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Verona in declino

Lettera Politica N. VR-102

Verona è in declino. Questo noterebbe un veronese che torna dopo essere stato via per una decina d’anni.
Fino a dieci anni fa, o giù di lì, Verona tirava ancora. E questo, bisogna ammetterlo, lo si deve anche alle scelte lungimiranti della vecchia classe dirigente democristiana, che ci avrà mangiato sopra, ma che sapeva fare il suo mestiere.
Dieci anni fa, per esempio, l’aeroporto godeva di ottima salute. Cresciuto all’ombra di quello militare oggi dismesso, era diventato un elemento strategico dello sviluppo di Verona e del suo territorio, volano per il turismo e per la sua economia. Oggi, dopo tutta una serie di scelte sbagliate e di gestioni quantomeno discutibili, è in piena decadenza, retrocesso a scalo secondario, con crollo verticale dei passeggeri e dei voli, praticamente in mano alla concorrenza veneziana.
Dieci anni fa, per esempio, la società che gestisce l’Autostrada Brescia-Padova aveva in Verona non solo la sua direzione, ma anche una leadership riconosciuta che ora sta perdendo in favore di Brescia, dopo che quote importanti di proprietà pubblica sono state svendute.
Fino a dieci anni fa, per esempio, l’Arena e la stagione lirica funzionavano. C’erano dei problemi, ma non si era mai parlato di chiudere baracca e burattini. Invece adesso siamo al disastro, con un deficit spaventoso e il rischio, a detta del sindaco, che è anche presidente della Fondazione Arena, di chiusura.
Fino a dieci anni fa, ad esempio, la Fiera era in crescita. Oggi, Vinitaly a parte, non più.
Perfino la sanità, fino a una decina d’anni fa un fiore all’occhiello per Verona, oggi è in declino. Ci sono, grazie a delle professionalità di tutto rispetto, delle eccellenze, ma la media è al ribasso, lontana dai livelli d’un tempo, degli Scuro, dei D’Agradi, dei Pistolesi, ide Vecchioni, dei Gotte e dei molti altri avevano superato la storica leadership padovana.
E Castelvecchio? Licisco Magagnato affidandone la ristrutturazione a Carlo Scarpa lo aveva trasformato da semplice reperto storico in un bel museo di opere d’arte attrattive per il turismo. Oggi, dopo la vergognosa rapina, è diventato l’emblema dell’incapacità di conservare e valorizzare il proprio patrimonio artistico della città.
Anche il numero degli abitanti nell’ultimo anno è calato: 1360 veronesi in meno, la diminuzione più forte dal 1945. Con i suoi 258.765 abitanti Verona rimane la dodicesima città italiana, ma il calo demografico, che sarebbe ancora più vistoso se non fosse mascherato dall’immigrazione, denota mancanza di vitalità e di forza attrattiva.
Questo, constaterebbe un veronese che torna in città dopo dieci anni. Un declino preoccupante. Come se tutte le prospettive ci si stessero chiudendo davanti.
Chi ama Verona non può restare con le mani in mano.

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