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Verona nel Veneto: periferia

Lettera Politica N. 176

A maggio in Veneto ci saranno le regionali. Elezioni importanti. Avrebbero potuto esserlo di più se avessimo ottenuto l’autonomia chiesta dal 98% dei Veneti col referendum del 2017 ma che manovre romane di palazzo la tengono bloccata. Per ora.
Ma sono comunque importanti. Sono l’occasione per riaffermare quello che è ormai un dato consolidato: il Veneto è di destra. E dall’aria che tira potrebbe diventarlo ancora di più. Scontata la riconferma di Zaia, alla massa di voti sostanzialmente di destra rappresentati dalla Lega e dalla Lista Zaia s’aggiungeranno quelli di Fratelli d’Italia, in grande crescita, destinato a superare il 10% e magari ad andare anche più in là, attestandosi sulle percentuali che erano di Alleanza Nazionale.
Ma queste elezioni sono importanti anche per Verona. Sono l’occasione per toglierla dall’emarginazione che subisce da anni e dalla perdita d’importanza che ne è conseguita. Lo si può fare, dato che si possono dare le preferenze, attraverso un’attenta scelta dei candidati . Non bisogna esser dei politologi per capire che tutto il potere è concentrato nel triangolo Venezia-Padova-Treviso e che la nostra provincia è ridotta a periferia e a rischio declino.
Un dato su tutti, rivelatore della marginalizzazione subita: l’ultimo Presidente della Regione veronese è stato Angelo Tommelleri. Dal 1980 in poi il Veneto è stato guidato dal trevigiano Bernini (1980-1989); dal padovano Cremonese (1989 -1992); dal padovano Frigo (1992-1993); dal vicentino Pupillo (1993-1994); dal padovano Bottin (1994-1995); dal padovano Galan (1995- 2010). E anche Zaia, che è uno dei migliori presidenti che la Regione abbia avuto è di Treviso.
Ferma restando la scelta di riconfermare Zaia, stavolta noi veronesi dobbiamo mandare a Venezia dei rappresentanti che abbiano una visione, che pensino alla Verona dei prossimi 20/30 anni e che pesino politicamente perché è vitale riportare Verona al centro della politica regionale difendendone il ruolo e gli interessi. Verona non può più essere la periferia del Veneto.

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7 Comments

  1. gianni facchinetti
    gianni facchinetti Gennaio 28, 2020

    Complimenti per il testo della lettera.Concordo pienamente con quanto scritto.!
    Avanti tutta Paolo Danieli.Gianni Facchinetti .

  2. Carlo Drezza
    Carlo Drezza Gennaio 28, 2020

    Un equilibrio in grado di riconoscere a Verona un ruolo importante nella regione. Ho precisato equilibrio, perchè quello che conta è fare squadra, ma su questo punto non credo vi siano divergenze, siamo veneti e siamo di destra.

  3. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Gennaio 29, 2020

    C’è da dire che negli ultimi anni Verona ha sofferto di una carenza di rappresentanza sia regionale che nazionale. La parte del leone l’han fatta Padova e Treviso. Galan, per esempio,forte dell’avvallo di Berlusconi s’è allargato decisamente troppo. E questo a scapito di Verona. Come non ricordare la sua invadenza, con i suoi vassalli veronesi sempre pronti ad annuire, nel 2002 aveva portato a imporre come candidato sindaco per il centrodestra un suo amico, che poi ha perso regalando Verona alla sinistra per 5 anni? Verona deve trovare dei rappresentanti che all’occorrenza siano capaci di battere i pugni per difendere gli interessi di Verona!

    • Antonio pantano
      Antonio pantano Gennaio 29, 2020

      Diffido di molti destronzi, di area demoncristiana. Il MARIOTTI non è di quelli!

  4. Antonio Crovetti
    Antonio Crovetti Gennaio 29, 2020

    Ottima analisi, sono convinto che dovremo guardare attentamente i nomi che ci verranno proposti dai partiti, ed essere impietosi. No agli amici degli amici. Pena l’emarginazione.

  5. Giorgio Sartori
    Giorgio Sartori Gennaio 29, 2020

    È giunto il tempo.

  6. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Febbraio 1, 2020

    MI e vi chiedo: è mai possibile che i rappresentanti politici veronesi che sono stati eletti assistano immobili al declino di Verona? Dovevamo diventare il “polo finanziario” del Nord-est, ma abbiamo perso sia la Cassa di Risparmio che la Banca Popolare. Rimane la Cattolica assicurazioni, ma da sola non fa un “Polo”. Siamo punto nevralgico del crocevia Nord-Sud-Est-Ovest, ma hanno svenduto le nostre quote dell’A4 e nell’A22 non contiamo un cazzo.Così, tanto per gradire, ci hanno tolto anche il Compartimento Ferroviario. I Comandi militari, l’Ospedale Militare, il Tribunale Militare sono finiti a Padova. L’Aeroporto, infrastruttura vitale per la nostra economia è stato dato in mano alla concorrenza veneziana che lo sta lentamente asfissiando con la complicità di alcuni veronesi. Il tutto senza che chi è stato eletto a rappresentare Verona abbia mosso un dito. Forse è il caso di cambiare registro. O no?

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