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Verona in serie B

Lettera Politica N. 162

Il titolo potrebbe trarre in inganno. Non c’entra l’Hellas, né il Chievo che in B ci sta andando. Il tema è un altro, più pesante. Si tratta di avere l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno, di fare la fotografia della realtà. Perché ignorare i dati di fatto è un po’ come ingannarsi. Perché se non si fa l’esame obiettivo del malato – perché di malato si tratta- diventa impossibile stabilire la terapia e avere una visione del futuro di Verona e del suo territorio.
Dagli anni ’90 in poi Verona è ferma. Anzi, visto che gli altri corrono, è andata indietro.
Questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo.
Quello che abbiamo lo dobbiamo alla classe dirigente della 1^ Repubblica – soprattutto democristiana- che ha avuto la lungimiranza di fare scelte delle quali oggi possiamo godere i frutti. E’ vero, alcuni rubavano. Ma erano anche capaci di fare qualcosa: l’Università, la Fiera, gli Ospedali, l’Ente Lirico, le strade di “Italia ’90” sono merito di quella classe dirigente.
Poi è stata una discesa continua.
Ci hanno portato via il Compartimento Ferroviario, gli alti comandi militari, la sede della Bmw, l’autostrada A4 Brescia-Padova, la Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, la Banca Popolare, l’Aeroporto. Manca solo che ci portino via l’Agsm o…l’Arena ( il monumento, ovviamente) Rimane, come istituzione finanziaria, la Cattolica. O almeno si spera.
Verona bisogna rimetterla in moto. Bisogna tirarla fuori dalla marginalità, dall’egemonia del polo Venezia-Padova-Treviso (l’ultimo presidente della regione veronese è stato Tommelleri negli anni ’70!). Verona dev’essere ripensata al centro di un polo trans-regionale che va da Vicenza a Brescia, da Mantova a Trento. Solo mettendo in sinergia le potenzialità di quest’area, una delle più produttive del mondo, Verona potrà ripartire. Agro-alimentare, turismo, industria, cultura, intermodalità, servizi sono i punti di forza. Tutti hanno bisogno di un’infrastruttura essenziale: l’Aeroporto. Quest’area ne ha addirittura due: Verona e Brescia, uno destinato ai passeggeri, l’altro alle merci. Un particolare: sono nelle mani di Venezia.

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5 Comments

  1. Botti Eugenio Pio
    Botti Eugenio Pio Aprile 13, 2019

    Paolo, una voce che grida nel deserrto!

  2. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Aprile 13, 2019

    Come mi piace sto articolo! Vi avverto subito che io sto dall’altra parte, l’ossevazione per Verona io lo trasferisco all’Italia tutta. Fino al 1990 i democristiani, certo! ma anche, io dico soprattutto, i socialisti in Veneto con de Michelis, in Italia con Craxi e Martelli. Da allora abbiamo perso tutto, soprattutto, tutti. Le colpe non interessano, a me. Interessano le responsabilità che sono distribuite. Last but not least: sono per il sistema binario, destra e sinistra esistono sempre. Non c’è destra se non c’è sinistra; come le gambe che servono per camminare.

  3. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Aprile 13, 2019

    In politica bisogna avere onestà intellettuale! La ringraziamo!

  4. Giuseppe pignatato
    Giuseppe pignatato Aprile 14, 2019

    Buongiorno, vero la governance di un Paese, città, paesello, casa e comunità proggrediscono solo se tra i componenti vi È buonsenso e comunione. Tra essi deve esistere una dialettica equilibrata. no rancori e superbia tutti vivono in sintonia con il proprio elettorato dando vita progresso e civiltà. Abbiamo tre bellissimi colori nella bandiera basta alle piccole correnti. Così sarebbe maggioranza opposizione e arbitro e tanto equilibrio.

  5. Maurizio Brunelli
    Maurizio Brunelli Aprile 19, 2019

    Sono pienamente d’accordo. L’analisi dovrebbe essere fatta sul lungo tempo. Anzi lunghissimo. A parer mio Verona ha avuto una particolare attenzione politica fintantoché non è arrivato il governo regionale. Dall’epoca romana (la fondazione della nuova città sull’ansa dell’Adige ed il ruolo di Cesare per le scelte urbanistiche) e per tutto il Medioevo (Teodorico, Alboino, Ezzelino III da Romano, gli Scaligeri) il suo ruolo è stato di primissimo piano. La sua decadenza è iniziata con la dominazione della Serenissima … i cui effetti si vedono (mutatis mutandis) ancor oggi (polo Venezia-Padova-Treviso). Rimane ancora un imprescindibile nodo strategico nonostante le continue cannonate ed il fatto di essersi sempre di più fatta schiacciare da Milano e Venezia. Bisognerebbe che i veronesi ed i politici che li rappresentano guardassero al passato e fossero capaci di un sussulto di orgoglio. Recentemente ho proposto la figura di Cangrande I della Scala come modello d’ispirazione per il nostro possibile ed auspicabile riscatto. Ma qualcuno ha ancora nostalgia per la Serenissima dimenticando che i veronesi sono più lombardi che veneti. I veneti arrivavano fino all’Alpone e il nostro idioma, secondo Dante, era assimilabile a quello di Brescia, la madre, secondo Catullo, di Verona.

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