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Verona non è un carciofo

Lettera Politica N. 186

E’ ancora in corso il tentativo di dare Agsm in mano ad A2A, il colosso milanese delle multiutility che ha messo gli occhi su uno dei pochi gioielli di famiglia rimasti in mano ai veronesi.
Eh sì, perché con la politica del carciofo attuata negli ultimi vent’anni, Verona è stata spogliata, foglia dopo foglia, di tutte le sue più importanti istituzioni economiche. Di conseguenza ha perso d’importanza e peso politico, fattori che incidono pesantemente sul futuro della città e del suo territorio.
S’è cominciato con la Cassa di Risparmio, fagocitata da Unicredit, di cui ci resta, pur sempre importante ma ridimensionata, l’omonima Fondazione.
S’è proseguito con le quote dell’Autostrada Brescia- Padova (s)vendute a privati.
S’è continuato con l’Aeroporto, consegnato nelle mani della concorrente Save, di Venezia.
Poi con la Banca Popolare di Verona diventata Banco Popolare di Milano.
C’avevano provato anche con la Fondazione Arena, portata al disastro economico al punto di chiuderla e darla a dei privati. Ma fortunatamente non è andata così.
Rimane veronese, oltre a Cattolica, Agsm, di proprietà del Comune. E allora perché aspettare? Meglio disfarsene. Diamola all’A2A, che è disposta a farsene carico, così pensano a tutto loro! Un’occasione da non perdere!
Perché? Si chiede la gente? L’Agsm è sull’orlo del fallimento? Sta per chiudere?
Macché! Tutt’altro. E’ un’azienda storica, cassaforte del Comune, fattura un miliardo l’anno, dà lavoro a più di mille persone e ha enormi possibilità di crescita.
E allora, perché vogliono darla via?
E’ quel che ci chiediamo anche noi.
La foglia di fico per nascondere le motivazioni che non ci è dato di conoscere è sempre la stessa: nel mondo globalizzato non c’è più posto per il piccolo…se vogliamo sopravvivere dobbiamo aggregarci ad altre realtà… bla bla bla.
Ma c’è modo e modo. Un conto è aggregarsi, un altro è farsi mangiare.
E’ vero he Agsm può avere ll’esigenza di affrontare le sfide del mercato non più da sola. Ma da qui a consegnarsi a un colosso che la divorerebbe ne passa.
Meglio allora costituire un polo multiutility territoriale con Aim di Vicenza, Dolomiti Energia spa di Trento e Tea di Mantova. Sarebbe un polo di tutto rispetto e Verona ne sarebbe il centro naturale.

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2 Comments

  1. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Giugno 21, 2020

    1992, arriva in Veneto un importante ministro del Tesoro a parlar di banche, municipalizzate ecc ecc. Davanti ad una cinquantina di amministratori di tutti gli orientamenti politici e di tutte le attività fa un discorso brevissimo 2 minuti max e coclude. ….. siamo arrivati al punto che compri o vieni comprato! scegliete. Non hanno scelto, sono spariti tutti.

  2. Umberto Fraccaroli
    Umberto Fraccaroli Luglio 13, 2020

    Non si parla di scelte “economiche”….si parla e si parla solo di autonomia come se una azienda è sana, è valida e ben gestita solo se è veronese?
    Guardiamo i bilanci, i costi e i ricavi, le prospettive di crescita le scelte innovative e le capacità imprenditoriali.
    Ceto sono letture difficili e complicate. Chiediamo aiuto a dei professionisti “economisti” del mestiere. Non lasciamoci ingannare da un “campanilismo” fine a se stesso.
    La prima indiscutibile scelta è: Autonomia e Privato. Stiamone fuori da carrozzoni pubblici (al massimo il pubblico resti mentro il 20%) . Basta mafia, fovoritismi, incompetenze, impreparazione e di amminbistratori(?) ovvero gestori mossi solo dal
    partito. Per favore basta

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