo fatta, abbiamo vinto!”. E ciò rappresenta un patrimonio politico che non può essere disperso, ma va valorizzato lavorandoci sopra. E non solo con la trattativa con Roma.

Il sentimento di alterità dei Veneti ha trovato uno sbocco politico, hanno dimostrato di essere una realtà a sé, anche rispetto alla vicina Lombardia che non ha risposto allo stesso modo. Un millennio di storia unitaria, una lingua comune, una struttura socio-economica peculiare, una cultura con radici profonde a qualcosa sono pur servite!
E ciò assume maggior valore, perché mentre la globalizzazione travolge ogni specificità omologando tutto e tutti, i Veneti hanno saputo cogliere l’importanza della difesa e della valorizzazione dell’identità.
Se anche il referendum fosse servito solo a questo, già sarebbe una grande soddisfazione da sbattere in faccia a chi dice che non serviva a niente.

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2 Comments

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Ottobre 28, 2017

    La questione del referendum non fa che rimettere in luce la storiella dell’unità d’Italia e della genesi repubblicana sulla copula Risorgimento-1a Guerra-2a Guerra mondiale.
    L’unica ragione per la quale Roma ladrona tiene al nord e’ il mare di stipendi e sussidi che possono essere garantiti solo dalle Regioni che producono. Altrimenti tutti al Sud ricordano i Borbone come al nord tutti ricordano Francesco Giuseppe.
    La questione è’ essenzialmente economica. Come per BREXIT. I cialtroni della UE hanno accumulato un debito per il loro – favoloso – sistema pensionistico di 79 miliardi di euro e hanno comunicato a UK che, per uscire, deve versare 23,4 miliardi e che restituiranno a UK il dovuto solo nel 2054. Ecco dov’è il polso di ferro di Ebbro Juncker e della Culona.

  2. maurizio manfredi
    maurizio manfredi Ottobre 28, 2017

    Il risultato del referendum in Veneto, secondo me, dimostra anche un’altra cosa, ovvero che i Veneti sono tanto laboriosi, tanto pazienti ma non certo dei ” Mona “. Come si dice sempre…la pazienza ha un limite…e questa volta i Veneti ( ubriaconi ) hanno detto BASTA. Ha da cantarne delle belle il ” signor ” Toscani ma sono tutte canzoni stonate! Forse…il 22 Ottobre 2017 i Veneti non essendo assopiti dal vino ma, invece, ben svegli e sobri, hanno dichiarato di non essere dei MONA ma gente che sà quello che vuole e cosa gli spetta di diritto. Questo, probabilmente, al ” signor ” Toscani che, in Veneto con Benetton ha guadagnato un mare di soldi. Ma si sà….pecunia non olrt!!!!!!!

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